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La musica di Lelio in battaglia a Fiume (Ansa 10 lug)

(ANSA) – TRIESTE, 10 LUG – In fila, in silenzio, per l'ultimo saluto al 'mulo' Lelio: stamani circa duemila triestini hanno affollato la sala del Consiglio comunale dove e' stata allestita la camera ardente del maestro e compositore Lelio Luttazzi, morto nella notte tra mercoledi' e giovedi'. La camera ardente, con la moglie Rossana e la figlia Donatella, nata dal primo matrimonio, e' stata aperta alle nove e, qualche minuto dopo mezzogiorno, la salma di Luttazzi e' stata portata fuori dal Comune, fra gli applausi delle persone che l'attendevano sulla piazza dell'Unita' d'Italia, per essere trasferita al cimitero della citta'. Qui restera' qualche giorno in attesa della cremazione, dopo la quale, per sua esplicita volonta', le ceneri saranno sparse nel mare del golfo di Trieste. Dopo l'omaggio che il mondo dello spettacolo italiano ha dato nei giorni scorsi al maestro triestino in maniera unanime, oggi e' stata la volta della gente, dei suoi concittadini, quelli per i quali Luttazzi era un amico e conoscente non solo per le sue canzoni, ma per un qualche particolare, piu' o meno importante, condiviso in quella che Luttazzi ha sempre considerato la sua citta', dove era nato 87 anni e dove e' tornato, nel 2009, per finire i suoi giorni. ''Era una persona meravigliosa, ho visto tutte le sue trasmissioni'', dice con orgoglio Marianna Perla, che racconta di esser andata a lezione, negli anni Cinquanta, dalla madre di Luttazzi. ''Nel 1945, finita la guerra – ricorda invece Giorgio Benvenuto – io avevo 15 anni, lui era piu' vecchio di me. Ma tutti ci conoscevamo. Lui suonava nei locali della citta' e ancora oggi, io, con tutti miei amici, lo chiamo 'mulo de contrada'. Era un fratello – conclude Benvenuto – che voleva bene a Trieste''. Mario Xicovich racconta di aver vissuto un pezzo di storia con Luttazzi. ''Eravamo assieme nella 41.ma batteria alpina, dal novembre 1944 al maggio 1945, a Fiume'', ricorda lucidamente. In batteria c'erano circa 150 soldati: per molti di loro tornare in Italia fu difficile, presi dal tiro incrociato delle truppe slave e dei partigiani, quando Trieste era gia' libera ma Fiume non lo era ancora. Xicovich, con commozione, ricorda anche un momento di gioia. ''Era il Natale del 1944, eravamo bloccati a Fiume. Pero' in qualche modo trovammo un pianoforte e una fisarmonica, qualcuno tiro' fuori delle bottiglie di vino, e lui, Lelio, con la grazia e la semplicita' che lo avrebbero poi reso famoso, suono' per noi''.

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