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29ago/16.39 – LA SCOMPARSA DI GIACOMO BOLOGNA

Le sue ultime attestazioni pubbliche a Trieste sono state alla presentazione del suo libro intitolato “A salvare la patria c’ero anch’io. Forse”. Giacomo Bologna ne ha fatto un testamento, un’autobiografia nella quale ha inteso esplorare momenti di vita condizionati dalla storia ma caratterizzati da un ruolo centrale nelle vicende delle terre adriatiche nel Secolo breve. “E’ stato un maestro” – continua a ribadire Renzo Codarin, Presidente della Federazione degli Esuli che, nell’apprendere la notizia della scomparsa di Giacomo Bologna, non cela il suo dolore, la profonda commozione ed il rispetto che ha sempre avuto per il politico e l’uomo.

Il libro di Bologna, rieditato nel 2009 (la prima uscita nel 2001) è il riferimento principale al quale riandare per ricostruire il percorso di una vita. E’ stato definito infatti libro-memoriale, spazia dagli anni ’30 agli anni ’90, raccoglie le memorie personali e politiche di Giacomo Bologna, esponente di spicco degli esuli istriani, per decenni dirigente e deputato della Democrazia Cristiana, e nel 1975 fermo oppositore del Trattato di Osimo, che sancì da parte italiana la definitiva cessione dell’ex Zona B dell’Istria alla Jugoslavia.

Giacomo Bologna nasce ad Isola d’Istria nel 1922. Di formazione cattolica, si avvicina progressivamente agli ambienti antifascisti, fino ad entrare nel CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) clandestino, divenendo poi il responsabile della Democrazia Cristiana di Isola. Dopo la sconfitta dell’Asse nazi-fascista, Isola d’Istria si ritrova nella Zona B, controllata dalle forze di Tito. Il clima di forte repressione e di scontro politico con le forze titoiste e con il Partito Comunista Italiano che le spalleggia induce ben presto Bologna a temere per la propria incolumità, per cui accetta infine le suppliche dei suoi famigliari di rifugiarsi a Trieste. 

Continua nel capoluogo giuliano il suo impegno politico nella Democrazia Cristiana e nelle organizzazioni degli esuli istriani fiumani e dalmati, di cui diviene un esponente di spicco. Consigliere comunale dal 1949 al 1952, consigliere nazionale della DC dal 1952 al 1959, Bologna –forte del consenso che gode fra gli esuli – viene anche eletto deputato DC per Trieste, superando in preferenze il capolista designato, e restando in Parlamento ininterrottamente per quattro legislature, dal 1958 al 1976. Tramite l’impegno politico Bologna intesse rapporti con i maggiori esponenti nazionali della DC (da De Gasperi a Dossetti, Fanfani, Andreotti, Scalfaro e molti altri), e svolge anche diversi incarichi parlamentari all’estero, animato  da un profondo europeismo, tra i quali al Consiglio d’Europa e nell’Unione dell’Europa Occidentale (UEO). 

Nel mondo degli esuli diviene prima presidente dell’Associazione delle Comunità Istriane, da cui si allontana nel 1972 per approdare all’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, di cui diviene il responsabile triestino e vicepresidente nazionale, incarichi da cui si dimetterà negli anni ’90, per favorire un rinnovamento generazionale.

 
Bologna nel 1975 entra in rotta di collisione con la Democrazia Cristiana, quando il partito e i suoi leader locali, guidati da Corrado Belci e Guido Botteri, sostengono la ratifica del Trattato di Osimo tra Italia e Jugoslavia, che larghi settori di Trieste e degli esuli vivono come un danno per la città e come una pietra tombale sulle speranze di restituzione all’Italia dell’ex Zona B dell’Istria. Bologna si batte contro la ratifica del Trattato, trovandosi però in minoranza, ed infine abbandonando indignato il partito.

Verrà quindi invitato ad aderire alla Lista per Trieste, di cui nel 1978 diviene assessore comunale e subito dopo consigliere regionale, rappresentandone l’ala cattolica di provenienza democristiana. L’approdo alla Lista per Trieste non segna però l’inizio di una nuova stagione politica per Bologna, che progressivamente matura posizioni critiche verso la gestione della stessa, giudicandola rinunciataria nei confronti dell’ex Zona B e di Osimo. Bologna vi si stacca, chiudendo nel 1983 il suo ultimo mandato istituzionale. Da allora ha operato a livello sociale nelle organizzazioni degli esuli, e come Presidente dell’Ente Rinascita Istriana, storica emanazione dell’oramai disciolto CLN dell’Istria.

“Bologna ha avuto nella storia della Dc locale e nazionale un ruolo importante – rileva ancora Codarin -. Coerente con le sue idee, ha pagato di persona. Prendeva spesso delle decisioni forti e non aveva paura di parlare di vicende tristemente legate al nostro confine. In Parlamento si ragionava di foibe già all’epoca, ma l’unico risultato era l’essere compatiti, non certo compresi. Ma non ha mai mollato, passando a noi il testimone della protesta e della sensibilizzazione. Oggi queste vicende vengono considerate a livello nazionale e l’ultimo sondaggio promosso dall’Anvgd ci dice che quasi il 52% degli Italiani sa che le foibe non sono solamente delle voragini di natura carsica. In effetti il messaggio di Giacomo Bologna è per questo ancora vivo”.

La sua, è la storia di un uomo che ha contribuito a rendere pubbliche le vicende del dopoguerra in queste zone; che ha combattuto perché l’identità istriana non venisse relegata ad un ruolo marginale  in Italia; che ha svolto con amore e passione il suo impegno politico convinto che fossero il motore necessario per risolvere i problemi delle persone, e perché no, contribuendo forse a salvare la Patria.

 

da www.arcipelagoadriatico.it

 

(foto ANVGD Trieste) 

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