Campagnuzza: da villaggio dell’esule a borgo di Gorizia

Domani, martedì 5 ottobre, alle ore 17:00 (cioè al termine della cerimonia in onore di Norma Cossetto che si svolgerà alle 16:30 (tra via del Carso e via Norma Cossetto all’altezza di Via del Pasubio, nel quartiere della Campagnuzza), nel rispetto delle norme anti Covid,  nell’oratorio della parrocchia di Campagnuzza verrà presentato il libro Campagnuzza: da villaggio dell’esule a borgo di Gorizia, a cura di Francesca Santoro e Maria Grazia Ziberna.

Nel testo, edito dal comitato provinciale di Gorizia dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e dal CDM (Centro di Documentazione Multimediale della Cultura giuliana, istriana, fiumana e dalmata), dopo  l’introduzione storica che ripercorre i difficili anni del Secondo conflitto mondiale e i motivi per cui si rifugiarono nella nostra città circa cinquemila esuli istriani, fiumani e dalmati, sono raccolte testimonianze di chi attualmente vive nel quartiere e degli esuli  che vi hanno vissuto a partire dagli anni ’50, dopo la sua edificazione  sotto l’amministrazione del sindaco Bernardis, originario dell’isola di Veglia,  le cui figlie  Marisa e Claudia – stimate insegnanti – saranno presenti in sala.

Sarà presente pure la professoressa Maddalena Malni, figlia dell’architetto  che progettò la chiesa, intitolata alla Madonna della Misericordia.

Ringraziamo per il suo prezioso contributo l’attuale parroco, don Fulvio Marcioni, che nel testo ripercorre i momenti salienti della storia del quartiere, ricordando i sacerdoti che l’hanno preceduto – don Luciano Manzin, don Cesare Scolobig, don Duilio Nardin, mons. Arnaldo Greco e don Paolo Zuttion.

Don Fulvio ci ricorda che “Campagnuzza era uno spazio aperto, un campo, un luogo ameno dove Edvard Rusjan ha dato vita alla prima macchina volante del mondo. Poi è diventato un villaggio, un punto di raccolta e di aggregazione dove tante famiglie di Fiume, di Pola, di Zara, dell’Istria e della Dalmazia, hanno riscoperto la gioia di vivere, il tepore di una casa, la forza del lavoro, la magia della comunione, la grandezza della fede in Dio, la sicurezza derivante dalla protezione costante di Maria, donna, moglie e madre.

Negli anni, in una continua e rutilante trasformazione, Campagnuzza è diventata un borgo di Gorizia, integrata perfettamente nel variegato tessuto della Città, è stata capace di dare a Gorizia nuova linfa con le persone, le idee e le iniziative che hanno contrassegnato e innervato tutta la comunità cittadina dal secondo dopoguerra fino ai giorni nostri. (…) Campagnuzza, con le sue famiglie, le case e la Chiesa è stata capace ed è ancora capace di offrire alle persone una dimensione veramente comunitaria dove è possibile trovare spazi di riflessione, di espressione del proprio sentire e di realizzazione delle proprie attese. In altre parole tra le case e le vie del borgo si è avuto un melting pot, un mis mas di lingue, tradizioni, sensibilità alquanto unico per la città, con esuli, friulani, sloveni, italiani di ogni parte del nostro stivale e ultimamente di molti kossovari, albanesi, serbi, bosniaci e polacchi, che costituisce una irriducibile e ricchissima convivialità delle differenze. Una bella sfida e una responsabilità, una epifania e una sinfonia dell’umanità creata a immagine e somiglianza di Dio.”

Ampio spazio è riservato alle vicende del collegio “Fabio Filzi”, ospitato nella ex caserma della Divisione Julia, ristrutturata grazie alla generosa donazione di 300 milioni di lire da parte dei coniugi Oscar Sinigaglia e Marcella Mayer, figlia del senatore Teodoro, fondatore del quotidiano” Il Piccolo”.

Il collegio dal 1951 al 1975 accolse ed istruì oltre cinquemila bambini e ragazzi, molti dei quali orfani o figli di dispersi in guerra, che  avevano visto distruzioni e violenze,  avevano dovuto abbandonare la casa, gli amici e i compagni di scuola, ed erano fuggiti con le loro famiglie, trovando negli anni della loro formazione ospitalità e sicurezza a Gorizia.

A  rappresentarli, ci sarà Furio Dorini, già allievo del collegio Fabio Filzi ed oggi presidente dell’Associazione “Ierimo del Filzi”.

Infine, alcune considerazioni. Come tutti sappiamo, Gorizia e Nova Gorica, congiuntamente, sono state designate a capitale europea della cultura per il 2025. Il presidente Mattarella ha sottolineato l’importanza di questa scelta da parte dell’Europa, “un segnale che rende onore a Italia e Slovenia per avere sviluppato relazioni che vanno oltre la convivenza e il rispetto reciproco ed esprimono collaborazione e prospettive di futuro comune” .

Il Presidente aveva già sottolineato nel febbraio 2019 come nella nostra città e nei territori del confine orientale “da sempre punto di incontro di etnie, lingue, culture, con secolari reciproche influenze, non ci sono più cortine, né frontiere, né guerre. Oggi la città di Gorizia non è più divisa in due dai reticolati. Al loro posto c’è l’Europa, spazio comune di integrazione, di dialogo, di promozione dei diritti, che ha eliminato al suo interno muri e guerre. Oggi popoli amici e fratelli collaborano insieme nell’Unione Europea per la pace, il progresso, la difesa della democrazia, la prosperità.”

Ed è con questo spirito, nella condanna di ogni guerra e di ogni persecuzione nei confronti di qualsiasi persona, che abbiamo voluto pubblicare questo libretto. Leggendo questa pubblicazione, chi ancora non conosce la storia degli esuli capirà cosa hanno dovuto affrontare per diventare “goriziani”, e quanto abbia contato per loro l’accoglienza della città dove hanno potuto ricostruire serenamente il proprio futuro, impegnandosi nella vita culturale, sociale ed economica e collaborando al progresso della città. Grazie a loro noi, loro discendenti, siamo orgogliosi di essere goriziani, ma anche di essere figli e nipoti di chi è stato “italiano due volte: per nascita e per scelta”.

Il volume può essere richiesto scrivendo a anvgd.gorizia@libero.it

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