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Peroni: «Next banco di prova per Trieste» (Il Piccolo 28 set)

Parte Trieste Next. Francesco Peroni, Rettore dell’Università degli Studi di Trieste – uno dei tre partner promotori del primo Salone europeo dell’innovazione e della ricerca scientifica, assieme a Comune di Trieste e Nordest Europa – commenta l’atmosfera cittadina a due giorni dal taglio del nastro.

 

Quando le hanno parlato per la prima volta di Trieste Next, qual è stata la sua reazione?


«Era l’autunno del 2011. Ricordo di aver provato un sincero interesse per l’idea, che mi sembrò di grande appeal per questa città. Ho pensato anche che il tempo a disposizione non fosse molto. Ma i risultati che vedo mi hanno smentito».

 

Il progetto Next è stato importato in città, qui si è sviluppato e sta per fiorire. Come mai non è nato a Trieste?


«Perché Trieste non sia stato l’incubatore dell’idea di Next andrebbe forse chiesto ad altri. Ma non si può dire che questa città, e l’Università in particolare, siano rimaste a guardare, in passato. Ricordiamo l’esperienza biennale di un evento europeo, giocato a livello cittadino, come la Notte dei Ricercatori, che ha dimostrato come la comunità scientifica locale sia del tutto in grado di organizzare e offrire manifestazioni di alto livello culturale».

 

Trieste ha in sé tantissime opportunità. Che cosa può offrire Next a questa città in cerca di se stessa?


«Trieste Next mette in luce uno dei tratti qualificanti di questa città: un’identità di cui talvolta sembra non essere consapevole. Un libro diventato celebre ha definito Trieste “il nessun luogo”. Io sostengo invece che questo è proprio Il luogo in cui si fa, non solo ricerca a livello internazionale, ma anche formazione di eccellenza. E poiché entrambe possono attrarre un pubblico qualificato, sono convinto dell’opportunità di saldare fra loro divulgazione scientifica e turismo, individuando un format che potenzi l’una e l’altro. Il turismo, a sua volta, farebbe da volano, attraendo giovani interessati alle materie scientifiche e non, che potrebbero scegliere proprio Trieste per i propri studi. Stiamo parlando di un circolo virtuoso, capace di ricadute economiche significative».

 

Qual è il ruolo dell’Università in Trieste Next?


«Siamo uno degli enti promotori, assieme al Comune di Trieste e a Nordest Europa. Abbiamo contribuito all’evento con un considerevole sforzo organizzativo, ma anche di contenuti, davvero straordinari, anche grazie a una solida esperienza e all’abitudine a lavorare in partnership con altre realtà scientifiche». Trieste città della scienza: forse molta teoria, ma poca scienza applicata. Che cosa manca per ingranare la quarta? «Non sono d’accordo con questa visione. Non c’è trasferimento tecnologico o applicazione industriale se, alle spalle, non è presente una solida ricerca di base. Certo, si può migliorare. Ma che ci siano scienziati, anche a Trieste, capaci di tradurre proprie idee e ricerche in prodotti d’interesse industriale lo abbiamo visto qualche giorno fa, in occasione di ItaliaX10».

 

Lei è a Trieste dal 1992: com’è cambiata la città in questo ventennio?


«È cambiata, sebbene non abbastanza, tanto nel bene, quanto nel male. Sono caduti i confini, c’è maggiore attitudine alla collaborazione e c’è stato un notevole recupero urbano ed edilizio. Ma rimane, anzi cresce, una condizione di isolamento nei collegamenti, che va superata».

 

Trieste Next potrebbe fungere da innesco per un autentico rilancio cittadino?


«Non esiste un unico toccasana, ma tanti rimedi per altrettanti disturbi. Next è un banco di prova: ricordiamo che ci aspettano l’Expò di Milano nel 2015 e, soprattutto, il 2019, con Venezia e il Nordest candidati a capitale culturale europea. Ciascuno dovrà fare la sua parte. Noi la stiamo già facendo».

 

Cristina Serra

“Il Piccolo” 28 settembre 2012

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