ANVGD_cover-post-no-img

Il Rifiuto di Pahor? ”Giusto citare le colpe del fascismo” (Il Piccolo 29 dic)

Lo scrittore Boris Pahor rifiuta la civica benemerenza del Comune perché il testo della motivazione cita solo le sofferenze patite dal novantaseienne scrittore nei lager, a causa del nazismo, e non menziona il fascismo «che mi ha tolto – ha detto risentito – lingua e scuola per tutta la gioventù». Il caso rimbalza sulla stampa nazionale, Pahor è tardivamente ma finalmente riconosciuto anche in Italia e non solo all’estero come grande scrittore e grande testimone. Il sindaco Dipiazza si risente, dice che «a caval donato non si guarda in bocca», che i benemeriti «non possono anche dettare i testi delle benemerenze», e che «fascismo, nazismo, crimini di Pol Pot e tutte le altre tragedie vanno lasciate agli storici». Ma gli storici stanno senza dubbio dalla parte di Pahor.

«È vero – dice Roberto Spazzali -, Pahor è stato perseguitato due volte, prima di tutto sotto il fascismo ebbe una persecuzione nazionale, in quanto sloveno, e sarebbe necessario che la città riconoscesse questi torti, proprio per favorire la conciliazione di cui parla. Poi subì la persecuzione nazista perché non aderì all’occupazione tedesca, molti (italiani e sloveni) seppero dire quel ”no” superlativo: quest’uomo – prosegue Spazzali – è il testimone di tutto un Novecento, la città non gli ricorda però tutto il suo Novecento, perciò è inutile mettere targhe e monumenti nuovi se non si rispettano in primo luogo i monumenti umani.

«Inoltre – aggiunge – sarebbe un gesto importante semplicemente per ristabilire la verità, è logico che poi sono fatti che appartengono a un passato remoto, e da cui si deve prendere le distanze. Ma io non capisco come il sindaco proprio di recente abbia detto “in Risiera vado tranquillo, a viso aperto, nonostante una gaffe che tutti hanno capito essere stata un lapsus innocente”, se poi ci sono soggetti politici che ancora lo tirano per la giacchetta, e lui si lascia tirare. Ha senso allora che vada a cerimonie in Risiera? Io dico di no. Il secolo scorso va ricordato per com’era, non è stato solo il secolo di Italo Svevo, che poi anche il busto di Italo Svevo fu buttato giù dai fascisti, se è per quello…».

«La destra triestina, almeno in alcuni suoi settori ancora influenti – afferma Stelio Spadaro, l’ex Pci che studia, lavora e scrive per conciliare anime e storie della città e che di recente ha presentato un libro sul ‘900 con Dipiazza – è dunque così debole e fragile da consentire al nazionalismo sloveno di mettersi dalla parte della ragione. Infatti il professor Boris Pahor, che negli anni ha dato voce e dignità culturale alla tradizionale interpretazione nazionalista slovena sulle vicende giuliane, sul punto specifico ha perfettamente ragione».

Secondo Spadaro «se si vuole dare un riconoscimento, com’è giusto, alla sua esperienza letteraria e umana è doveroso ricordare quello che il fascismo ha fatto a lui personalmente e alla comunità di cui fa parte. Non ammettere le responsabilità del fascismo nella repressione degli sloveni – aggiunge lo storico-politico triestino – indebolisce le buone ragioni di quanti chiedono che si riconosca il ruolo che ebbe il nazionalismo sloveno e croato nella distruzione della presenza italiana sulla costa orientale».

Lo afferma anche Spazzali: «Le memorie sono divise, per questo è importante ricucirle, riconoscendole e ascoltandole». E Spadaro ammonisce: «Simili cadute di stile alimentano letture faziose, disonestà intellettuali tanto fra gli italiani quanto fra gli sloveni, che nel 2000 sarebbero ridicole se non fossero penose e dannose per tutti».

Ma le posizioni sembrano, nonostante la precedente amicizia fra Dipiazza e Pahor, distanti. Per il sindaco i regali si accettano sempre e comunque. Pahor non è dello stesso avviso: «Se quella parola, fascismo, il Comune di Trieste non può inserirla, allora non mi dia quel riconoscimento, io peraltro non ho mai chiesto nulla».

Gabriella Ziani

0 Condivisioni

Scopri i nostri Podcast

Scopri le storie dei grandi campioni Giuliano Dalmati e le relazioni politico-culturali tra l’Italia e gli Stati rivieraschi dell’Adriatico attraverso i nostri podcast.