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La Sfinge di Zara dimenticata (Slobodna Dalmacija 06 dic)

Zara dimenticata. La “Sfinge” col suo tesoro sta morendo di vergogna.

L’azione di pulitura della “Sfinge” dai graffiti, ad opera degli scolari del Ginnasio Privato e della Scuola Media “Nova”, ha fatto tornare in mente ad alcuni Zaratini la monumentale statua; ad altri è servita a rammentare che ne sono titolari, nella città in cui vivono: Nel complesso, ha stupito per la generale incuria in cui è tenuta, assieme all’ambiente circostante, suscitando mestizia in chi della “Sfinge” e del parco attiguo si ricorda perfettamente.

•          Configurava una fantasia di giardinaggio, d’alberi e di piante, di labirinti vegetali, d’artificiali grotte… La “Sfinge” recava nel petto il rilievo dell’aquila; teneva le zampe, in mezzo alle quali faceva mostra di sé un pugnale di cemento, raccolte in una conchiglia e, sovra tutto, scorreva l’acqua che formava laghetti nei quali figuravano aurei pesciolini. Vi trova(va) la propria scaturigine la sorgente “ Vruljica”1, fonte da tempo colmata, laghetti distrutti. Le conchiglie, come il pugnale, sono rotti, il rilievo danneggiato al punto da renderlo irriconoscibile, del parco non c’è più traccia da un pezzo……Si possono ancora intravedere i ruderi delle grotte, due panchine – racconta il noto medico zaratino, fisiatra in pensione, Dr. Zelimir Mastrovic.

S’imbatté nella “Sfinge” e nel parco da bambino, cinque anni, quando tornò coi genitori a Zara nel 1945. Si stabilirono a Barcagno, donde cogli amici si recava spesso sino a lì, nella Val Drazanic ( n.d.t. : ex Valle di Maistro).

•          Entravamo nel parco con profondo rispetto e ci sentivamo come Alice nel paese delle meraviglie. Il luogo costituiva, allora, lontana periferia, e molte famiglie zaratine vi si recavano, in specie la domenica, passeggiando, quasi una gita –  rammenta il Dr. Mastrovic.

La “Sfinge”, aggiunge, era avvolta da leggende – che avesse il volto della consorte di Giovanni Smirich, il quale la fece erigere; che nel corpo custodisse un tesoro o che in esso fosse allestito un tinello. Per via del supposto tesoro, furono eseguiti, un paio di volte, degli scavi intorno ad essa, danneggiandola.

Il comitato locale “Brodarica “ ( n.d.t.:  Barcagno), che egli presiede, provvide, quattro anni fa, a ripulire il parco dalla vegetazione selvatica, col risultato che da quelle parti non si assembrano più figure notturne, mentre la soprintendenza alla villa, che ne è circondata, è passata all’Istituzione Sanitaria .

Nella villa non risiedono eredi di Giovanni Smirich, pittore accademico, storico dell’arte e restauratore, discendente di antica famiglia zaratina, per quanto a Zara viva un suo nipote, il neuropsichiatria Dr. Sergio Padelin, affermato specialista per la cura della dipendenza dalla droga. L’intero complesso è stato nazionalizzato e, di fatto, non ha proprietari.

•        Se ne avesse, certamente non sarebbe così devastato e non verserebbe in condizioni d’abbandono – afferma il pronipote di Giovanni, Mario Padelin, “columnist” dello “Zadarski List”. Sul fabbricato, una villa ambientale, nel parco oppure in vicinanza della “Sfinge”, non esiste, soggiunge, alcuna indicazione che faccia intendere che cosa il complesso rappresentasse e chi lo abbia fatto edificare.

In barba al fatto che lo Smirich lasciò altre tracce di sé.  Nacque nel 1842 a Zara, ove pure morì nel 1929.Si istruì a Siena, Firenze e Venezia, nella quale conobbe la futura consorte Attilia  Spinedu de Cataneis. Nella vita coniugale, lunga e felice, ebbero cinque figli.

Eresse per la famiglia, nel 1901, la casa di campagna, denominando la villa “ Attilia” e, quando nel 1918 la moglie scomparve, ispirandosi al comune interesse per la mitologia, fece costruire una replica originale della sfinge egizia.

Giovanni Smirich è uno dei fondatori del Museo Archeologico zaratino; lavorò sul restauro della chiesa di S. Donato; partecipò al restauro di S:Grisogono e di S. Anastasia; suggerì la soluzione ideale per il Parco Regina Elena. Era noto come pittore, ma le sue opere andarono distrutte dai bombardamenti del Secondo Conflitto Mondiale.

In famiglia esistono solo due quadri: “Annunziazione” e “Tribunale spartano”, altro quadro trovasi nel Museo Marittimo di Cattaro; autore è, infine, dell’altare nella sacrestia e nella chiesa sull’isolotto di Galovac ( n.d.t. : “Scoglio dei Frati” ) presso Oltre.

Davorka Mezic

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