Accordo Italia-Libia: soldi per Gheddafi, niente per i profughi (Aise 01 set)

ROMA\ aise\ – "Avrà Berlusconi, di ritorno da Bengasi, un sussulto di dignità, di umanità e di rispetto riuscendo a dare una risposta personale ai ventimila cittadini italiani che fino ad ora hanno invano reclamato un idoneo stanziamento da parte del loro Governo a chiusura del contenzioso per i beni confiscati da Gheddafi in violazione di un accordo internazionale?"
Hanno chiesto "increduli e sdegnati" i superstiti e gli eredi della ex collettività italiana di Tripoli ai rappresentanti dell'Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia all’indomani dell’accordo siglato venerdì dal presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, e dal Colonnello Muammar Gheddafi.

In base a tale intesa, definita Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra l'Italia e la Libia, l'Italia pagherà nei prossimi 20 anni 5 miliardi di dollari di risarcimenti alla Libia per il passato coloniale.
L'accordo prevede uno stanziamento da destinare a progetti infrastrutturali in Libia. In particolare è stata definita la realizzazione di un'autostrada costiera che attraverserà la Libia dal confine con l'Egitto a quello con la Tunisia.
L'Italia si è impegnata anche a costruire 200 abitazioni, a mettere a disposizione borse di studio per giovani libici che vogliano studiare in Italia e a versare pensioni ai mutilati dalle mine piazzate dagli italiani in epoca coloniale.
Il trattato garantirà inoltre la possibilità di realizzare investimenti in modo da creare un ampio partenariato economico e industriale. L’accordo bilaterale prevede, infine, un rafforzamento della collaborazione in materia scientifica, culturale, energetica, nella lotta al terrorismo, alla criminalità ed alle organizzazioni che sfruttano l’immigrazione clandestina, nel settore della difesa, in quello del disarmo e della cooperazione parlamentare tra enti locali.

Sebbene, secondo quanto dichiarato da Silvio Berlusconi al suo arrivo in Libia, l'intesa intenda "mettere fine a 40 anni di incomprensioni" con il "riconoscimento completo e morale dei danni inflitti alla Libia dall'Italia durante l'epoca coloniale", non è d’accordo Giovanna Ortu, presidente dell’AIRL, che da trentotto anni si batte per ottenere quella legge definitiva sempre negata "per mancanza di fondi".

"Berlusconi ci ha dimostrato che, quando si vuole o, meglio, quando si è costretti, tutto è possibile, anche far saltare fuori dalle poste di un bilancio critico come il nostro cifre enormi", ha commentato la Ortu, "ma bisogna trovare in contemporanea il coraggio di dare riscontro a chi ha pagato, per conto del Governo italiano, il più pesante degli acconti ed è in credito da quasi quarant'anni", ha aggiunto, ricordando che il valore dei beni confiscati agli italiani nel 1970 è pari oggi a 3 milairdi di euro.

"Questo cinismo da parte di tutti gli esponenti di centro-destra, dopo le tante lusinghe e promesse durante i lunghi anni in cui erano all'opposizione, non ce lo saremmo mai aspettato", ha affermato con amarezza la presidente dell’Associazione.

"E pensare che il ministro degli Esteri, attraverso l'ambasciatore italiano a Tripoli, ha addirittura osato chiedere all'Associazione, che sopravvive faticosamente con le quote annuali di 35 euro versate dagli associati, di assumersi l'onere della manutenzione (35.000 euro annuali) del Cimitero italiano di Tripoli lasciato per oltre trant'anni nel più totale degrado e faticosamente restaurato su iniziativa dell'AIRL.

"Del resto", ha sottolineato ancora Giovanna Ortu, "di offese ne abbiamo ricevute anche altre: molti dei nostri lavoratori sono morti senza la pensione poichè erano state confiscate anche quelle, mentre, come abbiamo letto sul Sole 24 Ore, l'Italia sarebbe ora costretta ad indennizzare i discendenti dei libici che quasi un secolo fa hanno militato nell'esercito italiano.
Giustizia", ha concluso, "dove sei?".
(aise)