La Voce del Popolo – 190407 – Traù in esposizione a Fiume

FIUME – Nel decennale dell'inserimento della città di Traù tra i patrimoni dell'umanità a livello mondiale, l'Archivio di Stato del capoluogo quarnerino, in collaborazione con il Museo Civico della città dalmata, ospita la mostra “Stemmi e alberi genealogici delle città di Traù”. L'inaugurazione dell'esposizione ha visto presente, oltre che un numeroso pubblico anche il sindaco di Abbazia Amir Muzur e la sua ospite, il sindaco di Karlovy Vary, la signora Veronika Vlkovà e il vicesindaco di Traù, Emil Kursan il quale ha avuto l'onore di aprire la storica mostra. Dopo i saluti iniziali da parte del padrone di casa, il direttore dell'Archivio, Goran Crnković, ad illustrare la mostra sono state la direttrice del Museo di Traù, Fani Celio Cega, lei stessa appartenente ad una delle famiglie nobiliari traurine e l'autrice della mostra, Danka Radić.

Luogo in cui pascolano le capre

La storia della città di Traù e delle sue genti, come riferito dalla direttrice del museo, si ricollega all'avanzata greca nel III secolo a.C. e al suo insediamento, molto probabilmente sul luogo di un abitato illirico precedentemente esistito, dove fondarono la loro colonia “Tragurion” (posto dove pascolano le capre) denominandola cosi perché ivi vi trovarono un gran numero di capre appartenenti alle greggi dei pastori illiri (fu dondata dai greci della stirpe ellenica dei Dori di Siracusa). Grazie alla sua posizione strategica, l'insediamento, divenne ben presto uno stanziamento ben fortificato con magazzini e cantieri per la riparazione e la costruzione di navi. Dopo la caduta di Issa, Traù diventa possedimento dell'Impero Romano e la cittadina si espande sulla piana circostante. Il Comune medievale che si formò in seguito distrusse completamente l'originaria struttura urbanistica greca e romana. Costretto dalla mancanza di spazio, date le nuove condizioni in cui venne a trovarsi, il Comune costruì un nuovo insediamento. Durante l'XI secolo, quando le città europee conquistarono la libertà e l'indipendenza dai signori feudali, dai conti e dal clero, anche nella cittadina dalmata fecero la comparsa i primi stemmi comunali e familiari, questi corredati dagli alberi genealogici che ne confermavano l'appartenenza ad un ceto nobiliare.

«Catalogati circa 400 esemplari»

Collegandosi a quanto esposto, l'autrice della mostra “Stemmi e alberi genealogici delle città di Traù”, Danka Radić, ha illustrato l'esposizione come un piccolo segmento della ricchezza storica e patrimoniale che contraddistingue Traù nel quale sono stati catalogati fino ad ora circa quattrocento stemmi noti e ignoti di stirpi nobiliari di prelati e conti veneziani. La mostra comprende tutta una serie di riproduzioni dei stemmi delle maggiori famiglie traurine tra le quali si possono leggere i nomi dei vari Celio Lodi, Celio Doroteo, Palatini, Statalio, Vallentini come anche dei conti Fondra e Debribir, ammirare gli alberi genealogici delle famiglie Adreis, Nutrizio, Cippico e Garagnin, mentre nelle teche sono esposti vari sigilli della famiglia Bufalis e della città di Traù e i diplomi di nobiltà, conservati presso il Museo civico di Traù o nelle collezioni private, prevalentemente in mano agli eredi delle famiglie citate.

Legami con le radici romaniche

Lo stemma, a quel tempo, non era solo un simbolo di appartenenza statale o di proprietà famigliare ma diventava un elemento ornamentale da esporre sui capitelli, colonne, bifore, trifore e facciate delle dimore patrizie. La mostra in questione comprende anche una serie di fotografie con i stemmi in bassorilievo, opera di famosi maestri come Giovanni Dalmata, Niccolò di Giovanni Firentino o usciti dalle botteghe di Andrea Alessi e Giorgio Dalmata.
La caratteristica che contraddistingue gli stemmi traurini sta nel loro contenuto dove sono visibili i legami delle famiglie alle loro radici romaniche. Anche se con la dominazione veneziana moltissimi bassorilievi esposti sono stati distrutti, i traurini hanno gelosamente conservato molti stemmi illustrati e alberi genealogici dove è rappresentato il capostipite e le ramificazioni in un numero infinito di rami minori.

Gli studi di Geronimo Bufalis

L'esponente maggiore nel campo dell'araldica era sicuramente il nobiluomo, notaio, nonché araldista di professione Geronimo Bufalis che visse nella seconda metà del XVIII secolo. A lui si deve un prezioso esemplare di manoscritto sulla genealogia della sua famiglia del 1763 e l'opera, in forma manoscritta “Le armi di Traù” del 1776 dove vengono riportati i dati di 65 stemmi dipinti, completati dalle biografie delle famiglie in questione. La mostra, inoltre comprende, una collezione di stemmi realizzati per i dignitari ecclesiastici dove vengono raffigurati, in linea di massima, i simboli della loro dignità.
“Con questa mostra, fondata su ricerche e dati preesistenti si è voluto richiamare l'attenzione di un pubblico vasto sulla ricca tradizione araldica, culturale e storica della millenaria città di Traù” ha concluso l'autrice Danka Radić.
L'esposizione, organizzata e patrocinata dal Ministero della Cultura della Repubblica di Croazia, della Regione di Spalato e della Dalmazia, dalla Municipalità di Traù, rimane in visione fino al 30 aprile presso l'Archivio storico di Fiume.

Viviana Car