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La CNI e l’integrazione costruttiva (Voce del Popolo 10lug13)

Il 1° luglio, allo scoccare della mezzanotte, la Croazia è entrata ufficialmente a far parte a pieno titolo dell’Unione europea, diventando il 28.esimo Stato membro dell’UE. Senza timori di essere accusati di esagerare ci sentiamo di dire che si è trattato di un’adesione che ha segnato una tappa storica nel processo di integrazione europeo. La Croazia, infatti, è stata il primo Stato ad abbracciare l’Europa dal 2007, anno a cui risale l’ingresso della Bulgaria e della Romania. Dopo la Slovenia, entrata nel 2004, la Croazia è dunque il secondo Stato della regione ad aderire al blocco degli Stati membri.

Tutti gli altri Paesi nati dalla dissoluzione dell’ex Federazione jugoslava attendono ancora di entrare nell’Unione europea. Il Montenegro ha cominciato un anno fa il negoziato di adesione, dopo aver proclamato nel 2006 l’indipendenza dalla Serbia. Nel 2002 ha adottato unilateralmente l’euro come valuta ufficiale. La Bosnia-Erzegovina non ha ancora presentato la domanda per ottenere lo status di Paese candidato, la Macedonia lo detiene dal 2005, ma non ha ancora avviato il negoziato di adesione. Il Kosovo, infine, indipendente dalla Serbia dal 17 febbraio 2008, avvierà nel gennaio 2014 il negoziato per un Accordo di stabilizzazione e associazione con la Ue: la prima tappa di un percorso d’integrazione all’UE. Per quanto riguarda la Serbia, infine, di recente il Consiglio europeo ha stabilito l’avvio dei negoziati di adesione con Belgrado.

Capacità di attrazione

L’Unione europea dunque non perde la sua capacità di attrazione, ma soprattutto non dimentica le sue radici e il ruolo che nella sua storia hanno le minoranze. “Il momento è di crisi e l’Europa questa crisi che è economica, sociale, politica, istituzionale… la sente. Ma non dobbiamo dimenticarci che attuando l’idea dell’Europa unita si è pacificata un’area – ha detto a Zagabria il ministro degli Esteri italiano, Emma Bonino –. L’Unione europea nasce sulle minoranze – ha poi sottolineato –, ed ora è il momento di fare rete con le minoranze in europee rafforzando così il concetto di multiculturalismo che è parte fondante dell’UE”.

Un concetto, quello di multiculturalismo che si lega sia alle persone sia ai territori e la cui valorizzazione non può non considerare entrambi questi elementi mettendoli in relazione. E di iniziative che si muovono proprio in questa direzione ne abbiamo visti tanti. Alcuni hanno riguardato direttamente la nostra Comunità nazionale, coinvolgendola e rendendola protagonista. Un percorso dunque è stato avviato. Ora, sta appunto alla comunità (alle comunità) e al territorio valorizzare le potenzialità per scrivere nuove pagine di storia intessendole di contenuti nuovi attraverso i quali valorizzare le peculiarità.

“Oggi ha inizio un nuovo capitolo di successo, quello della Croazia che ritorna al suo posto, nel cuore dell’Europa – ha dichiarato il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso –. La Croazia può essere un esempio per gli altri Paesi della regione. Posso garantire che l’Europa sarà aperta a tutti coloro che vorranno condividere i nostri valori”. O per dirla con il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy: in Europa si prendono “insieme decisioni a beneficio di tutti i cittadini dell’Unione: da Zagabria a Saragozza, da Spalato a Stoccolma”.

A maggior ragione quindi bisogna investire nelle sinergie. Come avvenuto ad esempio a Roma il 12 giugno quando i premier italiano e sloveno, Enrico Letta e Alenka Bratušek, hanno incontrato insieme le delegazioni delle minoranze nazionali italiana e slovena nei due Paesi. È stata la prima volta, e l’auspicio è che sia soltanto la prima di una serie visto che, e lo hanno sottolineato i due premier, le comunità nazionali sono “un legame particolare tra gli Stati, una realtà che arricchisce i rapporti bilaterali”. E come è ben noto i legami tra due realtà contermini si sentono in particolare nelle aree frontaliere. Non stupisce pertanto che la presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, giunta a Zagabria per assistere alle celebrazioni solenni per l’adesione all’UE su invito del Presidente Giorgio Napolitano, abbia dichiarato: “Quello che oggi accade in Croazia è un fatto storico per l’Unione europea, e noi del Friuli Venezia Giulia lo viviamo in un modo tutto speciale. Finisce infatti oggi un’amputazione che l’Europa ha patito per decenni – ha proseguito – e come Regione Friuli Venezia Giulia siamo orgogliosi di aver contribuito a mantenere vivi i rapporti con un mondo che abbiamo sempre sentito vicino”.

E non stupisce nemmeno che nell’occasione abbia voluto incontrare i rappresentanti della Comunità Nazionale Italiana. Il perché lo ha spiegato la stessa Serracchiani: “La nostra comunità ha un ruolo prezioso non solo come ponte culturale, ma anche per il contributo che può offrire nel dialogo per l’allargamento dell’Euroregione alla Slovenia e alla Croazia e – ha concluso – nell’ambito della progettazione europea”. Un ragionamento ribadito dall’assessore regionale Francesco Peroni a margine della cerimonia di inaugurazione della sede della Comunità degli Italiani “Giovanni Palma” di Torre, cerimonia svoltasi alla presidenza del presidente della Repubblica di Croazia Ivo Josipović. “Il ruolo della Comunità Nazionale Italiana – ha detto Peroni – è stato anticipatore del processo di convivenza e costruttiva integrazione tra culture e popoli nella dimensione europea, un valore che porta pace e non si ferma solo agli aspetti dell’economia”.

E che la realtà costruita dai connazionali che con le loro attività, e grazie al contributo assicurato dall’Italia, hanno contribuito in modo significativo alla tutela e alla diffusione della loro cultura e lingua sul territorio – e quindi anche dell’identità italiana – arricchendo il territorio è emerso in modo evidente anche dalla stessa presenza del presidente croato ad un momento di rilievo della vita della Comunità italiana in Istria. E proprio su questa attività che produce valore aggiunto si è soffermato anche il Capo dello Stato croato, che ha sottolineato: “L’Istria è un esempio in fatto di convivenza, è un modello per tutta la Croazia e auspico che questo buon virus dell’istrianità si diffonda in tutto il Paese.” “Siamo entrati nell’UE, abbiamo realizzato il sogno di tante generazioni, davanti a noi si profila un futuro europeo e i valori della convivenza, del rispetto reciproco, della pace e della considerazione dell’altro sono insiti nell’idea dell’Europa”, ha concluso Josipović, riconoscendo così la bontà di una visione che i connazionali hanno sempre sentita propria.

Christiana Babić
“la Voce del Popolo” 10 luglio 2013

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