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Anche Foibe ed Esodo nel primo Giardino del Dialogo – 21mag16

 

Domenica 29 maggio verrà inaugurato a Motta Santa Lucia, in provincia di Catanzaro, il primo”GIARDINO DEL DIALOGO” in Italia.

Successivamente il progetto verrà realizzato in altri Comuni (due giorni dopo, il 31 maggio vi sarà l’inaugurazione a Torino, presso il parco che circonda la scuola media Matteotti).

L’iniziativa è sostenuta dai patrocini della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, dell’ANPCI (Associazione Nazionale Piccoli Comuni d’Italia), dell’UNCEM (Unione Nazionale Comuni  Enti Montani), di Legautonomie, del Comitato Italiano Città Unite (C.I.C.U.), della sezione italiana di RFP (Religions for Peace), la più grande organizzazione mondiale sul dialogo interreligioso, e dell’ Osservatorio per il Pluralismo Religioso. 

Grazie alle suddette Associazioni di Enti Locali, l’iniziativa sarà portata a conoscenza di migliaia di comuni sparsi su tutto il territorio nazionale.

Il “Giardino del Dialogo” costituisce la “materializzazione” fisica di quanto contenuto nell’omonimo libro denominato appunto “Il Giardino del Dialogo”, che uscirà on-line poco tempo dopo l’inaugurazione dei “Giardini” di Motta Santa Lucia e di Torino e, tra qualche mese, in edizione “cartacea”. 

Comincio, comunque, con l’inviarvi i testi della targa che inaugura il percorso storico, e la n° 15, che porta il titolo FOIBE ED ESODO.

Come leggerete nella targa iniziale, l’iniziativa sarà denominata “IL GIARDINO DEL DIALOGO (nel Paese del Dialogo); e difatti, ad ognuna delle targhe corrisponderà una casa del Paese, che rimarrebbe così totalmente coinvolto.

 

TARGA 15 – FOIBE ED ESODO

 “Nella storia scritta dai vincitori una particolare condiscendenza fu usata per Tito. Le foibe furono un genocidio, ma dovevano scomparire…” (Luciano Violante, 1996)

Tra il 1943 e il 1945 migliaia di civili italiani furono gettati nelle foibe (voragini rocciose che raggiungono in taluni casi anche più di 200 metri di profondità) dalle truppe di Tito, vittime della “pulizia etnica” imposta dal “maresciallo” jugoslavo, e 350.000 Istriani, Fiumani e Dalmati, per salvare se stessi, le proprie famiglie e la propria identità italiana, affrontarono l’esodo dopo violenze, persecuzioni, confische dei beni e privazione dei diritti civili e religiosi. Tra i Martiri che hanno illuminato le tenebre di quella persecuzione: Don Angelo Tarticchio, ucciso per aver dato rifugio a tanti Istriani nella sua parrocchia, la cui salma, nuda, venne portata alla luce da una foiba, con una corona di spine calcata sulla testa ed i genitali tagliati e schiacciati in bocca; il Beato Francesco Bonifacio, anch’egli gettato per odio ideologico in qualche foiba; Norma Cossetto, ragazza 24enne violentata, torturata e gettata nuda nella foiba di Surani sulle salme di altri istriani. “Chiedo perdono a questi morti perché sono stati dimenticati dai vivi!”, esclamò nel 1991 l’allora Presidente della Repubblica Italiana Francesco Cossiga, in ginocchio davanti alla Foiba di Basovizza, definita da Antonio Santin, vescovo di Trieste, “un calvario con il vertice sprofondato nelle viscere della terra”. Nel“Giorno del Ricordo”, il 10 febbraio di ogni anno, l’Italia tutta onora e commemora i Martiri delle Foibe e l’Esodo dei profughi Giuliani, Istriani e Dalmati.

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