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Berlinguer: Croazia manca separazione magistratura-politica (Il Piccolo 29 mar)

di MAURO MANZIN

TRIESTE Un ultimo gradino, quello della riforma del sistema giudiziario, divide la Croazia dal traguardo europeo. A discuterne è oggi a Zagabria l’eurodeputato Luigi Berlinguer (Pd), vicepresidente della commissione giuridica dell’Europarlamento.

A che punto è il sistema giustizia in Croazia?

È lo step più spinoso. La Croazia ha approvato alcune norme importanti perché lo sforzo di chi si candida per entrare in Europa è un momento straordinariamente importante per un Paese perché significa fare una serie di riforme che normalmente non si fanno. E in campo giudiziario la Croazia è intervenuta.

In quali settori?

Intanto la Costituzione prevede l’indipendenza della magistratura, che prima non c’era. Si sono iniziati gli sforzi per razionalizzare le sedi giudiziarie sul territorio, si è disciplinata la Procura generale e quindi l’intervento nell’investigazione penale. A questo proposito ci sono particolari norme per la lotta alla corruzione nella pubblica amministrazione, e ci sono state modifiche alla procedura penale.

Lotta alla corruzione, il neopresidente Josipovic ne ha fatto una bandiera. Lei crede che seguiranno risultati concreti?

Una parte dei politici ne è convinta però la lotta alla corruzione è un obbligo di lotta contro una malattia che non c’è solo in Croazia. È un problema eterno, che non si affronta solo entrando in Europa, ma deve costituire un continuum.

Ma i passi fatti dalla Croazia in materia giudiziaria sono importanti o no?

Sono importanti ed sono stati riconosciuti dal Consiglio per la stabilità e l’accesso, dall’interparlamentare e dall’Europarlamento nalla relazione Swoboda. Però, e questo è il punto su cui insistere, una modifica del sistema giudiziario oltre ad essere affidata a norme formali deve essere supportata anche da un’attività sostanzialmente finalizzata a questo scopo, fatta di forte determinazione politica, vedi per l’appunto la lotta al crimine organizzato.

Su quali aspetti si rileva invece ancora qualche ritardo?

Il presidente della Corte suprema è eletto dal Parlamento. Quindi è di nomina politica. I giudici della Suprema corte sono nominati dal Consiglio di Stato della giustizia (che sarebbe il nostro Consiglio superiore della magistratura), e va bene, ma i giudici del suddetto Consiglio sono eletti in blocco dal Parlamento. Il procuratore generale è nominato dal Parlamento per un tempo di 4 anni su proposta del governo. La Corte costituzionale di 13 giudici è eletta tutta dal Parlamento. Bisogna fare quindi in modo che i magistrati non debbano chiedere favori al governo se no non esiste vera indipendenza della magistratura e questo in Croazia in qualche misura ancora non avviene.

Un ostacolo all’adesione, dunque?

Noi non possiamo pretendere che tutto venga realizzato prima, però dobbiamo pretendere che almeno alcuni aspetti dell’indipendenza vera e non soltanto costituzionalmente statuita tra magistratura e politica vengano in effetti introdotti, svincolando i magistrati dall’influenaza del governo.

Il Tribunale penale internazionale ha chiesto ulteriori documenti alla Croazia soprattutto le mappe relative all’«Operazione tempesta» che vede coinvolto il generale Gotovina per riuscire ad istruire l’atto di accusa, ma fin qui la risposta è stata molto tiepida…

I croati rispondono o che i documenti sono stati bruciati, oppure che lo faranno. Anche se dei progressi ci sono stati, però c’è il rischio che alcuni Stati nordici, Regno Unito, Svezia, Olanda, che sono molto sensibili e garantisti su questo tema oppongano il veto, quindi la questione resta molto delicata. Ma spero che la pressione, anche nostra, possa indurre la Croazia a consegnare realmente tutto quello che ha.

 

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