arcipelagoadriatico.it – 230108 – Scoperto progetto Mussolini per Sacrario a Gorizia

Sul castello di Gorizia, secondo un progetto di Mussolini del 1933, doveva sorgere un sacrario per i Caduti. L'imponente opera architettonica voluta dal Duce è stato rivelata in questi giorni dalla stampa locale. Secondo quanto comunicato da Erminio Tuzzi, capogruppo della lista civica “Per Gorizia” che casualmente ha scoperto una copia del documento originale di progettazione, il Sacrario che attualmente si trova a Redipuglia (GO) doveva sorgere nel colle al centro della cittadina. Il monumento sarebbe stato dedicato alla vittoria nella Prima guerra mondiale per onorare i soldati italiani morti durante il conflitto.
Il progetto, firmato da uno dei più famosi architetti del periodo, Armando Brasini, prevedeva la costruzione di un’imponente scalinata, di svariate decine di metri di larghezza, con cippi laterali che, da piazza Vittoria dovevano salire fin quasi alle mura del castello, sfociando su un ampio piazzale sui cui era stato disegnato il tracciato della stella le cui punte orientavano le zone del teatro della Grande guerra.
In un tratto dei bastioni di cinta del maniero era stata progettata anche una porta trionfale che dava su un’altra scalinata ai lati;qui trovavano spazio i gironi dei loculi e l’ossario a scaglioni. Quindi, sul muro d’ingresso al castello era previsto un portale sormontato da una lupa. In calce al progetto c’era scritto: “Sistemazione del colle e del castello di Gorizia a monumento nazionale eseguito per ordine di sua eccellenza, onorevole Mussolini, presidente del consiglio”.
Il duce, dunque, riteneva che il castello di Gorizia e il suo colle rappresentassero lo scenario ideale per realizzare il monumentale sacrario per i Caduti, ma, alla fine, la scelta cadde sul progetto simile eseguito per Redipuglia, concretizzatosi nel 1938, probabilmente per motivi di carattere tecnico e urbanistico;probabilmente, l’opera prevista nel centro di Gorizia s’inseriva in un conteso urbano già consolidato e andava, di fatto, a sbancare una collina, con tutti i problemi che ciò poteva comportare sotto l’aspetto geologico.
L’architetto Armando Brasini, che lavorò molto nella capitale con uno stile eminentemente barocco, negli anni Sessanta, come si legge in uno dei suoi tanti articoli su di lui, venne avversato da più parti : “la sua opera e la sua figura venivano guardate quasi con disprezzo da parte di una certa intellighenzia architettonica romana che definiva “tronfia e ottusa” la sua cospicua presenza nel panorama culturale della città”.