Scout in Istria, Fiume e Dalmazia dal 1919

Tra il 1918 e il 1919 si sviluppano vari gruppi scout nelle terre redente. Nella città di Pola, appena aggregata al Regno d’Italia, nel 1919, c’è la promessa in pubblico di alcuni giovani esponenti dello scautismo istriano (foto di copertina). Il 7 aprile 1919 pure a Sebenico, in Dalmazia, fanno la loro apparizione in teatro i ragazzi col cappellone e il fazzoletto al collo. Cantano gli inni nazionali, mandando in visibilio gli astanti. A Fiume, tra il 1922 e il 1925, si possono contare ben cinque raggruppamenti scout. Uno di quei ragazzi, Eligio Serdoz, esule di Pola a Udine, dopo il 1945, fu responsabile di un gruppo scout all’Istituto “Francesco Tomadini”.

Queste ed altre originali notizie sono state diffuse da Lucio Costantini, figlio di esuli da Buie e socio ANVGD di Udine, durante la conferenza svoltasi all’Università della Terza Età (UTE) di Udine. Costantini è psicologo, Presidente dell’Associazione Friulana “Emilio Salgari” e fondatore del sodalizio udinese Storiaèmemoria. Il titolo dell’incontro era: “Quando in Istria e in Dalmazia c’erano gli scout: frammenti di storia patria”. Mercoledì 15 dicembre 2021 ha aperto l’incontro la professoressa Maria Letizia Burtulo, presidente della UTE “P. Naliato”. “Mi piace ricordare che il dottor Costantini è uno dei nostri insegnanti, come pure Elio Varutti, andando a segnare una buona collaborazione tra l’ANVGD e la UTE di Udine”. È poi intervenuto Bruno Bonetti, vicepresidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, per portare il saluto ufficiale della presidente Bruna Zuccolin, impegnata all’estero per motivi familiari.  

Costantini ha così spiegato come lo scautismo, quello laico del Corpo Nazionale Giovani Esploratori Italiani (CNGEI) e quello cattolico dell’Associazione Scautistica Cattolica Italiana (ASCI), fu attivo in diverse località dell’Adriatico orientale sin dai primi anni del Novecento. Sono state citate le località di: Trieste, Fiume, Volosca-Abbazia, Pola, Parenzo, Capodistria, Isola d’Istria, Pinguente, Sebenico e Zara, coinvolgendo un significativo numero di giovani di allora, fino alla sua soppressione (voluta dal fascismo) avvenuta con regio decreto, tra il 1927 e il 1928. I caporioni della neonata Opera Nazionale Balilla volevano prendersi tutto, ma come ha ricordato il relatore fu solo una brutta copia degli scout, come pure i pionieri di Tito, o la Hitler-Jugend.

Negli anni Trenta i Boy scout e le Girl scout non demordono. Inizia così il periodo della giungla silente, ossia la clandestinità contro le leggi fasciste. Lo scautismo italiano riprende vigore con l’arrivo degli Alleati alla fine della seconda guerra mondiale, come a Gorizia nel 1946. Nelle terre perse, come Istria, Fiume e Dalmazia, annesse dalla Jugoslavia, i boy scout sono vietati e sostituiti dai pionieri di Tito, diretta emanazione del Partito comunista jugoslavo. Dopo la dissoluzione della Jugoslavia, del 1990, e dopo le guerre etniche della ex-Jugoslavia riprende vigore lo scautismo in Slovenia, Croazia e negli altri stati balcanici.

All’inizio dell’evento l’appassionato relatore ha spiegato pure la nascita del movimento educativo di volontariato al servizio della comunità. Nato nel 1907 da un’idea del tenente generale inglese Robert Baden-Powell, oggi lo scautismo conta in totale più di quaranta milioni di iscritti nel mondo. In Italia gli aderenti sono 220mila, frammentati in decine di associazioni. A Udine il primo gruppo scout sorge nel 1915.

Al termine della relazione ci sono stati alcuni interventi dei presenti. Graziella Brusin, socia ANVGD, ha chiesto notizie sul fenomeno delle Aquile randagie, ossia dei ragazzi scout di Milano, Monza e Parma che svolgevano attività giovanili clandestine durante il fascismo, incluso il salvataggio degli ebrei dalla deportazione nei lager. Ha poi parlato Gianni Raspar, del Centro di documentazione sullo scautismo di Monfalcone (GO). “Lo scautismo di Monfalcone – ha detto Raspar – è grato ai boy scout di Pola che sin dal 1924 hanno collaborato con la nostra città portuale, pure dopo l’esodo del 1945, gli istriani ci hanno molto aiutato, tanto che possiamo vantare tra i nostri reperti storici, ben tre bandiere degli scout di Pola”. Tra il pubblico si sono notati i seguenti soci ANVGD: Giorgio Gorlato, esule da Dignano d’Istria, Luciana Bernes, oriunda di Visignano d’Istria, Rosalba Meneghini e Giorgio Benussi, ambedue con ascendenze da Rovigno.

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Cenni bibliografici

Lucio Costantini, “Quando a Fiume, in Istria e in Dalmazia c’erano gli scouts…”, «Tempi & Cultura», Istituto Regionale per la Cultura istriano-fiumano-dalmata (IRCI), Trieste, n.5, 1998-’90.

Note – Autore principale: Elio Varutti, ANVGD Udine. Networking a cura di Marco Birin e E. Varutti. Copertina: Pola 1919, promessa degli scout istriani. Lettore: Bruno Bonetti. Adesioni al progetto: Centro studi, ricerca e documentazione sull’esodo giuliano dalmata, Udine. Fotografie di E. Varutti e B. Bonetti.

Ricerche presso l’Archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Via Aquileia, 29 – I piano, c/o ACLI – 33100 Udine, – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin. Vice presidente: Bruno Bonetti. Segretaria: Barbara Rossi.   Sito web:  https://anvgdud.it/

Fonte: ANVGD Udine – 18/12/2021

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