Videoconferenza dell’Anvgd Milano sull’Esodo in provincia di Taranto

Giovedì 27 aprile alle ore 18:00, in diretta sulla pagina Facebook ANVGD di Milano. Per far conoscere e tramandare la storia della Venezia Giulia, si terrà una nuova videoconferenza durante la quale i Professori GIUSEPPE PARLATO, professore ordinario di Storia contemporanea nella Unint di Roma e presidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice di Roma, e VITO FUMAROLA, laureato in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Bari, già docente di Italiano e Latino presso il Liceo “Tito Livio” di Martina Franca. parleranno di: 
L’ESODO ISTRIANO IN PROVINCIA DI TARANTO 
La minuscola storia di ognuno merita di essere raccontata perché contiene in sé la maiuscola Storia di tutti
Dall’Istria a Taranto per restare italiani. Quasi mille persone – si va da Albori Alba a Zuvin Amalia fu Antonio – nate a Pola, Fiume, Capodistria, Dignano, Gallesano, Rovigno, Parenzo, Umago, di professione impiegato, meccanico, bracciante, tabacchina, garzone, guardiano, sarta, panettiere, pittore, tutti fermatisi in terra ionica.
Di contro è doveroso ricordare anche i molti, soldati, carabinieri e civili, nati in provincia di Taranto (Castellaneta, Ginosa, Grottaglie, Mottola) negli anni Dieci e Venti del 1900 ed infoibati fra l’entroterra triestino e l’Istria.
Molti furono quelli che arrivarono da soli per poi essere raggiunti dalle famiglie in un secondo tempo.
Gli esuli furono allocati nella provincia ionica, lungo un arco temporale che va dal 1947 al 1956, presso tre centri di accoglienza dislocati tra San Vito e il quartiere Tamburi.
Oggi la comunità, quella degli esuli, che pur assottigliandosi di anno in anno per le inderogabili leggi di natura, mantiene inalterati i rapporti ideali con la terra d’origine attraverso la cucina e i piatti tipici, il ballo e il canto (basta un accenno all’Inno nazionale italiano o al coro del “Nabucco” Va’ pensiero per infiammare gli animi).
La parlata dialettale istro-veneta, la lettura delle testate dell’esodo, la conservazione gelosa di foto, oggetti, articoli, documenti d’epoca, viaggi con le famiglie o in comitiva per rivedere i propri “luoghi dell’anima”, mantengono inalterati i legami con una patria perduta. 
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