10.09.2026 – La rassegna Il cinema della frontiera adriatica alla Mostra del Cinema di Venezia 2026 organizzata dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia in collaborazione con Federazione delle Associazioni degli Esuli istriani, fiumani e dalmati, Centro di Documentazione Multimediale della cultura giuliana istriana fiumana e dalmata, CINIT – Cineforum Italiano, Isola Edipo, Regione Veneto, Comune di Venezia, Biennale di Venezia e Centro Sperimentale di Cinematografia nell’ambito dell’83a Mostra internazionale d’arte cinematografica si è conclusa con la presentazione del documentario “In odium fidei. I martiri cristiani della persecuzione titina”, diretto da Maximiliano Hernando Bruno e realizzato da Venicefilm con il contributo della Lega Nazionale di Trieste.
La prima proiezione si è aperta con il saluto del Capo di Gabinetto della Prefettura di Venezia Beatrice Musolino, la quale nel suo precedente incarico era stata a Trieste, ove è venuta realmente a conoscenza delle vicende delle foibe e ha trovato «negli occhi degli esuli istriani la nostalgia e l’amore per la loro terra». Il Presidente di FederEsuli Renzo Codarin ha sottolineato come gli opposti nazionalismi ed i totalitarismi abbiano ugualmente colpito italiani, sloveni e croati, che adesso convivono e collaborano grazie all’Europa. Paolo Sardos Albertini, Presidente della Lega Nazionale, ha spiegato che italiani, croati e sloveni hanno avuto in Istria tre martiri del comunismo beatificati (Francesco Bonifacio, Miroslav Bulešić e Lojze Grozde) in quanto vittime dello stesso sistema repressivo: «Questi tre popoli oggi sono solidali fra loro perché hanno alle spalle la comune sofferenza del comunismo e guardano al futuro in modo non contrapposto».
Un ringraziamento particolare a chi ha realizzato tale documentario è stato formulato da Gianfranco Bonifacio, nipote del sacerdote istriano ucciso 80 anni fa (la sera dell’11 settembre 1946), mentre il regista Bruno ha ricordato che le vicende qui raccontate rappresentano soltanto un frammento della persecuzione cui furono sottoposti i sacerdoti nella Jugoslavia comunista.
Nelle tumultuose giornate successive all’8 settembre 1943 si scatenò in Istria la prima ondata di stragi nelle foibe compiute dai partigiani comunisti jugoslavi che uccisero anche don Angelo Tarticchio, la cui atroce fine viene raccontata nel documentario dal nipote Piero. L’esule istriano Mario Ravalico ha scritto una corposa biografia di Don Bonifacio e contribuisce a “In odium fidei” raccontando con ritmo appassionante le dinamiche che portarono all’uccisione del sacerdote piranese, la cui salma non è stata ancora individuata. Negli anni seguenti vani sarebbero risultati gli sforzi del Vescovo di Trieste e Capodistria Antonio Santin per scoprire la fine del sacerdote che pochi giorni prima della sua morte era venuto da lui ribadendogli l’intenzione di non abbandonare la sua sede anche se aveva già capito di rischiare la vita.

Altrettanto dettagliata è la ricostruzione che fanno l’esule da Canfanaro Grazia Del Treppo ed il parroco di Lanischie don Josip Mašina riguardo l’uccisione di don Miro Bulešić, il quale a fine agosto 1947 venne assassinato mentre stava accompagnando don Jakob Ukmar ad impartire le cresime nell’entroterra istriano. I due giovani preti erano entrati nel mirino dell’OZNA, la polizia segreta jugoslava, perché con il loro operato pastorale tenevano i giovani in parrocchia e al di fuori dell’indottrinamento del regime e stavano creando comunità parrocchiali impermeabili alla propaganda comunista: nella Jugoslavia totalitaria di Tito in cui vigeva l’ateismo di Stato, era inaccettabile.

Tra i contributi presenti nel filmato ci sono anche don Ettore Malnati, il quale racconta in particolare del linciaggio di monsignor Santin quando si recò a Capodistria per cresimare in occasione della ricorrenza patronale di San Nazario nel 1947, ed i dirigenti dell’Associazione Fiumani Italiani nel Mondo Franco Papetti e Diego Zandel, che descrivono il clima di terrore che costrinse il Vescovo di Fiume Ugo Camozzo ad abbandonare la sua diocesi insieme ad altri 25 preti.

Sacerdoti beatificati in quanto martirizzati in odium fidei appunto, persecuzioni religiose ed episodi di violenza compiuti da un regime totalitario di matrice comunista: pagine di storia della frontiera adriatica che grazie a quest’opera vengono alla luce.
Lorenzo Salimbeni





