La Voce del Popolo – 190407 – Fiorello la Guardia, una, due, tre targhe

Una targa, due targhe, tre targhe…

A New York, metropoli in cui convivono centinaia di etnie diverse, c'è un nome italiano che non può passare inosservato alle decine di migliaia di viaggiatori che ogni giorno si affrettano a salire e a scendere dagli aerei che collegano uno dei tre aeroporti della Grande Mela americana al resto del mondo: quello di Fiorello La Guardia. Quale miglior simbolo per le diverse etnie che ogni giorno si incrociano nel grande scalo newyorchese, di un figlio di emigranti che fece della battaglia combattuta in prima persona in favore dei nuovi arrivati negli Stati Uniti un vessillo della sua vita politica e non solo? Un americano di origini italiane che ha conquistato un posto incdelebile nella memoria e nel cuore di una delle più grandi città del mondo. Suo padre, Achille la Guardia, era originario di Foggia. La madre Irene Coen, come sta scritto nel certificato di matrimonio dei suoi genitori, era ebrea e triestina. I momenti salienti della vita di Fiorello La Guardia sono stati riassunti anche in un cortometraggio che porta la firma di Daniele Davide. A Manhattan gli hanno fatto anche una simpaticissima statua. All’ex sindaco di New York anche Fiume ha voluto giustamente render merito. La città in cui La Guardia fu console degli Stati Uniti d’America, tra il 1904 al 1906, ai tempi del Regno di Ungheria, aveva dedicato a suo tempo – già negli anni dell’ex Jugoslavia – una via del centro. Nell’anno in cui, il 20 settembre prossimo, ricorre il sessantesimo anniversario della morte di Fiorello Enrico La Guardia, le autorità municipali del capoluogo quarnerino hanno deciso di rispolverare quel piccolo insolito e curioso tassello di storia cittadina. E giustamente – anche a scopo promozionale turistico, proprio come Pola sta facendo con James Joyce, Duino con Rainer Maria Rilke, Pisino con Giulio Verne – ha fatto inaugurare giorni fa sulla facciata dell’edificio del Corso in cui La Guardia fece per due anni il console statunitense a Fiume, una targa. Anzi due. Una è in croato, l’altra è in inglese. Peccato proprio che non si sia pensato di farne una in più, anche in italiano. Se non per noi italiani autoctoni almeno per agevolare un tantino le cose ai sempre più numerosi turisti del Bel Paese che vengono a farci visita sempre più numerosi (tanti anche da Foggia, città che proprio puntando sulle radici dei La Guardia sta portando avanti un discorso di gemellaggio con New York) e perché le origini di Fiorello La Guardia erano proprio quelle. O si sarebbe corso il rischio di creare un precedente di trilinguismo?

Roberto Palisca