Docenti madrelingua nelle scuole italiane in Slovenia

La Camera di Stato ha accolto le modifiche alla Legge particolare sulle scuole delle minoranze ungherese e italiana che stabilisce la conoscenza della lingua italiana come madrelingua per l’impiego dei docenti

Si dichiara soddisfatto il deputato al seggio specifico Felice Žiža che assieme al collega ungherese ha dato avvio all’iter parlamentare. “Va a premiare un lungo lavoro di squadra che per un anno intero ha coinvolto la CAN Costiera, i presidi delle nostre scuole, i consulenti pedagogici e la professoressa Nives Zudich Antonič e che è stato coadiuvato dal Ministro all’ istruzione Simona Kustec dice Žiža e spiega: “La maggiore novità, quella che ci ha fatto lavorare e sperare di più è il superamento del livello C1 – ovvero il livello di standard europeo per la conoscenza di una lingua straniera- che finora stava alla base delle assunzioni del quadro docente e il passaggio alla conoscenza della lingua d’insegnamento come madrelingua”.
Un modo per parificare le scuole della CNI con quelle della maggioranza “perché -afferma il parlamentare – se nelle scuole slovene le materie vengono insegnate nella lingua madre ovvero in sloveno è giusto che pure in quelle con lingua d’ insegnamento italiana, la competenza linguistica dei docenti sia a livello di madrelingua e non di lingua straniera”. L’idoneità all’insegnamento sarà comprovata dalla frequentazione delle scuole elementari e medie superiori in lingua italiana oppure dalla frequentazione di una di queste con successiva laurea in un’Università in lingua italiana mentre la conoscenza linguistica per quanti non soddisferanno tali condizioni sarà valutata dall’Istituto scolastico della Repubblica di Slovenia con sede a Capodistria. Le novità non interesseranno i docenti di lingua slovena e quelli di una lingua straniera che continueranno a comprovare la conoscenza dell’italiano con la certificazione C1 che scenderà di livello per il personale tecnico-amministrativo.
Le modifiche alla legge accolte con 44 voti a favore e 33 contrari sono state sostenute- ricordiamo- dai deputati della coalizione di governo e da quelli vicini all’esecutivo. Nelle dichiarazioni di voto i rappresentanti del Desus, del Partito nazionale sloveno, del Partito Democratico sloveno e di Nuova Slovenia hanno espresso pieno appoggio alle novità definendole come “valide misure nel miglioramento della qualità educativa e nell’affermazione della multiculturalità che caratterizza alcune aree del paese che sono ricchezza di tutta la nazione”. Si è astenuta la Lista Alenka Bratušek mentre hanno votato contro le altre formazioni di centro sinistra. “Purtroppo anche questa volta non abbiamo avuto l’appoggio dei socialdemocratici e di Levica” rileva con una punta di rammarico Felice Žiža ricordando il loro dissenso anche in occasione del voto di dicembre sugli indennizzi per il bilinguismo per i presidi delle scuole e in occasione delle modifiche alla Legge elettorale riferite all’elezione dei seggi specifici.
Superata la Camera di Stato – ora- ci si potrebbe imbattere però nel veto del Consiglio di Stato dove in sede di Comitato cultura ed istruzione la proposta Žiža-Horvath è stata bocciata con il voto unanime dei sei consiglieri. “Esiste questa possibilità, come esiste sempre per tutte le leggi che sono approvate dalla Camera di Stato” spiega il deputato CNI e conclude: “Attenderemo, vedremo che cosa succederà e nella malaugurata ipotesi di un veto abbiamo la possibilità di ritornare in aula e rivotare la normativa che dovrà però ottenere il consenso di 46 deputati”.

Lionella Pausin Acquavita
Fonte: Radio Capodistria – 14/01/2022

Felice Žiža

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