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Vent’anni dopo, c’è voglia di Jugoslavia (Il Giornale 25 mar)

di Fausto Biloslavo

In marcia assieme verso l’Unione europea, lotta comune al crimine organizzato, scambi economici sempre più intensi, il treno da Sarajevo a Belgrado e addirittura l’idea di un campionato di calcio che fa rinascere la Jugo nostalgia. Nessuno vuole rispolverare la vetusta Federativa socialista del maresciallo Tito. L’obiettivo è guardare avanti rendendo sempre più blandi i confini tracciati con il sangue. Fino a dieci anni fa si massacravano nel crogiuolo etnico dei Balcani, ma oggi le sei Repubbliche secessioniste dell’ex Jugoslavia hanno voltato pagina. Croati, serbi e sloveni si sono seduti attorno a uno stesso tavolo il 5 marzo a Ptuj, dopo un’epoca di tensioni e rancori. La foto ufficiale ha immortalato la fascinosa premier di Zagabria, Jadranka Kosor, che sorride al George Clooney dei Balcani, il presidente serbo Boris Tadic. A fare gli onori di casa il primo ministro sloveno Borut Pahor. Il «terzetto» si propone di traghettare tutta la ex Jugoslavia nell’Unione europea. Per non parlare della rinnovata collaborazione economica. Secondo Tadic «la cooperazione tra i tre Paesi è un’arma efficace per combattere la crisi dando vita a nuovi sbocchi occupazionali».

Lo scorso anno proprio Tadic e l’allora presidente croato Stipe Mesic avevano addirittura accennato a progetti comuni sugli armamenti, un settore in cui la vecchia Federativa era rinomata. La «Jugosfera», come l’ha ribattezzata il settimanale inglese The Economist, è già una realtà fra i giovani, in campo economico e commerciale. Ogni estate migliaia di ragazzi accorrono dalle vicine Repubbliche al Festival della musica di Novi Sad, in Serbia. Per Belgrado la Bosnia è il primo mercato di esportazione e la Croazia la seconda. I grandi gruppi come la Delta serba, il Mercator sloveno e il Konzum croato fanno a gara ad aprire supermercati e centri commerciali nelle altre Repubbliche. Il quotidiano di Belgrado, Politika, ha un’edizione «ex Ju». I titoli parlano di «conquiste» non più sanguinose, ma attraverso la cioccolata serba che si è espansa nei Balcani. Lo scorso dicembre è stato riattivato, dopo 18 anni, il treno Sarajevo-Belgrado, simbolo della Jugoslavia. Le carrozze dell’Espresso 451 sono equamente divise: una della compagnia serba di Bosnia, l’altra dell’entità croata musulmana. Il vagone ristorante appartiene a Belgrado ed è l’unico dove si può fumare. Anche sui crimini di guerra della disgregazione Jugoslava si stanno facendo passi avanti. Il Parlamento serbo voterà una risoluzione che condanna il massacro di Srebrenica dove le truppe del generale Ratko Mladic uccisero ottomila musulmani. Non sarà utilizzato il termine genocidio e un’identica risoluzione denuncerà i crimini contro i serbi. Belgrado ha consegnato 43 dei 46 ricercati dal tribunale internazionale de L’Aia per le stragi nell’ex Jugoslavia. Manca all’appello Mladic, il «macellaio» di Srebrenica, ma la Serbia ha già processato nei propri tribunali 362 persone accusate di crimini di guerra.

La Jugo nostalgia si fa sentire anche nel calcio. I primi lampi della tragedia, nel 1990, furono i sanguinosi scontri a Zagabria fra tifosi croati della Dinamo e quelli della Stella Rossa di Belgrado. Ora la Federazione calcio slovena propone una specie di «Jugoleague». Un campionato che coinvolgerebbe tutte e sei le Repubbliche secessioniste. Un progetto già attuato con la pallanuoto e la pallacanestro. Edi Reja, che ha guidato famose squadre croate, oggi allenatore della Lazio, è entusiasta all’idea. «È difficile, ma ritornare a un campionato com’era quello jugoslavo sarebbe la salvezza del calcio» nei Balcani, sostiene l’allenatore di origine goriziana. Il 20 marzo c’è mancato poco che tutti i rappresentanti delle sei ex Repubbliche jugoslave si ritrovassero a Brdo in Slovenia. La Serbia ha detto no all’ultimo momento, perché l'ultimo arrivato, il Kosovo, si presentava come Stato indipendente. Belgrado non ha mai riconosciuto la secessione della sua provincia ribelle.

L’ex Jugoslavia è invece rinata in febbraio a Zagabria, come fronte comune nella lotta alla criminalità organizzata. I ministri dell’Interno di Croazia, Serbia, Slovenia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro e Macedonia hanno deciso di rafforzare la collaborazione fra gli organi di polizia e di intelligence gettando le basi per la creazione di un centro di coordinamento regionale. La prossima estate si terrà la Conferenza internazionale dei Balcani, fortemente voluta dall’Italia, che si terrà a Sarajevo. Assieme ai rappresentanti dell’Unione europea degli Stati Uniti e della Russia, serbi, sloveni, croati, montenegrini, bosniaci, macedoni e kosovari si ritroveranno nell’epicentro della fine della Jugoslavia.

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