La Pala di Vittore Carpaccio rappresenta la cultura italiana in Istria

31.08.2025 – Allo scoppio della Seconda guerra mondiale alcune opere d’arte sparse sul territorio italiano vennero raccolte e custodite in maniera tale da preservarle e ciò avvenne anche per quanto riguarda l’Istria. Dapprima Villa Manin in Friuli e quindi Palazzo Venezia a Roma accolsero una ventina di opere pittoriche di pregio che erano disseminate sul territorio delle penisola istriana che, per la sua vicinanza al confine con la Jugoslavia, rappresentava un’area a rischio in caso di allargamento del conflitto in corso.

Sono queste le opere che l’allora Sottosegretario ai Beni Culturali Vittorio Sgarbi ha contribuito a recuperare, restaurare e valorizzare, realizzando nel 2005 una mostra a Trieste promossa dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. Il famoso critico d’arte in quell’occasione dichiarò: «Queste opere rappresentano la civiltà istriana nella loro identità italiana: i pittori e gli autori che le hanno realizzate sono tutti italiani». Con riferimento alle richieste slovene di consegnare i dipinti, Sgarbi specificò che «potrebbero ritornare in Istria se si trova un accordo diplomatico, ma non secondo il diritto internazionale: la giurisprudenza dà ragione all’Italia».

In questi giorni si sta tuttavia parlando di una Pala d’altare di Vittore Carpaccio che ha seguito un percorso diverso. Nelle tumultuose giornate che fecero seguito alla notizia dell’armistizio dell’8 settembre 1943, si preferì riportare in loco alcune delle opere invece che tenerle concentrate in un solo deposito, essendo già nota la propensione nazista a fare incetta di capolavori. La cinquecentesca “Madonna col Bambino, i Santi Ambrogio, Pietro, Francesca, Antonio, Chiara, Giorgio e due angeli musicanti” fu realizzata per il convento di San Francesco a Pirano, ma i frati erano stati arrestati dai tedeschi e quindi la destinazione più sicura apparve il convento dei Frati Minori di Padova, appartenenti allo stesso Ordine dei sacerdoti piranesi. Qui l’opera è stata in seguito inserita nel percorso espositivo del Museo Antoniano, ma l’Ordine dei Frati Minori Conventuali ha sempre tenuto ben presente quale fosse l’origine del dipinto e ha atteso che si realizzassero le condizioni per riportarlo alla sua sede originaria. L’ostilità delle autorità jugoslave di occupazione nei confronti dei frati di Pirano nell’immediato dopoguerra, le incertezze che accompagnarono la ridefinizione del confine italo-jugoslavo ed il consolidarsi del regime comunista di Tito che praticava l’ateismo di Stato rendevano Pirano tutt’altro che sicura per un capolavoro di carattere sacro.

La Slovenia indipendente, membro dell’Unione Europea e dimostratasi sensibile alla tutela del patrimonio culturale, linguistico, artistico ed architettonico riconducibile alla presenza della comunità italiana autoctona rappresenta la cornice in cui concretizzare il ritorno della pala alla sua sede originaria. La proprietà del dipinto rimane dell’Ordine, che fa capo allo Stato del Vaticano ed ha deciso di disporre in questo modo della sua opera, che torna a Pirano in un convento che è stato di recente restaurato ed ospita spesso attività organizzate dalla locale Comunità degli Italiani, tra cui un’edizione del Seminario di formazione Le due rive destinato a docenti istriani e veneti sulla storia della frontiera adriatica promosso da ANVGD e Ufficio Scolastico Regionale del Veneto. Non si tratta quindi di espropriazione o di regalia dello Stato italiano alla Slovenia, bensì di un ripristino in sede originaria che i vertici della Basilica di Sant’Antonio di Padova hanno ritenuto opportuno compiere.

Il 10-11 settembre il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella inaugurerà peraltro la riqualificata sede del polo scolastico italiano di Capodistria, ospitato nel palazzo seicentesco che fu sede del Collegio dei Nobili, tradizionale fucina della classe dirigente italiana autoctona. Dando inoltre seguito ai rapporti di buon vicinato che si vanno consolidando tra Roma e Lubiana, lo Stato sloveno sta prendendo in considerazione di realizzare nella città istro-veneta un museo dedicato all’Esodo da affidare ad un comitato scientifico di storici e accademici italiani.

Una scuola elementare ed un Liceo con lingua d’insegnamento italiana ed il ritorno di una Pala d’Altare pensata e realizzata per il Convento di Pirano sono elementi che consolidano e recuperano la matrice culturale italiana ancora presente in Istria.

L’Ufficio Stampa dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia 

 

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