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11 set – Raduno Dalmati: prima vetrina del Museo della civiltà istriana

da Il Piccolo dell'11 settembre 2009

Un tavolo ancora perfettamente attrezzato per l’attività di orafo, datato Pirano 1911, gli arredi di una farmacia che sempre a Pirano aveva aperto negli anni ’20, coi suoi vasi e le scatolette di legno, e con la pubblicità di un allora celebre sciroppo. Pezzi di vita e di attività che gli esuli istriani portarono con loro a Trieste, e che adesso entrano come prime staffette nei saloni del Museo della cultura istriana, fiumana e dalmata di via Torino come annuncio dell’allestimento che verrà.

Una prima vetrina apre in occasione del convegno mondiale dei dalmati. Il presidente dell’Irci, Piero Delbello, ha ideato un saggio di ciò che il Museo racconterà in seguito, destinando al salone del secondo piano alcuni pezzi segnaletici. Una parte dello spazio è stata riservata alla cultura materiale, al lavoro di base della civiltà istriana, quello agricolo, con un carro restaurato, attrezzi, aratri. Nella seconda parte l’immagine ancora viva del tessuto economico delle città: «Il tavolo con gli attrezzi da orafo – racconta Delbello – fu usato dall’artigiano qui a Trieste fino al 2001, poi con una commovente lettera me lo diede per il futuro museo». Così sarà un «amarcord» quel fac-simile di farmacia, con la locandina dello sciroppo «Bronchirolo», specialità famosa un tempo, in quel luogo, in quel negozio di Pirano.

Terzo capitolo, alcuni «spot» sulla cultura: «Esponiamo – prosegue il presidente dell’Irci – un quadro di Craglietto, pittore di Verteneglio, intitolato ”Disperazione”, donato dalla famiglia appositamente per il museo, una gigantografia di Pierantonio Quarantotti Gambini di cui l’Irci possiede l’intero archivio, e un solo, ma speciale, quadro di Anna Antoniazzo, pittrice fiumana di corrente novecentesca».

Quest’opera era data per dispersa perfino a Fiume, ne era nota solo la foto in un catalogo. E invece si trovava a Trieste. Ritrae la madre dell’artista.

Infine il grande salone di via Torino mostrerà una piccola scelta dell’enorme patrimonio di cosiddette «masserizie», quelle che dagli anni Cinquanta giacciono in porto, con tutto il loro amaro profumo di vita in trasloco, e che non potranno essere esposte per intero nemmeno un domani. Questo settore si aprirà con un quadro di Dante Pisani, donato al museo solo alcuni mesi fa: «S’intitola – descrive Delbello – ”Esodo”, mostra due donne cupe in una creazione particolare, fatta con materiali diversi».

«È un progetto nato velocemente per l’occasione – conclude Delbello -, ma suggerisce in sintesi ciò che vorremmo realizzare: un ritratto a più voci, di più segmenti, che illustri non solo l’esodo, ma la cultura e la civiltà dell’Istria, di Fiume, della Dalmazia, anche se ora le mostre per il congresso sono state curate specificamente dalle associazioni dalmate».

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