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Quel film sloveno offende gli Esuli (repubblica.it 05 nov)

di Rita Celi

ROMA – E' solo una parodia, ma a volte la parodia artistica si scontra con capitoli di storia particolarmente sensibili. E così accade che scoppi la polemica sul cortometraggio sloveno che già dal titolo rievoca memorie mai sopite. "Trst je nas", Trieste è nostra – dal grido di battaglia dei titini – scatena le ire degli esuli istriani, giuliani e dalmati che hanno minacciato di denunciare Lubiana alla Commissione europea perché il film in questione riapre la ferita dei 40 giorni d'occupazione del 1945, segnata da deportazioni e violenze contro migliaia di italiani che morirono gettati nelle foibe o giustiziati. Un coro di proteste cui si è aggiunta oggi anche quella ufficiale della Farnesina che ha attaccato il film, responsabile – secondo il ministro degli Esteri, Franco Frattini – di versare "nuovo sale sulle ferite che dovremo tutti contribuire a far chiudere piuttosto che riaprire".

Il film Trieste è nostra – che ha anche un sottotitolo "La battaglia che non c'è stata" e sta per uscire in questi giorni in Slovenia – è un cortometraggio prodotto dalla Rtv di Lubiana che fa una parodia dell'armata jugoslava alla riconquista della città giuliana, rievocando anche quei drammatici giorni della fine della Seconda Guerra mondiale. L'autore è un giovanissimo regista sloveno, Ziga Virc, che sta completando la tesi di laurea in regia cinematografica e televisiva. Il film, in bianco e nero, è stato girato in 16 millimetri e dura 27 minuti. Il regista ventiduenne si è difeso sostenendo che si tratta di una parodia che ironizza sugli stessi partigiani titini.

La trama. Il film, ambientato ai giorni nostri, racconta le fantasie velleitarie del protagonista Franco che gioca ai tedeschi e partigiani lasciando la moglie da sola a lavorare in azienda. E' talmente infervorato che si mette a capo di un gruppo di uomini con le divise dei partigiani di Tito per "liberare" Trieste e cambiare il corso della storia. Nella vicenda irrompe la polizia slovena con il comandante Brane, amico di Franco, che decide di non consentire più la messa in scena di queste battaglie. Ma Franco non si ferma perché ciò che lo preoccupa sono gli insegnamenti da trasmettere alla giovane generazione e a sua figlia Mateja, che teme non abbia modo di apprendere i valori della Resistenza che dovrebbero essere trasmessi di padre in figlio.

La protesta della Farnesina. "Sono francamente stupefatto per la decisione dell'Accademia slovena per la cinematografia di finanziare il film e per la decisione della tv di Stato di diffonderlo", ha affermato in una nota il ministro degli Esteri, Franco Frattini. "Tra qualche giorno celebriamo il ventennale della caduta del muro di Berlino e nessuno dovrebbe permettersi di scherzare sul sangue e sul dolore che l'Europa ha drammaticamente conosciuto", ha dichiarato Frattini. "Rievocando quanto i cittadini dalmati e istriani hanno subito e sofferto per le orribili azioni delle bande del dittatore jugoslavo", ha osservato il titolare della Farnesina, "il film versa nuovo sale sulle ferite che dovremo tutti contribuire a far chiudere piuttosto che riaprire".

L'associazione esuli. "Non si può fare una parodia di una tragedia. È come buttare sale sulle ferite ancora aperte". E' il commento di Lucio Toth, presidente dell'Anvgd, associazione che raccoglie gli esuli di Istria, Fiume e Dalmazia. "Concordo con le parole di censura espresse dal ministro Frattini – ha detto Toth – anche ammesso che abbiano voluto fare una parodia, l'argomento non si presta allo scherno. Ci sono ancora tendenze scioviniste da parte slovena che contestano l'italianità di Trieste e Gorizia". "Il pericolo – ha concluso – è che attraverso la satira si raggiunga un risultato opposto: gettare sale su una ferita ancora aperta che si cerca di rimarginare".

Unione istriani. "Il film non l'ho visto ma ho visto il trailer che riporta tutta una serie di situazioni che sono inaccettabili, a partire dagli slogan che incitano all'odio razziale e sono contro la città di Trieste come 'Trieste ritornerà slovena', 'Nel 2010 scriveremo una nuova pagina di storia' oppure 'Ridiamo orgoglio al popolo sloveno'. Naturalmente con immagini che riportano all'epopea della Resistenza durante la Seconda guerra mondiale". Così commenta il presidente dell'Unione Istriani di Trieste, Massimiliano Lacota. "Non è una parodia scherzosa come dicono gli autori, magari lo fosse – aggiunge Lacota. – E' solo una sottile e cinica operazione che la tv di Stato slovena, probabilmente con il consenso del governo, sta facendo per alimentare tutta una serie di tensioni". "Di più ci ha irritato il fatto che questo film venga presentato per la prima volta non a Lubiana ma addirittura a Sesana, a pochissimi chilometri da Trieste", protesta Lacota a proposito della proiezione in programma il 6 novembre. "Abbiamo già fatto vedere il trailer ai nostri legali di Bruxelles – conclude – e crediamo che ci siano i fondamenti per avviare un'azione legale nei confronti della Slovenia, un procedimento di infrazione per istigazione all'odio razziale".

 

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