L’800 e il ritardo irredentista di Trieste (da “Il Piccolo” 28 marzo 2010)

 

È un Risorgimento sfasato, a corrente alternata, diverso e complesso quello vissuto a Trieste e nelle regioni dell’Adriatico nord orientale, frontiera che vide e visse la proclamazione dell’ Unità d’Italia da una distanza segnata non solo dai confini, ma da un groviglio di movimenti, enti, amministrazioni destinate e deflagrare in tempi successivi su un terreno che – sul piano storiografico – per certi versi può apparire a tutt’oggi franoso. Quando il 17 marzo 1861 il Parlamento proclama la nascita del Regno d’Italia, lungo tutto il litorale austriaco il mosaico delle forze in campo è percorso da un sussulto di tensioni che rappresentano solo l’inizio di un percorso conflittuale che porterà fino alla prima guerra mondiale. A complicare il quadro Trieste va considerata un’eccezione nell’eccezione, essendo la città, nel 1861, in ritardo rispetto al fiorire dell’irredentismo negli altri ”territori di insediamento italiano”, per usare una formula neutra cara agli storici. L’irredentismo adriatico inizia proprio là dove finisce il Risorgimento italiano, e non è necessariamente figlio di questo.

Istria, Fiume e Dalmazia entrano a far parte per la prima volta dello Stato nazionale italiano in età contemporanea nel 1805 quando Napoleone le annette al Regno d’Italia. Successivamente, dovendo la Francia amministrare altre regioni contermini di lingua slava e tedesca sottratte all’Impero asburgico, vengono istituite nel 1810 le Province Illiriche, di cui fanno parte Trieste, Gorizia, l’Istria, Fiume e la Dalmazia, con quattro lingue ufficiali nei diversi dipartimenti: italiano, tedesco, sloveno e croato.

È una stagione breve, circa un decennio. Poi, con la Restaurazione, la diffusione delle idee liberali fa da prologo alle ripercussioni che si avranno più tardi, con le rivoluzioni europee della primavera del 1848. Nelle città delle province adriatiche dell’Impero austriaco cominciano moti liberali per chiedere – fra l’altro – all’imperatore Francesco Giuseppe la Costituzione e il mantenimento dell’autonomia delle tre entità: la Provincia del Litorale (Trieste, Istria e Isontino), il Regno di Dalmazia e il ”Corpus Separatum” di Fiume. Motore primo del movimento sono i ceti intellettuali italiani allora al governo delle amministrazioni locali. Il movimento mantiene un profilo prevalentemente legittimista verso Vienna, ottenendo acquiescenza e indulgenza dalle autorità imperiali. Ed è allora che molti istriani e dalmati partono volontari per la prima Guerra d’Indipendenza, a difesa della Repubblica di Venezia e della Repubblica romana e nelle file dell’esercito piemontese.

Dopo l’esperienza del 1848-1849 il controllo del governo austriaco sulle province adriatiche si fa più serrato, con l’organizzazione di una rete di informatori che tiene sotto sorveglianza migliaia di persone sospettate di appartenere al cosiddetto “partito italiano”, sia tra i ceti sociali più elevati (armatori, industriali, professionisti) sia tra quelli popolari e piccolo-borghesi (artigiani, marittimi, impiegati). A Trieste particolari misure vengono adottate nei confronti dei vertici del Lloyd Austriaco e delle Assicurazioni Generali, sospettati di collusione con il governo di Torino e di finanziamento clandestino nella raccolta di fondi per i volontari.

Nel 1861, la proclamazione del Regno d’Italia viene salutata con manifestazioni di entusiasmo in molte città del litorale austriaco. Diversi triestini, dalmati e istriani hanno militato nelle formazioni garibaldine e nell’esercito italiano. Ma per sentire la parola ”irredentismo” bisognerà aspettare il 1866, quando, per la prioma volta, il patriota napoletano Matteo Renato Imbriani parlerà di ”terre irredente”.

In definitiva Trieste ”conobbe qualche effervescenza irredentista sino a quando fu attivo il movimento risorgimentale vero e proprio, ma di scarso peso nell’insieme della vita poltica locale” (Apih). Solo dopo il 1880 inizia a consolidarsi un nuovo gruppo dirigente liberale nazionale, massonico e antislavo, che avvia la fase postrisorgimentale dell’irredentismo, quella che appunto porterà fino alla prima guerra mondiale.

Pietro Spirito

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