Dopo Lubiana, Codarin scrive a Napolitano

“Nell’insieme delle civiltà che hanno animato le terre dell’Adriatico, costituisce una voce essenziale quella degli italiani dell’Istria, Fiume e della Dalmazia, fondamentale nel delineare il paesaggio umano e civile di queste contrade”. A sottolinearlo è Renzo Codarin, presidente della Federazione delle Associazioni degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati, in una lettera inviata al presidente Giorgio Napolitano a conclusione della sua visita a Lubiana durante la quale ha voluto ribadire la responsabilità degli Stati nei confronti delle rivendicazioni degli Esuli.
Nella stessa Codarin ha inteso ringraziare il Presidente per “l’attenzione che ha sempre dedicato al tema dell’Esodo, al dramma che ciò ha significato per centinaia di migliaia di italiani della costa orientale dell’Adriatico. Lo ha fatto il 10 Febbraio 2007 con il suo discorso al Quirinale”.
Due cose, ha voluto ribadire Codarin nella sua lettera. Il fatto che gli Esuli hanno sempre “voluto operare con compostezza per conservare la memoria della nostra antica civiltà e per portare il nostro contributo alla vita della Repubblica nelle città dove l’esodo ci aveva portati. Non siamo estremisti   – sottolinea – perché affondiamo le nostre radici nelle tradizioni liberali, cattoliche, repubblicane, socialiste, in tradizioni popolari che hanno sempre valorizzato la dignità del lavoro, l’impegno civile, il rigore morale. Lo diciamo perché troppo spesso si è raffigurata la nostra gente – anche per responsabilità di qualche isolato esponente del mondo degli esuli –  come se fosse caratterizzata da scomposti atteggiamenti e da grossolani linguaggi. Abbiamo conservato, invece, il senso della misura anche di fronte alle più profonde ingiustizie e ad incredibili indifferenze”.
La seconda riflessione riguarda la storia e il futuro. “Da secoli – scrive Codarin – noi abbiamo dato un contributo grande – non l’unico, ma certamente significativo – a questo Arcipelago Adriatico che oggi può tornare a essere luogo di unità e non più di divisioni e di fratture. Noi, con la nostra storia e la nostra cultura, intendiamo essere parte attiva di questi processi di valorizzazione dell’Adriatico, dico culturalmente e civilmente, non solo economicamente. Quando noi poniamo all’attenzione delle Istituzioni, nostre e dei Paesi vicini, il tema dei “beni abbandonati” o delle vecchie situazioni di ingiustizia non ancora sanate, lo facciamo in questo spirito, perché siamo convinti che senza la presenza degli Istriani, Fiumani e Dalmati di lingua e cultura italiana – sia esuli che rimasti -, questa parte d’Europa risulterebbe monca ed impoverita, meno forte nell’affrontare le opportunità che le nuove condizioni offrono”.
In un comunicato diramato lunedì, a colloqui appena conclusi, all’annuncio di Napolitano di aver invitato il presidente sloveno a fare visita in Italia e a prendere in considerazione un'agenda di contatti frequenti fra presidenti e ministri dei due Paesi, a dimostrazione concreta dello spirito che anima i rapporti bilaterali, Codarin ha commentato “E’ quanto auspichiamo anche noi perché solo il dialogo e la definizione dei veri problemi possono aiutarci a concludere un processo durato per troppi decenni che ci ha stancati ed amareggiati. Da europeista convinto, spero che si trovi finalmente una soluzione per noi che chiuda, con la cancellazione dei confini, la lunga coda della seconda guerra mondiale”.