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Commemorato alla Caserma “Sauro” di Roma il martire irredentista capodistriano – 08ott16

 

Grazie alla preziosa collaborazione del Tenente Colonnello Costantino Calcabrina, comandante della Caserma “Nazario Sauro” ubicata nel Quartiere Prati a Roma, il Comitato Onoranze Nazario Sauro ha potuto commemorare l’irredentista capodistriano nel centenario della morte anche all’interno di questa struttura militare a lui dedicata. Venerdì 7 ottobre una delegazione, nella quale vi erano fra gli altri Antonio Ballarin, (presidente della Federazione delle Associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati), Davide Rossi (dirigente nazionale dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia), Guido Cace (presidente dell’Associazione Nazionale Dalmata) e Michele Pigliucci (presidente nazionale del Comitato 10 Febbraio), ha preso parte ad una cerimonia in cui un picchetto della Marina militare al cospetto di una rappresentanza interforza ha reso gli onori militari al piccolo monumento che celebra il Tenente di Vascello morto sul capestro austro-ungarico a Pola il 10 agosto 1916. Il Responsabile comunicazione del Comitato Onoranze, Lorenzo Salimbeni, ha così celebrato la figura di Nazario Sauro:

Il Comitato Onoranze a Nazario Sauro intende oggi non solo ricordare il martire irredentista capodistriano, ma anche riflettere sul significato di giornate come questa, nelle quali l’esempio di chi ha consacrato la sua esistenza all’Italia si affianca alla riflessione sull’attualità di messaggi che provengono dalla storia.
Messaggi che parlano di amor di Patria e di attaccamento alla propria terra, per la quale si auspicano le sorti migliori. Messaggi che provengono da persone che hanno contribuito a rendere l’Italia non più una mera espressione geografica, bensì uno Stato unito e giunto fino a dove persone accomunate da lingua, cultura e tradizioni ne invocavano la presenza.
Tanti volontari istriani parteciparono alle Guerre d’indipendenza risorgimentali nonché alle sfortunate spedizioni garibaldine finalizzate a rendere Roma capitale d’Italia e Nazario Sauro si ricollega a questo filone, assieme alle centinaia di italiani ancora sudditi dell’Impero austro-ungarico che allo scoppio della Prima guerra mondiale decisero di esfiltrare in Italia per non combattere in un esercito che non li rappresentava e alimentare invece lo spirito interventista.
Sauro si era trasferito con la famiglia a Venezia, ma venne anche a Roma, di ritorno dalla spedizione umanitaria compiuta assieme ad altri giovani esfiltrati a beneficio dei terremotati della Marsica nel gennaio 1915: la sensibilità nei confronti delle persone in difficoltà e lo spirito di fratellanza fra italiani che animavano Sauro giustificavano la sua adesione convinta alle idee sociali e patriottiche di Giuseppe Mazzini.
Quella che i contemporanei avrebbero chiamato la Grande Guerra, rappresentò poi per tanti giovani triestini, goriziani, trentini, istriani, fiumani e dalmati la Quarta guerra d’indipendenza, combattuta per la liberazione dei popoli oppressi nei grandi imperi multinazionali, per l’unità nazionale e per la nascita di una nuova Italia che fosse ancora una volta faro di civiltà nel mondo.
Cent’anni fa la morte di Nazario Sauro sul capestro di Pola il 10 agosto 1916 al termine della sfortunata incursione nel Carnaro del sommergibile Pullino qui rappresentato, simboleggiò il sacrificio di tanti giovani irredentisti, i quali contribuirono a cementare nelle asperità della Prima Guerra Mondiale la consapevolezza di essere italiani senza distinzioni, da un estremo all’altro dello Stivale e al di là di confini che ritenevano ingiusti.
La casa comune europea è il nuovo scenario nel quale la dignità, la tenacia e l’orgoglio patriottico degli italiani devono cimentarsi e la lotta compiuta da Sauro a fianco dei patrioti albanesi nell’anteguerra ci ricorda gli ideali di una Europa dei popoli.
Noi oggi dobbiamo preservare la pace, rifuggire guerre terribili come quella in cui si consumò il sacrificio di Sauro, ma salvaguardare identità, sicurezza e stabilità per poter essere, come ci esorta il testamento spirituale dell’illustre capodistriano, sempre, ovunque e prima di tutto italiani.

 

 

 

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