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Lapidario, la rabbia di una città – 04mag15

 

La rabbia di una città offesa. Un atto vandalico «che ha aggiunto dolore a dolore». Il Comune di Gorizia ha provveduto a cancellarle ma è come se la scritta “Fasci in foiba” e il simbolo della falce martello fossero ancora stati presenti sul Lapidario, sui nomi incisi nella pietra dei 665 deportati dai partigiani titini che furono poi fucilati o infoibati. Il sindaco Romoli, durante la cerimonia al Parco della Rimembranza svoltasi nel tardo pomeriggio di ieri, ha dato voce al profondo sdegno causato da chi si è reso protagonista «di quest’insulto infame e osceno. È sembrato volesse dirci che “non è finita” e che dobbiamo stare attenti perché ce n’è per tutti. Gorizia è stata offesa. Questa è una tomba e qualcuno ha voluto deturparla». Il primo cittadino, pur non facendo nomi, ha puntato il dito contro le «troppe prese di posizione tiepide» che si sono registrate in questi giorni. «Sembra che qualcuno addirittura approvi quanto è successo. Ma noi qui siamo in tanti». E, infatti, erano anni che non si vedeva una partecipazione così vasta alla cerimonia promossa dal Comitato congiunti deportati in Jugoslavia.

 

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