9 settembre: 64 anni fa la tragedia del ”San Marco” (Voce del Popolo 09 set)

SALVORE – L'alba di 64 anni fa, per molte cittadine istriane, fu la più triste e funesta di tutta la seconda guerra mondiale. In pochi minuti, appena dietro a Punta Salvore, si consumava una tragedia inutile. Quella del piroscafo di linea San Marco, che venne bombardato e mitragliato dagli angloamericani. Fu una vera e propria carneficina e uno degli eventi più tragici e crudeli avvenuti durante la guerra in quest'area. Perirono mitragliati e dilaniati dalle bombe e dai proiettili decine e decine di persone, tra cui molti bambini. Le vittime furono tante 154. Morirono intere famiglie che da Umago, Salvore e dai villaggi vicini andavano a Trieste.

La tragedia avvenne la mattina del 9 settembre del 1944, dopo che la “San Marco” salpò da Salvore. Il piroscafo, che aveva una stazza lorda di 276 tonnellate, una lunghezza di 50,81 metri e un motore e una caldaia che potevano sviluppare una velocità di 13,5 nodi, venne colpito dai caccia-bombardieri appena dietro a Punta Salvore. Con un incendio scoppiato a bordo e ancora sottoposto a mitragliamento il “San Marco” si tramutò in un attimo in una bara per tutti quei passeggeri.

Gli aerei delle forze alleate stando a certe fonti, attaccarono la nave in seguito a una "soffiata" dei partigiani agli angloamericani, stando alla quale sul piroscafo quel giorno si sarebbero imbarcati oltre ai civili anche dei soldati tedeschi. Quello che tuttavia non si è mai potuto perdonare agli aviatori che compirono quell’ordine fu il successivo mitragliamento del piroscafo e l’uccisione di almeno cento civili fra cui molti bambini, i cui corpi, molti dei quali dilaniati dalle pallottole, affondarono insieme alla nave e non vennero mai più ritrovati.

Oggi quella tragedia viene ricordata da una lapide che è stata posta un paio di anni fa sulla sinistra della strada che dalla città di Umago conduce a porto Salvore. Il San Marco, che era stato costruito nei cantieri di Monfalcone nel lontano 1910, manteneva la linea civile tra Pirano, Umago, Parenzo, Rovigno, Pola e l’arcipelago delle isole Brioni. Operava per conto della compagnia di navigazione "Istria-Trieste". Ancora oggi quando si ricorda quel triste evento, si parla di "affondamento inutile" e di "immane tragedia”. (fs)