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Slovenia e Bosnia snobbano Nikolic (Il Piccolo 08 giu)

Quanti errori e passi falsi può permettersi di compiere in una settimana un politico di punta? Tanti se il politico in questione è Tomislav Nikolic, il neo-presidente serbo. Come numerose sono ormai le ripercussioni internazionali del “Nikolic-pensiero”. Un mix di dichiarazioni incaute e interviste sopra le righe che stanno mettendo a rischio anni di difficili passi avanti nella riconciliazione nei Balcani. L’ultima tegola sul leader nazionalista serbo è piovuta ieri dal paesino di Log pod Mangartom, in Slovenia, dove il presidente sloveno Danilo Türk e il membro musulmano della presidenza tripartita bosniaca Bakir Izetbegovic si erano ritrovati per inaugurare un monumento alla memoria dei soldati bosniaci caduti sul fronte dell’Isonzo durante la Prima guerra mondiale.

 

A margine della commemorazione, un breve annuncio di Türk alla stampa: «Ho ricevuto l’invito ma non andrò alla cerimonia d’insediamento» di Nikolic, che si terrà a Belgrado l’11 giugno. Perché? «Guardate, non è il momento adatto per discuterne». Ma un chiarimento indiretto sul “gran rifiuto” sloveno è arrivato dall’omologo bosniaco Izetbegovic, che ha fatto sapere di volere calcare le orme di Türk. «Nikolic mi ha chiamato di persona al telefono per invitarmi. Un bel messaggio da parte sua ma non parteciperò. (Nikolic) è un uomo che ha mutato la sua retorica. Ma che anche il suo comportamento sia cambiato dovrà dimostrarcelo nel tempo», ha aggiunto il politico bosniaco. «Spero abbia cambiato condotta. Siamo Paesi confinanti, sono necessari passi verso la riconciliazione. Se lui è pronto, noi siamo pronti – ha chiosato – ma ora è presto. Aspettiamo di vedere se Nikolic ha una faccia nuova, un nuovo approccio».

 

Per ora, il nuovo approccio è mancato. Prima le dichiarazioni su «Vukovar città serba», smentite da Nikolic ma che hanno provocato il boicottaggio contro il leader serbo da parte dell’omologo croato Josipovic. Josipovic che mercoledì, durante un vertice con la presidentessa kosovara Atifete Jahjaga ha confermato che non sarà a Belgrado l’11 giugno. Poi le affermazioni su Srebrenica: «A Srebrenica non c’è stato alcun genocidio ma un grave crimine». E l’immediata tempesta di critiche da parte di Bruxelles, Sarajevo, Zagabria. Sempre Josipovic: «Le dichiarazioni su Vukovar e Srebrenica sono lontane dai valori europei». Ma non è solo la “Jugosfera” ad avere mal reagito alle imprudenti uscite di “Toma”.

 

Anche il Dipartimento di Stato Usa ha condannato le sparate di Nikolic. Washington «deplora le affermazioni del neo-eletto presidente serbo». Infine, un utile riepilogo di cosa è stato Srebrenica: «Un genocidio non esposto a determinazione soggettiva ma definito in varie sentenze come un atto criminale dal Tribunale penale per l’ex Jugoslavia. Anche la Corte internazionale di giustizia ha concluso che nell’enclave c’è stato un genocidio. Non lo si può negare». E forse Nikolic sarà costretto a tornare sui suoi passi, a non negare più. Secondo il quotidiano serbo “Blic”, che cita fonti europee, durante l’importante vertice del 14 giugno a Bruxelles tra Nikolic, Barroso, Van Rompuy e Ashton, il presidente serbo sarà “obbligato” dall’Ue a fare marcia indietro. Altrimenti per la Serbia le porte dell’Ue potrebbero richiudersi.

 

Ma finora Nikolic sembra maggiormente impegnato sul fronte interno per preoccuparsi troppo dell’Europa. Ieri ha incontrato i sindaci serbi del Nord del Kosovo, sul piede di guerra dopo la recente operazione Nato. Dimostrando moderazione, Nikolic li ha invitati a non rispondere alle provocazioni, non ricorrere alla violenza contro le forze internazionali, assicurando che la Serbia «farà di tutto per proteggere la loro sicurezza e i loro diritti». Ha mostrato documenti ufficiali trattative dei mesi scorsi tra Serbia e Kosovo. Conterrebbero – denunciano i sindaci – dettagli su accordi con Pristina mai rivelati ai cittadini serbi.

 

Stefano Giantin

“Il Piccolo” 8 giugno 2012

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