La Voce del Popolo – 26.05.08 – Visignano, un ritorno di ricordi e speranza

Il giro per il paese, la sosta e il raccoglimento al cimitero, dove, nell'aspetto pur liso e consunto, le pietre tombali hanno parlato con un linguaggio che tutti hanno potuto comprendere: il linguaggio dei ricordi, dell'infanzia, della nostalgia di un passato che non torna. A questo si è affiancato un altro linguaggio, segnato sì ancora dai ricordi dei vivi ma anche dal loro essere tornati, dall'esprimere una presenza e un radicamento nel tempo d'oggi, con occhio attento a quello che porterà il domani. Pur nella sua ovvia incompletezza, forse si potrebbe definire così la visita fatta domenica a Visignano da una folta comitiva di coloro che, qui nati, ora vivono altrove. Sono perciò venuti da più vicino e da più lontano, da Trieste come da Torino o da S. Margherita Ligure, per una rivisitazione breve quanto intensa, segnata per giunta dall'assenza di qualcuno che prima era presente ad ogni occasione. E di certo non è stata un'assenza dettata da trascuratezza o incuria, né dai timori derivati da una giornata che, anziché di giugno, sembrava di marzo, ma da ben più seri motivi.
Momento centrale è stata la messa, concelebrata nella bella chiesa dal parroco don Ivica Butković e dal cancelliere della diocesi don Ilija Jakovljević. Al rito è intervenuto anche il sindaco Mattich, che ha salutato dal pulpito i presenti. Appropriate le letture, dal Libro dell'esodo, come le espressioni del concelebrante che, invocando "il segno della pace che affratella", ha invitato i presenti a pregare "per questa parrocchia e per tutto il mondo".
Un significativo contributo alla suggestione del rito è venuto dal coro Arpa della CI "Dott. Silvio Fortuna" che ha eseguito fra l'altro "Nome dolcissimo", "Amici miei" e ben noto coro del "Nabucco". Molto apprezzati anche i brevi recitativi di due bambini, Ivana Kovačić e Matteo Poletti.
Poi la breve sosta con lo scambio d'impressioni dinanzi alla chiesa, che sfoggiava la facciata ridipinta a nuovo, e quindi partenza per Kukac dove li attendeva il pranzo, ricchi di nuovi ricordi e fidenti in nuovi ritorni.
Tracciando il bilancio della giornata, il dott. Angelo Turrin, presidente fin dai primi Anni Novanta della Comunità degli Italiani in esilio di Visignano d’Istria, ha detto: "Per noi è stata una giornata tanto bella quanto importante. Questa, direi, è una valutazione condivisa appieno dai partecipanti. Particolarmente gratificante è stata la funzione religiosa, officiata in italiano. I nostri raduni, che una volta si svolgevano in vari posti, da Firenze a Roma, a Padova e al lago di Garda, ora si sono convogliati su questa visita annuale al nostro paese d'origine, alla visita al cimitero e alla chiesa ed al pranzo finale. Sul trasferimento hanno pesato anche ragioni d'età e opportunità. Dato che la maggioranza dei visignanesi vive a Trieste o nelle vicinanze, la partecipazione, data la minor distanza, risulta più agevole.
Uno dei punti di riferimento fissi è stato il momento di raccoglimento al cimitero dove riposano le salme di generazioni di nostri concittadini. Da quattro anni a questa parte esso contiene anche una lapide a ricordo dei visignanesi che, a causa delle traversie che hanno segnato il secolo scorso, sono sepolti lontano dal luogo che li vide nascere. Una lapide in italiano, forse l'unica del suo genere in tutta l'Istria.
Queste rivisitazioni, seppur indubbie fonti di ricordi tristi per chi, come noi, si è dovuto separare dalla terra d'origine, costituiscono nel contempo la riaffermazione di una presenza e la conferma dell'attaccamento ad essa e vorrebbero essere uno stimolo e un suggerimento per gli italiani a perseverare nella loro opera, nella loro cultura, nel divenire. Non c'è dubbio che il rimpianto e il dolore permangono, tuttavia il passare degli anni induce inevitabilmente a considerazioni che guardano alle cose da una visuale più articolata".
Il sindaco Angelo Mattich ha detto: "Sono molto felice per questa giornata. Si tratta di un incontro che si rinnova ogni anno, per cui tanto più mi dispiace che non sia avvenuto anche l’anno scorso perché non sono stato informato in tempo della visita dei 'miei' visignanesi, e dico miei con tutto il cuore. La vita comunque va avanti e io sarei ben felice di istituire nuovi contatti con tutte le famiglie che sono andate via e con i loro discendenti, anche per poter trovare il modo di sviluppare una nuova Visignano, nella direzione in cui forse vorrebbero vederla anche i miei compaesani che l’hanno lasciata nel passato. Io mi sforzo al massimo per farne un centro moderno, adeguato ai tempi, ma che non dimentichi le nostre radici, le radici del nostro passato. Non vorrei che essa divenisse un dormitorio per i turisti di Parenzo, per cui, con la mia amministrazione, mi adopererò perché rimanga un centro che mantenga la propria autoctonia, che non sia devastata da tante nuove costruzioni, tanti appartamenti. Vorrei rinnovare anche la sua agricoltura, vorrei che venissero riusate a tal fine le terre che al giorno d’oggi sono ancora incolte. Ai nostri programmi per lo sviluppo dell’agricoltura si affianca il progetto di una zona che potremmo definire industriale, e anche un progetto per il turismo, un campo da golf che si dovrebbe estendere su 125 ettari. La questione dei terreni è stata già risolta, la posizione è ottima, con vista sul mare e ben servita dalle comunicazioni stradali. Penso che questi tre elementi di sviluppo ci daranno in ultima analisi una nuova Visignano, che però, ripeto, deve conservare in pieno la sua autoctonia. Invito pertanto tutti i compaesani che per vari motivi ci hanno lasciato a farmi visita. Le porte del municipio sono assolutamente aperte a nuovi contatti, anche per cercare di correggere quegli errori del passato che sono ancora correggibili.
Aggiungo che stimo tutti i miei compaesani e specificamente i rimasti di nazionalità italiana. Si tratta di una comunità veramente importante per la vita del centro. Come comune, abbiamo riservato una particella edificabile di 770 metri quadrati per la nuova sede della Comunità degli Italiani 'Dott. Silvio Fortuna' la cui costruzione, spero, sarà completata entro i prossimi due anni. Da parte mia, aiuterò al massimo. Abbiamo rapporti molto corretti, ci stimiamo e ci aiutiamo a vicenda, perché comune è l‘attaccamento ai valori della nostra nostra cultura e alla nostra storia, così come comune è la volontà di sviluppare Visignano".

Mario Simonovich