Rovigno e la sua fabbrica tabacchi

L’emozionante esposizione di Rosanna Turcinovich (giornalista, saggista e scrittrice), con uno stile espositivo semplice, con una narrazione dolce e pacata, ci presenta Rovigno rivissuta attraverso i suoi occhi di bambina. Alle sue impressioni infantili seguono le considerazioni dell’adulto, dell’istriana ferita dalle vicende tragiche che hanno coinvolto quelle terre, tesa a superare il dramma interno originato dall’allontanamento forzato dalle sue radici.

Quale bambina, la relatrice rivive la sua cittadina evocando il “largo orizzonte e il profumo di salsedine”. È l’immagine di un luogo vissuto con gli amici di un’infanzia felice, dei giochi con i coetanei in attesa che il cancello della Manifattura si apra e la raggiunga la madre per passare assieme quello che restava della giornata.

Madre, nonna, bisnonna, sorella, nipoti: tutti vissuti all’ombra della Manifattura, sotto i vari regimi che si sono succeduti; circostanza questa che autorizza la relatrice a parlare con competenza della fabbrica Tabacchi e della sua città natale, che dalla presenza della fabbrica ha tratto le sue caratteristiche peculiari.

Della Manifattura Rosanna parla, mettendone in evidenza l’importanza che ha avuto per lo sviluppo di una coscienza femminile, resa consapevole del proprio ruolo in seno ad una società rimasta patriarcale per il tradizionalismo dei maschi. Per contro, costoro davano sfogo alle pulsioni derivanti dalle novità portate dal Socialismo sbandierandone le idee, astenendosi peraltro dai toni accesi che un nascente nuovo movimento poteva indurre.

L’analisi di Rosanna è sempre pacata, raramente assume toni di disapprovazione. Lo fa solamente, quando ad esempio critica il turismo “mordi e fuggi” che insidia la sua città natale, un turismo becero, consumistico, irrispettoso della storia; o quando critica l’uso del cortile della nuova Manifattura per lo svolgimento di gare di “salsa”, offendendo quel gioiello architettonico, che descrive estasiata: “costruito sulla riva del mare, in vista dell’isola di Santa Caterina, in una meravigliosa posizione che guarda sia il mare, che i tetti sormontati dal campanile di Sant’Eufemia della città vecchia”.

Della vita della cittadina fornisce alcuni quadri, come quello del mercato serale visitato a tarda ora dalle tabacchine per esigenze di orario, o della gita fuori porta in occasione del 25 aprile (San Marco), o descrivendo l’eccitazione per il ballo organizzato per Carnevale al Teatro Gandusio.

L’esposizione di Rosanna termina, quasi necessariamente, con la cessazione dell’attività della Manifattura, il che comporta la chiusura di altri servizi, come quello della ferrovia e l’inutilità della stazione ferroviaria con l’ultimo treno usato dai parenti provenienti da Genova a Esodo già avvenuto.

A questo punto Rosanna si chiede, con un sospiro e con rammarico, cosa sia rimasto di quel mondo incantato evocato dalla sua Rovigno: rimane un dialetto-lingua ancora vivo e parlato, una propensione al canto che accompagna i rovignesi nelle loro peregrinazioni nel mondo, un accorato ricordo di quei tempi vissuti con semplice contentezza.

C’è una maniera per ricordare tutto questo, per riportarlo alla memoria e soprattutto al cuore?

La soluzione si trova ricercandolo in altri, anch’essi desiderosi di ricordare le vecchie tradizioni e le vecchie abitudini, un sentimento di comune appartenenza. Tale ricerca ha condotto Rosanna lontano per raggiungere e intervistare gli esuli d’oltremare, ma anche a guardare vicino, alle persone vicine, nelle quali poter ritrovare, in una rinnovata amicizia, la comunanza delle proprie radici.

Claudio Fragiacomo

Link al testo della conferenza:
https://docs.google.com/document/d/1WdzjJEX85E3GhOFG2Ey0QBUJO9Qkebmc/edit?usp=sharing&ouid=116593526755839783899&rtpof=true&sd=true

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