”Sapienza” Roma: no a memoria lottizzata (Difesa Adriatica lug 08)

In margine agli episodi avvenuti alla “Sapienza”di Roma

Nessuna “memoria lottizzata”, nessuna appropriazione indebita del Ricordo

Clima da anni Settanta all’Università “la Sapienza” di Roma, rievocato da fazioni di estrema sinistra ed estrema destra che nulla hanno a che vedere con lo studio e la ricerca ma soltanto con il vuoto delle menti e l’incapacità conclamata di confrontarsi con l’evolvere della storia e dei tempi. Una sgradevole e penosa riedizione degli «opposti estremismi» che per lunghi anni hanno minato l’istituzione universitaria nel suo complesso e l’intera società italiana, riproposta nelle scorse settimane a partire da una conferenza sulle Foibe, ospitata il 13 maggio dalla Facoltà di Lettere su autorizzazione del Preside, prof. Guido Pescosolido, di due noti esponenti del negazionismo, e dalla proibizione – pochi giorni dopo – di un’altra conferenza promossa invece da un fronte notoriamente di estrema destra.
Gli studenti delle sigle della sinistra universitaria, per protesta contro il seminario «fascista», avevano occupato la presidenza di Lettere ed ottenuto dal vicerettore, prof. Luigi Frati, l’annullamento dell’iniziativa programmata. Decisione che non impediva gli scontri avvenuti il 27 maggio poco fuori dall’Università tra studenti dei «collettivi» universitari ed un gruppo di Forza Nuova, che hanno messo in scena un logoro copione di intolleranza e di violenza che si pensava finito fuori repertorio.

Intimidita evidentemente dai gruppuscoli dei «collettivi», che pur costituiti da una minoranza facinorosa esercitano un nefasto monopolio sull’esercizio della libertà di espressione e sulla gestione stessa degli spazi concessi dalla Facoltà, dopo aver consentito lo svolgimento, peraltro passato sotto totale silenzio, del primo “seminario”, Lettere ha revocato il permesso concesso a “Forza Nuova”. «Non autorizzo tutto – ha detto il preside Pescosolido – ma solo le iniziative che possono rientrare nei fini istituzionali di questa facoltà. Fuori da queste mura, come cittadino e come liberaldemocratico, ritengo sia un gravissimo errore non ascoltare gli estremisti di sinistra, di destra, o di centro».
Ma, ha proseguito, «da preside ho da pormi dei paletti, che non si riferiscono alle ideologie ma alle finalità di una manifestazione. Vieterei un incontro politico tanto a Forza Nuova così come al presidente del Consiglio».
All’obiezione di aver concesso in un primo tempo la sala per l’incontro di Forza Nuova, il docente ha dichiarato di non sapere chi fosse il suo leader, Roberto Fiore, che figurava nella richiesta quale relatore.
Ma la violenza andata in scena non si è esaurita qui. A fine maggio il preside di Lettere è rimasto “assediato” nel suo ufficio da un gruppo di studenti (ma saranno poi studenti?), che chiedevano le sue dimissioni e hanno preso a calci e pugni la sua porta chiusa a chiave.

Questa la cronaca dei fatti. Tra i molti commenti suscitati da questi espisodi quello dello storico Giovanni Sabbatucci (su “la Stampa” del 31 maggio): «Erano molti anni che non accadeva qualcosa di simile. Circa sedici, direi. Gli ultimi episodi di questo genere che ricordo risalgono al ’92. Furono le contestazioni da parte dei collettivi della facoltà di
Lettere allo storico Renzo De Felice che parlava di razzismo e antisemitismo e quelle a Emanuele Paratore, anche lui preside della facoltà di Lettere, costretto a uscire da una finestra nel 1992 dagli studenti che protestavano per l’aumento delle tasse di iscrizione». Ma, al di là della asserita esiguità numerica degli affiliati ai cosiddetti «collettivi», rattrista dover rilevare che le vicende dei territori orientali siano ancora usate da una parte e dall’altra, abusivamente, come arma impropria, svilite da quanti – da un verso – negano la genesi e la natura dei tragici fatti, e da quanti– dall’altro verso – perpetuano l’equivalenza infondata e sommamente ingiusta dell’italiano profugo con il fascismo, dell’italianità autoctona della Venezia Giulia e della Dalmazia con il ventennio mussoliniano. Nessuno ha avuto da obiettare o ha preso le distanze sul “seminario” ispirato ai teoremi vetero-comunisti, che in nome della «libertà dei popoli» consentirono le deportazioni, le soppressioni e le intimidazioni indiscriminate, con preferenza per la popolazione civile e gli elementi italiani antifascisti, i più pericolosi per il progetto annessionistico jugoslavo. Che non fosse “politica”, anzi “ideologica” l’impostazione data a quel primo incontro, solo degli ignari possono crederlo: i testi prodotti dai “relatori” sono ispirati alle più patetiche ortodossia marxista e nostalgia della defunta Federativa.
La storia antica, complessa e ricca delle regioni orientali non può diventare il luogo estremo di legittimazione di due schieramenti smentiti dalla storia ed eliminati, democraticamente, dal Parlamento; non può venire rinchiusa, ancora, nell’armadio dei cimeli e degli orrori dei regimi totalitari che se la sono contesa e le hanno nociuto abbastanza; ed è da respingere fermamente, come questa Associazione ha fatto in precedenza e in quest’ultima occasione sempre con nettezza, l’appropriazione indebita della storia di quell’Adriatico orientale che non nasce con il fascismo e non muore con il comunismo. Quella storia di civiltà, di convivenza, di cultura, di umanità, non può essere ostaggio di visioni triturate dall’evoluzione delle coscienze e delle idee, quell’evoluzione che ha portato faticosamente l’Italia ad affermare, con il voto quasi unanime delle Camere, massima e preziosa espressione della democrazia liberale, il Ricordo quale valore morale e storico condiviso dalla Nazione, non una “memoria lottizzata” utile ai sopravvissuti degli «opposti estremismi» ampiamente, finalmente scaduti.

Patrizia C. Hansen