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Zagabria: ”Lubiana non ci vuole nell’Ue” (Il Piccolo 19 ago)

È un autunno caldissimo quello che si preannuncia per i rapporti bilaterali tra Slovenia e Croazia. E la posta in palio è molto, ma molto grande: l’ingresso di Zagabria nell’Unione europea. Secondo fonti diplomatiche riportate dal quotidiano Jutranji List il premier sloveno Janez Janša starebbe preparando una vera e propria offensiva d’ottobre. Lubiana, infatti, sta predisponendo tutto quanto serve per spostare il contenzioso bilaterale sulla Ljubljanska Banka su un piano europeo. Risultato? Il veto all’adesione della Croazia all’Ue (data prevista il prossimo 1 luglio).

Ma non basta. La Slovenia vuole mettere sul piatto della bilancia anche la restituzione ai cittadini sloveni dei beni di loro proprietà confiscati in Croazia dal passato regime titino. Insomma, una sorta di beni abbandonati in salsa slovena. La vertenza, a volte la storia sa essere veramente beffarda, potrebbe aprire nuove porte alla storica questione relativa ai beni abbandonati dai profughi italiani. Zagabria finora non ha versato neppure un euro dei 35 milioni di dollari che dovrebbe restituire all’Italia quale erede degli obblighi provenienti dagli Accordi di Roma del 1981 tra Roma e l’allora Jugoslavia di Tito. E la Farnesina ha tutt’altro che abbassato la saracinesca sulla annosa vicenda.

La Slovenia poi, come unico membro dell’Unione europea proveniente dalla frantumazione della ex Jugoslavia, può vantare a oggi una grossa influenza circa le questioni che riguardano i Balcani occidentali, tra cui, per l’appunto, l’adesione della Croazia. In più può contare, in sede comunitaria, di alcuni forti alleati quali la Svezia, l’Olanda e la Gran Bretagna storicamente molto severi nel percorso intrapreso da Zagabria nel suo avvicinamento all’Ue.

Un banco di prova determinante per la Croazia sarà la relazione di controllo sul Paese ex jugoslavo chela Commissione europea riceverà a ottobre e relativo al percorso di standardizzazione di Zagabria alle normative comunitarie. In quell’occasione (da qui l’offensiva di ottobre) Lubiana chiederebbe lo stop alla Croazia sostenendo che, nel caso della Ljubljanska Banka, essa ha violato gli obblighi relativi al capitolo quarto del Trattato di adesione, anche se questa sezione non è sotto il controllo della Commissione.

Se la Slovenia dovesse riuscire a influenzare gli esiti dell’operazione di monitoraggio della Commissione la Croazia si verrebbe a trovare in acque decisamente burrascose, dove tenere la rotta per raggiungere la data del 1 luglio 2013 diverrebbe molto complicato. Per gli olandesi, infatti, la data del 1 luglio è puramente teorica mentre la Germania non fa segreto che l’adesione potrebbe slittare a fine 2013.

Come reagirà Zagabria? Secondo gli analisti la questione dovrebbe essere presa in mano dal premier Zoran Milutinovi„ il quale dovrebbe convincere il suo “collega” sloveno Janša che la Croazia non vuole minacciare gli interessi della Slovenia. Il premier croato dovrebbe poi nominare un emissario speciale che si occupi dei rapporti con Lubiana e dell’opera di lobbing presso gli altri Paesi europei. A questo proposito appaiono cruciali i due incontri che lo stesso Milanovi„ avrà il prossimo autunno con la cancelliera tedesca Anglea Merkel e il presidente francese Francois Hollande. Ottenere l’appoggio di Parigi e Berlino costituirebbe un salvacondotto non da poco da esibire sul tavolo europeo.

Ma a favore della Croazia potrebbe anche giocare la Commissione stessa la quale, sempre più alla ricerca di un nuovo ruolo politico e istituzionale all’interno di un’Europa fortemente in crisi di identità, non gradirebbe che la data del 1 luglio 2013 da lei stessa indicata venisse di fatto cancellata.

Mauro Manzin

“Il Piccolo” 19 agosto 2012

 

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