03.07.2026 – Nato a Pisino nel 1904, confinato a Graz con la famiglia durante la Prima guerra mondiale, sposato con la bibliotecaria triestina Laura Luzzatto che subirà le conseguenze delle leggi razziali fasciste e dell’occupazione nazista dopo l’8 settembre: il compositore Luigi Dallapiccola, di cui l’anno scorso ricorreva il cinquantenario della morte, ha attraversato tutte le tensioni e le crisi del Novecento.
Lavorando a Firenze, Dallapiccola e la moglie trovarono accoglienza nella villa di amici a Fiesole durante l’occupazione tedesca ed è in questo periodo che cominciò la stesura dell’opera “Il prigioniero”, ambientata all’epoca dell’inquisizione, ma ricca di riferimenti all’attualità, con particolare riguardo al problema delle persecuzioni. Il maestro Mario Ruffini, Presidente del Centro Studi Dallapiccola che ha sede proprio nel capoluogo toscano, ha recentemente portato in scena il dittico operistico composto da “Il prigioniero” appunto e “Il Sigillo”, nuova partitura di Maurizio Agostini, in prima esecuzione assoluta, nell’ambito del Piccolo Opera Festival che in questa sua IXX edizione in corso aveva come tema la libertà. Una produzione che ha inteso gettare un ponte fra le persecuzioni della Seconda guerra mondiale e la sensibilità contemporanea di un’umanità tuttora dolente, aggrappata alle parole “libertà”, “speranza” e “fratello”, che riecheggiano nelle partiture di entrambi i compositori.

La casa circondariale di Gorizia e la Risiera di San Sabba a Trieste sono stati gli emblematici e significativi scenari che hanno fatto da sfondo alle apprezzate rappresentazioni. Nel capoluogo isontino, in particolare, sono stati coinvolti anche alcuni detenuti, i quali si sono messi in gioco come parte del cast artistico, interpretando un breve testo in prosa, scritto dal regista Davide Garattini Raimondi, come “prologo” all’opera di Agostini.
Applauditissimi tutti gli interpreti in scena: dall’intensità del tenore Federico Lepre, il tormentato parroco unico protagonista de “Il Sigillo”, alla forza drammatica del cast dell’opera di Dallapiccola, con Tamon Inoue, nei panni del Prigioniero, Arlene Miatto Albeldas (la madre), Enrico Basso (Il carceriere/Il grande Inquisitore), ancora Federico Lepre (Primo sacerdote) e Stefan Petković (Secondo sacerdote). Di particolare impatto emotivo la regia, che ha completato il pathos in scena con l’intervento di un gruppo di figure mute eppure molto eloquenti, impersonate da Oriana Galluzzo, Sandro Zampa, Letizia Candotto, Viola Marega, Sergey Egorov, Mariia Kozlova.
Impeccabile l’esecuzione delle due partiture, con i musicisti Riccardo Burato al pianoforte, Elisabeth Zawadke all’organo e Pierluigi Corvaglia alle percussioni, insieme al Coro del Teatro Nazionale Croato Ivan de Zajc di Fiume. [LS]

