Strage Vergarolla: de’ Vidovich, fuori i nomi degli italiani che sapevano

Il documento da cui risulta che la polizia segreta comunista iugoslava fece esplodere il 18 agosto 1946 a Vergarolla, presso Pola ancora occupata dalle truppe anglo-americane, 9 tonnellate di mine che uccisero 63, forse 70, italiani e ne ferirono un centinaio, non può restare senza conseguenze penali e politiche, perché fu attuato al fine di terrorizzare la popolazione e costringerla all’esodo, facendo ben capire che la presenza delle truppe anglo-americane non proteggeva minimamente gli italiani.

Apprendiamo, infatti, solo ora dal libro Top Secret di Mario Cereghino e Fabia Amodeo che furono i Servizi segreti italiani ad informare minuziosamente dell’avvenimento i colleghi inglesi, individuando anche gli agenti dell’OZNA che avevano provocato la strage.

Ciò significa che il Governo italiano del tempo ne era a conoscenza e si rese responsabile di aver segretato per 64 anni un fatto di inaudita gravità, che avrebbe dovuto essere portato a conoscenza dell’opinione pubblica internazionale perché avrebbe potuto avere un peso determinante nelle trattative, allora ancora in corso, sul Trattato di Pace firmato il 10 febbraio 1947, cioè 5-6 mesi mesi dopo.

I Dalmati Italiani nel Mondo chiedono la convocazione urgente del Tavolo di confronto tra la Federazione degli Esuli ed il Governo Prodi, affinché siano resi di pubblico dominio i nomi dei responsabili che hanno dolosamente occultato una prova importante, che dimostrava per tabulas i metodi attuati dai comunisti di Tito per costringerci all’esodo.

Con tutta probabilità, una parte considerevole di territorio italiano avrebbe potuto essere salvata o, quanto meno, le potenze firmatarie del Trattato di Parigi avrebbero potuto intervenire a tutela degli italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia. Chiediamo al Governo Prodi che l’accusa di alto tradimento sia formalizzata davanti alla giustizia civile e militare, anche se i responsabili sono probabilmente scomparsi, perché vanno comunque appurate responsabilità politiche di portata storica di inaudita gravità.

Finora da parte jugoslava si era sostenuto spudoratamente la casualità dell’incidente, anche se gli esuli avevano sempre sostenuto che tale eventualità era impossibile, perché l’esplosione era coincisa con una grande manifestazione che aveva richiamato sul posto un pubblico insolitamente numeroso.

 

On. Renzo de’Vidovich

 

Trieste, 13 marzo 2008