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05 ott – Il saluto di Ravignani e Dipiazza al nuovo vescovo di Trieste

«Eccellenza Reverendissima, la Santa Chiesa Tergestina l’accoglie con fede e con gioia e a Lei si affida. E questo suo fratello, che l’ha amata e non cesserà mai di amarla e di pregare per essa e il suo vescovo e in comunione con Lei e secondo quanto vorrà disporre, continuerà a servirla, ora la consegna al suo abbraccio e al suo cuore di padre». Monsignor Eugenio Ravignani ha chiuso così il suo saluto al successore nel corso della cerimonia nella cattedrale di San Giusto, per un passaggio di consegne reso poi concreto dal simbolico affidamento del pastorale dalle sue mani a quelle di Giampaolo Crepaldi.

Ad accogliere il nuovo presule, ha ricordato Ravignani, «i presbiteri diocesani che con Lei si offrono al servizio del popolo di Dio», «i religiosi e le religiose e le persone a Dio consacrate, ben sapendo che è compito del vescovo portare a perfezione anche i loro carismi e promuoverne la spiritualità» e «i fedeli cristiani laici, che in Lei riconoscono colui che li confermerà nella fede».

A parlare, di fronte alla comunità religiosa, è stato anche il sindaco Roberto Dipiazza, rammentando che «quella che da oggi diventa la sua Diocesi è stata in primo luogo una terra di confine, dove le nostre genti hanno conosciuto la vergogna delle leggi razziali, l’orrore delle rappresaglie, l’ingiustizia dell’esodo e l’asprezza della diffidenza». «La seconda guerra mondiale ha visto stravolgere – ha continuato Dipiazza – quell’equilibrio e quella pacifica convivenza che rappresentavano anche un elemento di fierezza dell’essere triestini». «Trieste nel dopoguerra ha compiuto un percorso lungo e difficile verso la ricomposizione di quelle fratture che avevano distanziato la maggioranza italiana dalla componente etnica slovena. Una strada – le parole del sindaco – che in questi ultimi anni ci ha visti arrivare a una nuova stagione in cui il dialogo e il pieno riconoscimento dei diritti delle minoranze fanno intravedere un futuro di coesione partecipata allo sviluppo di quest’area». «Il valore e lo spessore della sua figura – ha affermato ancora Dipiazza – rappresentano per Trieste una possibilità di arricchimento morale che non potrà che renderci migliori nei confronti dei bisogni del prossimo».

(m.u. su Il Piccolo del 5 ottobre 2009)

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