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11 feb – L’intervista a Codarin su Televideo Rai

Renzo Codarin (Presidente di FederEsuli), figlio di esuli nato in un campo profughi di Trieste, racconta la sua storia. I genitori scapparono da Capodistria nel 1954, dopo il Memorandum di Londra, quando si è svuotata la zona B. "Fino a quel momento tutti speravano ancora che restasse all’Italia”.

Ci sono stati censimenti molto seri sui veri numeri dell’esodo. Parliamo della zona B: Capodistria, Isola e Pirano erano quasi totalmente italiane e si sono svuotate al 95%. Ma anche la campagna che era slovena si è svuotata del 52%. C’è stata una scelta di campo. Non erano fascisti che scappavano, ma pescatori, contadini, gente che non riusciva più a vivere sotto quel regime.

Codarin, cosa furono le foibe, cosa l’esodo e cosa rappresenta oggi il Giorno del Ricordo?

Le foibe sono state un esempio di pulizia etnica, un modo per creare il terrore nelle popolazioni che vivevano in Istria, Fiume e Dalmazia e per farle scappare. Era una parola che incuteva paura fisica. Fu questa una delle cause scatenanti dell'esodo, insieme ad altre norme come il divieto di parlare italiano o di frequentare la chiesa. Fu un esodo quasi biblico. La maggioranza delle popolazione di quelle terre se ne andò. Intere città e paesi si svuotarono. Il Giorno del Ricordo è un modo per l’Italia, seppur tardivo, di fare giustizia. Dopo tanti anni si riesce a parlare di queste cose a tutti gli italiani facendo capire che non fu solo una tragedia di questi poveri esuli, ma di tutto il popolo italiano. C’è una guerra persa che distrusse una terra in cui gli italiani vivevano da sempre, nella convivenza pacifica con sloveni, croati, tedeschi. Un’armonia che venne rotta dallo scontro tra due totalitarismi, quello fascista e nazista prima e dal comunismo jugoslavo dopo.

Oggi ci sono ancora forti nazionalismi, sia da parte italiana che da parte slovena o croata. C’è la possibilità di una memoria condivisa?

Ci sono ancora delle ferite aperte, delle ingiustizie che la Jugoslavia perpetrò nei confronti delle proprietà e dei beni degli esuli. La Slovenia e la Croazia, che vivevano anch’esse sotto il giogo di questo regime totalitario della Jugoslavia titina, una volta libere avrebbero dovuto risarcire anche i profughi italiani, ma così non è stato. La storiografia ufficiale di queste nazioni giovani del dopoguerra giustifica l’esodo come ritorsione a quello che di tremendo i fascisti fecero in quelle terre. Passa l’equazione italiani = fascisti. Su questo c’è ancora molto da fare. Il nazionalismo italiano si è molto stemperato, invece quello sloveno e croato, trattandosi di nazioni giovani, è ancora presente. Gli ambienti intellettuali sloveni devono ancora elaborare questo pezzo di storia. C’è un deficit di europeismo sia sloveno sia croato.

Come trasmettere ai giovani questa drammatica parentesi di storia?

Anche la giornata del ricordo può aiutare. Ci sono ancora testimoni viventi che possono confermare. C’è la possibilità che nella storia ufficiale d’Italia, sempre molto distratta su tutto, si parli di questa pagina in modo civile, facendo capire che si trattava di una civiltà secolare e non solo di un episodio tra le due guerre. Questo messaggio sta arrivando. Ormai i libri sull’esodo e sulle foibe sono tanti, sono fatti bene e non circolano solo nelle nostre associazioni di esuli. Arrivano anche in Slovenia e Croazia, dove c’è un‘evoluzione in atto. In un’Europa unica ci si deve voler bene. L’Adriatico deve essere un mare aperto per Italiani, sloveni e croati, uno spazio che è sempre stato di queste popolazioni.

Quanto tempo ci vorrà per parlarne serenamente?

L’ingresso in Europa della Croazia sarà di grande aiuto, perché aprirà le menti oltre che le frontiere. Comunque penso che debba passare ancora una generazione, quindi almeno 15, 20 anni perché se ne riesca a parlare.

 

Il Territorio Libero di Trieste fu costituito nel 1947 a seguito del trattato di pace con l'Italia alla fine della seconda guerra mondiale e dissolto formalmente nel 1954. Era diviso in due zone: la Zona A comprendeva la città di Trieste e terminava presso Muggia; era amministrata da un Governo Militare Alleato; la Zona B, che era amministrata dall'esercito jugoslavo. Il TLT in pratica non funzionò mai come un vero Stato indipendente. Il 5 ottobre 1954 venne firmato a Londra un memorandum di intesa in cui Italia e Jugoslavia si spartivano provvisoriamente il territorio con la zona A passata all'amministrazione civile italiana e la zona B a quella jugoslava. Nel 1975 il nuovo trattato di Osimo sanciva la spartizione definitiva dell'ex Territorio Libero di Trieste.

 

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