La Voce del Popolo – 240408 – Ravignani: da 25 anni un simbolo di Trieste

TRIESTE – Una serata d’onore al teatro Verdi, una solenne celebrazione pontificale nella cattedrale di San Giusto, l’inaugurazione del Museo diocesano, l’avvio di una pubblica sottoscrizione a favore dei poveri della città. Sono questi gli eventi programmati per celebrare il 25.mo di Episcopato del vescovo, monsignor Eugenio Ravignani, iniziati ieri sera con un concerto e gli indirizzo di saluto e di augurio di esponenti del mondo ecclesiale, della città e della Regione.
Ravignani fu ordinato vescovo il 24 aprile del 1983 dal suo predecessore, monsignor Lorenzo Bellomi. Alla morte di quest’ultimo, dopo un breve interregno, durante il quale le sorti della Chiesa cittadina furono affidate all’amministratore diocesano, monsignor Pier Giorgio Ragazzoni, Ravignani fu nominato vescovo di Trieste, assumendo la carica il 4 gennaio del ‘97.
A ricordare il suo cammino, è il cardinale Angelo Scola, presidente della Conferenza episcopale triveneta e Patriarca di Venezia che nel suo intervento ha detto: “Sono verità e convinzioni che segnano nel profondo la biografia di una persona. Quella di essere permanentemente in cammino è per don Eugenio una di queste verità dal momento che di essa egli comincia ad avere coscienza avvertita fin dall’adolescenza nella dolorosa esperienza dell’esilio che non cessa, ancor oggi, di marcare in modo significativo la sua persona e la sua azione. Nato a Pola il 30 dicembre 1932, a quattordici anni deve abbandonare la città natia per stabilirsi a Trieste. I numerosi interventi e le preghiere di don Eugenio soprattutto a partire dall’istituzione della Giornata del ricordo (2004) documentano l’intensa e discreta partecipazione con cui opera per la riconciliazione dopo la tragedia legata alla fine della guerra nelle sue amate terre”.
Ha poi ricordato che fu lo stesso Mons. Antonio Santin ad ordinarlo presbitero a 22 anni, il 3 luglio 1955. “Non potendo percorrere analiticamente le tappe di tale multiforme azione – ha aggiunto ancora –, trovo giusto menzionare in questa sede il lavoro svolto in ambito ecumenico: don Eugenio è stato protagonista dell’avvio del dialogo ecumenico con le Chiese ortodosse, le confessioni protestanti e la comunità ebraica”.

L’amore per Trieste

Un impegno che il vescovo continua a considerare fondamentale, oggi più che mai. E infatti, rivolgendosi al numeroso pubblico presente in sala per l’occasione, il vescovo Ravignani ha voluto così commentare: “Confermo quanto dissi al mio ritorno a Trieste da vescovo, che intendevo essere un cittadino onesto e leale e che alle preoccupazioni e alle speranze della nostra città non sarei stato estraneo, ma nella distinzione e nel rispetto della diversità dei ruoli, sarei stato attento e partecipe. Non so quanto sia riuscito ad esserlo. So quanto l’avrei desiderato. A me piace ricordare la parola di un grande vescovo. Disse che l’amore del vescovo è la sua città. Posso dire di averla amata e di amarla ancora. E l’amerò sempre. L’ho amata e l’amo nella sua storia, sofferta e travagliata, di cui custodiamo la memoria onorandola nell’impegno di riconciliazione e di pace. L’ho amata credendo che un dialogo aperto possa fare delle diversità di lingua, di cultura e di tradizione che la distinguono una ricchezza condivisa. E nel dialogo ecumenico e interreligioso, che è spazio di incontro tra Chiese e Comunità religiose diverse, ho visto sempre un simbolo ed auspicio di unità anche per la città. L’ ho amata, infine, nelle sue aspirazioni e nelle sue attese, quando, come ad un vescovo si conviene, ho ricordato che solo nella concordia, che è garanzia di civile ed umano progresso, essa potrà costruire un domani prospero e felice”.
Negli auguri espressi dai massimi rappresentanti delle amministrazioni locali è stato sottolineato il contributo di Mons. Ravignani nello sviluppo della città e nello sforzo di farla conoscere a realtà lontane.

Un gesto di sensibilità

La serata è proseguita con il concerto offerto dal Teatro Verdi.
Questa mattina, alle 11, in occasione del giubileo episcopale, sarà inaugurato il Museo Diocesano, al pianterreno del palazzo che ospita la Curia. Fra gli oggetti della preziosa raccolta, un piviale del ‘400, un calice proveniente dalla parrocchia di Bagnoli della Rosandra, alcuni bronzi di Carà. In serata, dalle 18 a San Giusto solenne pontificale, nel corso del quale sarà eseguita la messa “Buon pastore” composta dal maestro Marco Sofianopulo. Di fondamentale importanza la partenza della sottoscrizione per una mensa e un centro diurno per i poveri, da ricavare in via dell’Istria 73, in sostituzione del refettorio di via Felice Venezian, che chiuderà a fine aprile per essere restaurato e destinato ad altra funzione.
“Abbiamo pensato che, oltre alla celebrazioni, una data importante come questa – ha spiegato in varie occasioni don Silvano Latin, addetto stampa della Curia e componente del Comitato per le celebrazioni –, dovesse essere accompagnata da un tangibile segno di carità e di sensibilità”. Quanti volessero contribuire alla raccolta di fondi per la ristrutturazione dell’edificio di via dell’Istria, possono utilizzare il numero di conto: IT92Q0306902210000003256168, indicando la causale “pro Centro diurno Caritas”. (rtg)