24 maggio 1915, si riavvia il percorso risorgimentale di unificazione nazionale

24.05.2025 – 110 anni fa l’Italia entrava nella Prima Guerra Mondiale, in seguito a mesi di neutralità e dopo aver denunciato la Triplice Alleanza, con la quale dal 1882 si era legata all’Austria-Ungheria ed alla Germania in un’alleanza di carattere difensivo.

Nella concatenazione di dichiarazioni di guerra che trascinò il mondo dall’ovattata atmosfera della belle époque alla carneficina che i contemporanei chiamarono Grande Guerra, la prima mossa nell’estate 1914 fu compiuta dall’Austria-Ungheria, che, dopo essersi vista respingere un pesante ultimatum, attaccò la Serbia. Scattarono i meccanismi delle alleanze, l’Italia cominciò a chiedere, in base al dettato della Triplice Alleanza più volte rinnovata, compensazioni per le annessioni che Vienna avrebbe ottenuto dalla sua campagna balcanica. Da un lato la resistenza serbo-montenegrina fu superiore alle aspettative, dall’altro Vienna, che già nel 1908 nulla aveva concesso all’Italia dopo essersi presa la Bosnia-Erzegovina, promise ben poco in cambio della neutralità o dell’entrata in guerra al suo fianco da parte del Regno d’Italia. Molto di più venne prospettato alla monarchia sabauda dalla potenze della Triplice Intesa con il Patto di Londra del 26 aprile 1915.

Su questi presupposti l’Italia il 24 maggio 1915 entrò in guerra contro l’Impero austro-ungarico (le dichiarazioni di guerra contro gli alleati del Kaiser sarebbero giunte nei mesi seguenti) con l’intento, come disse Re Vittorio Emanuele III di Savoia rivolgendosi alle truppe, «di compiere finalmente l’opera con tanto eroismo iniziata dai nostri padri». Dopo oltre trent’anni di alleanza con il vecchio nemico del Risorgimento, ci si riallacciò alle Guerre d’Indipendenza con l’obiettivo di completare  l’Unità d’Italia annettendo le terre “irredente” cioè non ancora redente, liberate dalla dominazione asburgica, il Trentino e la Venezia Giulia, senza dimenticare la Dalmazia, mentre Fiume sarebbe rimasta lo sbocco al mare dell’impero asburgico.

Nel suo proclama il Re d’Italia si ricollegava all’operato di suo nonno Vittorio Emanuele II, il quale portò il Piemonte ed il Regno di Sardegna alla testa del movimento che chiedeva l’unità d’Italia.

Bisognava compiere l’opera iniziata da Giuseppe Garibaldi a Bezzecca nel 1866 e poi interrotta alle porte di Trento.

Bisognava compiere l’opera iniziata da Guglielmo Oberdan, protomartire dell’irredentismo impiccato il 20 dicembre 1882.

Bisognava compiere l’opera iniziata dalle centinaia di volontari triestini, istriani, fiumani, dalmati, goriziani e trentini che combatterono volontari nel regio esercito durante le guerre d’indipendenza e tra i garibaldini in Italia ed in Europa anche per la libertà di altri popoli.

Bisognava compiere l’opera di salvaguardia dell’italianità adriatica iniziata da tante associazioni patriottiche dopo che il 12 novembre 1866 Francesco Giuseppe al termine di un Consiglio della Corona dette le indicazioni per snazionalizzare la comunità italiana autoctona ancora sua suddita.

Bisognava squarciare il velo di ipocrisia che parlava di Austria felix mentre al di fuori dei teatri in cui andava in scena l’operetta le manifestazioni dei fuochisti delle compagnie di navigazione venivano represse a fucilate con morti e feriti.

Bisognava por fine all’esistenza di una quasi millenaria compagine imperiale che sulla carta riconosceva e tutelava le diverse nazionalità presenti al suo interno (diete provinciali, scuole con lingua d’insegnamento non tedesca, uso di altre lingue nelle pubbliche amministrazioni) ma di fatto discriminava. Già nel nome: dal 1867 Austria-Ungheria, andando a porre su un gradino di superiorità le componenti tedesche e magiare, mentre sul campo si avviano politiche del divide et impera, privilegiando chi aveva dimostrato lealtà all’imperatore (era all’ordine del giorno una riforma che avrebbe creato una triplice monarchia, un impero cioè austro-ungarico-slavo) e penalizzando le comunità che avevano dimostrato velleità separatiste.

Bisognava compiere quella Quarta guerra d’indipendenza che doveva completare il percorso risorgimentale di unificazione nazionale. Per Trento e Trieste italiane.

Lorenzo Salimbeni

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