Il Piccolo – 201007 – Istria: sinergie culturali tra esuli e rimasti

TRIESTE Propiziare un patto di collaborazione permanente, in forma graduale,
fra enti culturali di prestigio che fanno capo agli esuli istro-dalmati e
alla comunità italiana in Istria.
Questo l'obiettivo della visita che una delegazione guidata dall'assessore
alla Cultura del Comune di Trieste Massimo Greco, effettuerà oggi al Centro
di ricerche storiche di Rovigno, diretto da Giovanni Radossi, l'istituzione
di punta della minoranza italiana.
Insieme a Greco, che è il primo amministratore giuliano che in veste
ufficiale si reca in visita in Istria, parteciperanno all'incontro Renzo
Codarin del Cdm (Centro di Documentazione della Cultura Giuliana Istriana
Fiumana Dalmata), Silvio Del Bello dell'Irci (Istituto regionale per la
cultura istriano-fiumano-dalmata), nonché Paolo Sardos Albertini presidente
della Lega nazionale.
Greco, che porterà anche i saluti del sindaco di Trieste Roberto Dipiazza,
assegna un'importanza particolare alla visita, che arriva dopo una periodo
di lungo ma progressivo disgelo fra le associazioni di esuli e rimasti.
E' una missione a carattere culturale, sottolinea Greco, e non politico. «La
ragione – sottolinea – è consequenziale: la comunità italiana d'oltreconfine
rappresenta un naturale entroterra culturale, umano e storico con il quale
dobbiamo avere, mantenere e coltivare un rapporto di collaborazione. Sotto
questo profilo il Centro di Rovigno è un'istituzione di grande importanza,
che già collabora da decenni con l'Università popolare di Trieste. Tuttavia,
la città stessa di Trieste non può e non deve rassegnarsi, non può più
rimanere arroccata in situazioni di frontiera che le recenti dinamiche
dell'allargamento
dell'Unione europea hanno superato». Serve insomma un'alleanza, un
collegamento territoriale che punti alla salvaguardia del patrimonio
linguistico e umano italiano nell'Adriatico orientale.
«E' indispensabile – aggiunge l'assessore alla Cultura – che Trieste
riconquisti il suo ruolo culturale e sociale. Per questo noi vorremmo che le
comunità italiane di Slovenia e Croazia fossero in condizione di seguire gli
eventi culturali a Trieste, come abbiamo già ipotizzato ad esempio con
l'Unione
italiana. Ad esempio la possibilità di visitare, per le scuole della nostra
comunità, alcune mostre come quella su Mascherini o su Sciarrelli».
Ma il fine ultimo è quello di rilanciare un dialogo fra i mondi culturali di
esuli e rimasti, ormai pronti per fare una riflessione comune, che veda come
fulcro la Trieste capitale d'area. Un concetto molto caro al sindaco
Dipiazza, per togliere definitivamente quel limite psicologico di «città
sotto assedio» che pesa sulla Venezia Giulia da 60 anni.