La Voce del Popolo – 291107 – Anche ad Arbe suicidio di 2 adolescenti

ARBE – Resta un mistero il motivo che ha spinto due quattordicenni di Arbe – A.P. e M.K. le loro iniziali – alunne dell’VIIId della scuola elementare “Ivan Rabljanin”, a togliersi la vita, martedì sera verso le 21, saltando dal campanile di San Giovanni Evangelista, nel centro storico del capoluogo isolano. Gli abitanti di Arbe sono rimasti sconvolti da questa notizia, ma specialmente i familiari e i compagni di classe delle due ragazze, che erano sempre allegre e non erano mai in conflitto con nessuno, come dichiarato dalla direttrice della scuola, Marija Barić.

Una morte annunciata?

Si è trattato, però, di una morte annunciata. Secondo voci ufficiose, le due 14.enni avevano detto nei giorni precedenti la tragedia che si sarebbero lanciate da uno dei quattro campanili di Arbe, ma nessuno avrebbe dato troppo peso alle parole di due adolescenti. Fatto sta che martedì pomeriggio non si erano presentate a scuola, ma nessuno aveva dato rilievo alla loro assenza, pensando certamente che erano malate. La sera, però, quando non erano rientrate a casa all’ora consueta, i familiari delle ragazze avevano fatto scattare l’allarme e hanno cominciato a cercarle per la città. Erano state avvistate nel centro commerciale “Mali Palit”, ma poi di loro si era persa ogni traccia. Sembra che a trovarle sia stato il fratello di una di loro, ai piedi del campanile vicino alle rovine dell’antica basilica di San Giovanni Evangelista. Le urla del ragazzo sono state udite da alcuni abitanti della zona, che hanno chiamato subito polizia e Pronto Soccorso, giunti sul posto in un paio di minuti. Per le due 14.enni, però, era già troppo tardi. Giacevano prive di vita sul sagrato.
Sul luogo della tragedia è giunto anche il giudice istruttore di turno del Tribunale regionale di Fiume, il quale ha ordinato il trasferimento delle salme all’Istituto di medicina legale di Fiume.

Ondata di suicidi tra la popolazione giovanile

In Croazia, negli ultimi sei mesi sono stati registrati nove suicidi compiuti da adolescenti. Un amore finito male, troppe insufficienze a scuola oppure uno scontro con l’auto del padre sono stati i motivi principali dell’estremo gesto di questi ragazzi, che hanno deciso di suicidarsi mentre si apprestavano appena ad aprire le porte della vita.
Alcuni mesi orsono, un 16.enne di Pago, alunno della terza classe della scuola media superiore, si era tolto la vita impiccandosi nella propria abitazione. Non aveva lasciato nessuna lettera d’addio e il motivo del suicidio è rimasto un mistero. Un caso analogo era avvenuto nel paese di Sibinj, presso Slavonski Brod, dove un 15.enne si era impiccato senza un apparente motivo. Successivamente era stata avanzata l’ipotesi del suicidio per amore. Nemmeno lui aveva lasciato una lettera d’addio. Nell’aprile scorso, un 18.enne di Bjelovar aveva scelto lo stesso modo per uccidersi. Il gesto disperato era stato provocato da tre insufficienze, che lo avrebbero costretto a ripetere la classe. Un ragazzo di 16 anni, residente a Jarmina, presso Vinkovci, e un altro di 15 anni, di Slavonski Brod, si sono suicidati per lo stesso motivo, ossia per aver danneggiato l’automobile, rispettivamente della sorella e del padre. Il 16.enne si è sparato in bocca un colpo di fucile mentre il 15.enne si è impiccato alla cintura dei pantaloni. Prima di farlo ha inviato un messaggino al padre.
Il giorno prima della tragedia di Arbe, la 18.enne Natali Ferlin, dopo una lite con l’ex ragazzo si era tolta la vita saltando dal ponte Vršić, che sovrasta la Foiba di Pisino, sfracellandosi dopo un volo di 60 metri nel torrente Foiba. Prima di compiere l’estremo gesto, lo aveva chiamato al telefonino, annunciandogli la propria fine.
Spesso il suicidio si nasconde dietro una facciata di “normalità”, dietro la quale invece si celano sofferenza e disperazione invisibili agli altri, agli occhi dei familiari, degli amici più cari, dei compagni di classe e degli insegnanti. Sia la famiglia che la scuola potrebbero ricoprire un ruolo importante nella prevenzione di tali comportamenti estremi, ma è proprio quell’apparente “normalità” a non lasciar presagire la tragedia.

Ivo Vidotto