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Studenti udinesi ”risolvono” il caso beni abbandonati

Se fosse vero, la Corte di giustizia delle Comunità europee avrebbe risolto ieri l’altro in sede di udienza pubblica, un caso di restituzione di beni abbandonati in quel di Pirano. Il procedimento riguarda un cittadino italiano, esule, che si è rivolto al Tribunale di Lubiana dopo aver saputo che la sua casa nazionalizzata dalla Jugoslavia, ora veniva venduta al Console della Slovenia a Trieste. Il proprietario, pertanto, chiede, coinvolgendo il Tribunale di Trieste, che si affermi il suo diritto di proprietà ai sensi del primo protocollo della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 1950. Chiede alla Repubblica di Slovenia anche il risarcimento del danno per il mancato utile per l’esercizio della proprietà dal 1948 ad oggi. La Corte europea, nella sua risposta apre la possibilità ad una soluzione del contenzioso accettando come legittimo in questo caso il principio di conformità proposto dagli attori, vale a dire dagli avvocati incaricati dal richiedente.

È giusto in questo caso invocare il diritto di proprietà – sostiene la Corte –, e conferma la competenza del giudice italiano in una controversia nei confronti della Repubblica di Slovenia che risulti connessa ad una causa avviata nei confronti di un soggetto domiciliato in Italia.

Si chiude il sipario e si apre lo spazio delle riflessioni. Il tutto avviene in una sala (la Tomadini) dell’Università di Udine, Facoltà di Giurisprudenza, durante una simulazione. Il corso è quello di Diritto Internazionale Privato del prof. Maurizio Maresca che da tre anni ha avviato questa “prova” con gli studenti fornendo loro gli elementi di un caso – o di più casi come nell’edizione di quest’anno –, da dibattere in sede di udienza pubblica. Presidente della Corte – in questo frangente –, il presidente del Tribunale di Trieste, Arrigo De Pauli, affiancato da uomini di legge e consulenti, qualificati comunque ad emettere un giudizio meritorio. Tra questi anche il sindaco di Udine, Furio Honsell, il presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontanini, avvocati e, in rappresentanza degli esuli, il presidente della Federazione, Renzo Codarin.

L’esperimento è alla sua terza edizione con alcune novità, mentre nei due anni precedenti gli studenti avevano presentato un singolo caso, quest’anno il numero è salito a tre per rispondere all’interesse suscitato dall’iniziativa. Per ogni caso una decina di studenti coinvolti direttamente che hanno relazionato sulle diverse posizioni dei richiedenti, circa ottanta gli studenti complessivamente coinvolti. La prima udienza riguardava il diritto alla salute, tra eutanasia e vita; il secondo, appunto, il diritto di proprietà che, nello specifico, si riferiva al bene di un esule e, terzo, il diritto religioso con tutte le implicazioni legate a realtà estranee alla cultura del territorio come la costruzione di una moschea a Udine centro.

Nel caso specifico riguardante il bene di un esule, sono stati analizzati tutti i trattati internazionali che sono alla base del contenzioso, ma non sono stati tralasciati neanche decisioni bilaterali, dibattiti e studi condotti sulla materia. Gli “avvocati” si sono richiamati al principio di non discriminazione nei confronti di altri cittadini europei, la necessità di un intervento del governo italiano in materia, l’impegno diretto della Slovenia sul contenzioso, anche in termini di risarcimento danni con decorrenza 2004, vale a dire dalla sua entrata nell’UE. La Slovenia, rappresentata da due avvocati, afferma con forza di avere già assolto il suo debito depositando quanto dovuto all’Italia sulla base degli accordi internazionali, presso una banca europea. Ognuno ha potuto proporre le proprie tesi, salvo arrivare ad una soluzione.

Tutto simulato, tutto costruito a tavolino, ma con la massima attenzione all’esistente. All’udienza hanno preso parte avvocati difensori delle parti, ma anche in rappresentanza dei singoli governi coinvolti. Un’ora circa di tesi a favore e contrarie all’attore principale e poi le conclusioni, prima di svuotare l’aula e dare la parola alla Corte, il tutto in una perfetta regia che ha coinvolto il numeroso pubblico presente. Gli studenti hanno tenuto fede alle indicazioni date in apertura di udienza dal presidente De Pauli che ha raccomandato ai futuri avvocati “poche, efficaci, ottime parole”. Alla fine, lo stesso presidente, non ha potuto che complimentarsi con gli studenti, per la loro serietà e l’impegno, ma anche per la passione avvertita durante la loro “prova” di futuro.

(Rosanna Turcinovich Giuricin su La Voce del Popolo)

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