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07 gen – Dario Alberi: guida postuma sulla Dalmazia

Una delle direttrici del turismo d’oggi tra le due sponde dell’Adriatico è sicuramente la «Jadranska magistrala», ovvero la strada litoranea fatta costruire negli anni Sessanta dal maresciallo Tito con un esercito di «volontari» comunisti giunti da ogni parte del mondo. Lunga ben 1035 chilometri, attraversa tutta la Dalmazia, da Fiume ai confini dell’Albania, da Preloca fino a Dulcigno. Una «Strada del sole» così bella e interessante da costituire perfino una distrazione assai pericolosa per chi la percorre in automobile, alla ricerca del cantuccio ideale, una spiaggia o un isolotto per trascorrervi le vacanze estive.

Per chi voglia fare un viaggio, una gita o semplicemente conoscere questi luoghi, è appena arrivato in libreria «Dalmazia: Storia, cultura e arte» (Lint, pagg. 1696, euro 35,00) del triestino Dario Alberi, già autore nel 1997 del volume «Istria: Storia, cultura e arte», che ha avuto subito una seconda edizione nel ’98 e una prima ristampa nel 2006.

Dario Alberi, non ha potuto veder stampato questo suo secondo volume al quale tanto teneva, poichè è scomparso nel 2002, a 72 anni. Ma il lavoro era fatto, l’editore c’era, i lettori l’aspettavano. A portarlo a termine ci ha pensato la famiglia, al quale l’aveva dedicata.

Una guida del genere non si può «spiegare». Basti dire che è un vademecum molto ben fatto e accurato. Un’opera davvero completa, dedicata alla costa e alle isole della Dalmazia, la cui pubblicazione offre l’occasione per ricordare il «personaggio» Dario Alberi. Nato nel 1930 a Trieste, Alberi era un geometra e imprenditore molto noto, specializzato nel campo della pittura, della decorazione di interni e del restauro decorativo e monumentale. Un'arte che aveva appreso seguendo le orme del padre Narciso, assieme al quale – negli anni Sessanta e Settanta – aveva ristrutturato chiese e palazzi storici di mezza Trieste e della regione operando a fianco della Sovrintendenza ai Beni Artistici e Culturali in varie chiese e palazzi della Venezia Giulia (dal Castello di Miramare a Villa Manin di Passariano), ma anche nel resto d'Italia e all'estero. Con le sue maestranze aveva contribuito, per esempio, a riportare all'antico splendore vari palazzi sul Canal Grande di Venezia, poi aveva lavorato a Verona, a Londra, a Parigi (nella villa del miliardario Kashoggi).

Dopo un'intensa vita di lavoro, aveva passato le redini dell'impresa al figlio, dedicandosi finalmente a quel che più gli piaceva: viaggiare, soprattutto in Istria e in Dalmazia, le sue mete preferite, attraversate in lungo e in largo, in tutte le stagioni, prima in barca e poi con il suo camper, armato di macchina fotografica e block notes per «rubare» immagini, informazioni, atmosfere. Dopo ogni viaggio, tornato a casa, partendo da quegli appunti, da quegli schizzi e da quelle fotografie, incominciava una ricerca paziente, anzi una «ricostruzione», vera e propria. Che partiva dalle vicende storiche, dai nomi dei luoghi, perfino dagli aneddoti, collegando pazientemente tutte le tessere, come in un mosaico, fino a ridar vita a questo affascinante «atlante dell'anima».

Nell’ultima intervista, per l’uscita della sua guida sull’Istria, gli chiedemmo che cosa lo avesse spinto a un lavoro di ricerca durato oltre sette anni. E Dario Alberi ci rispose con una battuta: «Potrei dire che me l'ha ordinato il medico: "Basta auto, alla tua età: vai a piedi!", mi disse quando andai in pensione. Così sono andato a camminare, con la mia compagna e il cane. In Istria. E ho cominciato ad appassionarmi alla sua storia». Divertendosi molto, diceva. Ma anche per un altro, validissimo motivo, che lo indusse a pubblicare il tanto materiale raccolto: «Tener vivo il ricordo dell'Istria. Perchè – diceva – per l'Italia l'Istria non è esistita per 50 anni; per la Jugoslavia neppure: le pubblicazioni parlavano solo di monumenti partigiani. E in libreria non si trovava nulla». Tutto il materiale che aveva raccolto (testi e immagini accuratamente catalogati), assieme ai tanti libri rari e antichi che arricchivano nella sua biblioteca, lo aveva ordinato in una serie di «quaderni». E dopo la sua «Istria»,
Dario Alberi aveva pianificato una nuova impresa editoriale, concentrandosi sulla Dalmazia. «Sarà un'altra avventura – ci disse, con l'entusiasmo di un ragazzino, – perchè anche della Dalmazia si trova niente in libreria. Vorrei riempire il vuoto». Il lavoro che portò a termine vede ora la luce postumo, a merito suo, ma anche della famiglia e dell’editore, che così ne onorano la memoria.

Dalla Liburnia alla Riviera di Ragusa, da Cherso e Veglia alle isole di Arbe e Pago fino alle isole meridionali, l’opera sulla Dalmazia attraversa oltre mille città, paesi e borgate (citati nella doppia nomenclatura italiana e slava), che Dario Alberi descrive con cura e ricchezza di particolari nel loro profilo storico, artistico e paesaggistico, arricchito da centinaia di cartine e illustrazioni inedite (in gran parte di Dario Alberi), che consentono al lettore (ma anche al viaggiatore e allo studioso) più esigente di scoprire ogni angolo di questo splendido territorio.

Come aveva già fatto per la penisola istriana, ispirandosi alla geologia, Dario Alberi (ma il nonno muggesano si chiamava Auber, poi italianizzato nel 1925), ha suddiviso anche la Dalmazia in quattro parti ben distinte: la «Liburnia», di cui fanno parte la riviera quarnerina istriana, da Fianona-Plomin a Preluca-Prekok, la città di Fiume-Rijeka con il suo territorio, la Val di Vino-Vinodol e il Podgorje, la zona situata ai piedi delle Alpi Bebie-Velebit e le isole quarnerine; la «Dalmazia settentrionale», comprendente la regione tra il fiume Zermagna-Zrmanja e il Cherca-Krka, incluse le città di Zara e Sebenico con i rispettivi arcipelaghi; la «Dalmazia centrale», che va dal Cherca fino al fiume Narenta-Neretva, con le città di Traù e Spalato e le grandi isole centrali; infine, la «Dalmazia meridionale», cioè il territorio dal Narenta a Canali-Konavli, che costituisce praticamente quello dell’antica Repubblica di Ragusa.

All’interno di queste grandi ripartizioni, l’autore ha identificato delle «zone omogenee», presentate in dettaglio con un testo introduttivo e una utilissima carta generale dell’area, alle quali si aggiungono gli approfondimenti sui centri abitati più importanti, all’interno dei quali sono citate le frazioni e le ville minori.

L’indice spazia da Almissa-Omiš, situata nella gola della foce del fiume Cettina, che sbocca nel Canale di Brazza-Bracki Kanal, a una trentina di chilometri da Spalato, fino al porto di Zverinaz, isoletta satellite dell’isola Lunga-Dugi otok, al largo di Zara: poche case, una trattoria (ottimo pesce), una chiesetta romanica ad aula unica e un campanile, che fa le funzioni di punto d’orientamento diurno per le imbarcazioni. Lasciamo al lettore il piacere di scoprire le altre centinaia di mete possibili in Dalmazia.

(di Roberto Sanson su Il Piccolo)

 

 

 

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