09 set – Opere d’arte istriane: no ”trafugate” e no ”restituite”

Le opere d’arte istriane non furono «trafugate» e non vanno «restituite»

comunicato stampa della Federazione delle Associazioni degli Esuli Istriani Fiumani e Dalmati

Sorprende nuovamente la dichiarazione del ministro degli Esteri di Slovenia Rupel secondo il quale le opere d’arte istriane, già conservate in chiese e musei di un territorio allora italiano per diritto internazionale, vennero «trafugate» e dovrebbero pertanto venire restituite alla Repubblica slovena.

Si protrae un equivoco storico e morale, che vorrebbe l’Italia illegittima proprietaria e la Slovenia defraudata, quando – come ripetutamente ricordato da questa Federazione e dagli organi di informazione – le opere in oggetto vennero poste in salvo nel 1940 dalle autorità italiane competenti al fine di preservarle dagli eventi bellici, e trasferite a Roma in locali protetti di Palazzo Venezia in un contesto di piena legittimità operativa.

Nel 2002 il Ministero per i Beni e le Attività Culturali volle restituire al pubblico, dopo accurati restauri, i quadri e i manufatti, che vennero esposti a Roma in una grande mostra nella sede del Museo di Palazzo Venezia, curata dallo stesso Ministero, e successivamente, nel 2005, a Trieste nel Museo Revoltella, sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Artistici del Friuli Venezia Giulia, il Comune di Trieste e l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia.

Attualmente, le opere sono esposte al Civico Museo Sartorio di Trieste. Dunque, sono offerte alla libera fruizione dei visitatori.

La produzione artistica del Tre, Quattro e Cinquecento in Istria è frutto e testimonia il plurisecolare, fecondo tessuto di costanti relazioni tra la sponda orientale ed occidentale dell’Adriatico, auspice Venezia: l’Istria e la Dalmazia si inseriscono in quei secoli nel comune linguaggio artistico e figurativo dettato e diffuso dalla Serenissima.

Parlare ancora di «trafugamento» e di «restituzione» non ha alcun fondamento storico e giuridico. Le opere sono di inequivocabile pertinenza dello Stato italiano, nel cui territorio erano all’epoca collocate e che sottopose a conservazione cautelativa secondo le norme della legislazione italiana.

Alterare i termini di una questione non è prova di sincera volontà di collaborazione tra Paesi membri dell’Unione Europea. La Federazione delle Associazioni rimarca ancora una volta il principio dell’appartenenza all’Italia di quelle opere ed invita i Dicasteri competenti a ribadirlo con chiarezza.  

Trieste, 9 settembre 2008

Il Presidente Renzo Codarin