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Pahor, l’eroe di Fabio Fazio non vuole il sindaco nero (Libero 30 dic)

di Simone Paliaga

Boris Pahor, a vederlo, sembra il più classico e indi­feso dei nonnini. Anziano, magrissimo e non molto alto, i pochi capelli candidi che or­mai lasciano scoperta gran parte della testa lucida, oc­chiali molto spessi e modi gentili, quasi timidi.

Stupisce un po' allora la po­lemica che lo riguarda, rilan­ciata dal quotidiano II Piccolo di Trieste (dove Pahor vive). Parlando con il giornale di Capodistria Primorsìce Novice, lo scrittore ha fatto riferimento al sindaco di Pirano, Peter Bossman. Un sindaco nero, nato in Ghana ed eletto nelle file del centrosinistra nello scorso ottobre (lo chiamava­no  “l’Obama sloveno"). Se­condo nonno Boris, «se Pira­no ha  scelto un sindaco ne­ro, uno stra­niero, questo è sintomo di po­ca   coscienza nazionale e un brutto   segno per il Paese».

Pahor, clas­se 1913, di ori­gini slovene, è stato a lungo ignorato come scrittore. L'ha scoperto Elido Fazi, facendo­gli pubblicare il romanzo au­tobiografico Necropoli, con prefazione di Claudio Magris, nel 2008.

Un libro terrificante, sulla sua esperienza nei campi di pri­gionia nazisti in Germania e Francia. Poi, Pahor ha subito anche il tallone comunista, tanto che nella Slovenia co­munista le sue opere erano proibite e l'ingresso in Jugo­slavia gli era vietato.

L'aspetto anticomunista della sua opera, tuttavia, è passato progressivamente nel dimenticatoio, mentre la sua avversione per il fascismo ita­liano – che non tollerava la minoranza slovena – è stata enfatizzata sempre più. Anche perché il successo di Pahor si deve principalmente a Fabio Fazio, che l'ha ospitato nella sua trasmissione su Raitre "Che tempo che fa", trasfor­mandolo in un'icona dell'an­tifascismo, sorvolando sulle sue posizioni nazionaliste.

Stessa cosa è avvenuta con i libri. L'episodio da lui più vol­te raccontato dell'incendio per mano fascista alla casa della cultura slovena di Trie­ste viene sempre ricordato. Dei crimini comunisti si parla poco o per niente.

Nella scheda del libro-in­tervista con Mila (Mie Tre vol­te no, uscito per Rizzoli di re­cente, non c'è mai la parola "comunista". Si precisa però che «il grande scrittore triesti­no ricorda ai troppi che vo­gliono dimenticare che il fa­scismo non fu tollerante, ma incarnò un male duro e op­pressivo, non dissimile dal nazismo».

E ancora: «Solo anni dopo ha capito l'impatto lacerante del fascismo e il suo tentativo di privare un popolo della propria identità».

Comprensibile dunque lo sgomento nel leggere le ulti­me uscite dell'eroe di Fabio Fazio, dell'an­ziano signore dall'aria mite. Il fatto che a Pirano ci sia un sindaco ne­ro,    sostiene, non è piacevo­le.

«Guardate l'Italia», ha detto al gior­nale sloveno. «Vuole nuova­mente italia­nizzare l'Istria. E ce la farà, perché gli slo­veni  hanno poca coscien­za   nazionale. Lo si vede a Pi­rano, dove hanno il sin­daco nero. Ab­biamo dato tanto per quel pezzo di terra e ora c'è il sindaco nero. Dio mio, dove c'è coscienza na­zionale, qui? Non ho nulla da dire sul fatto che sia di colore. Ma se già hanno eletto un non sloveno, avrebbero   dovuto eleggere al massimo un mem­bro della comunità italiana, che vive lì. Scegliere uno stra­niero per sindaco è un brutto segno».

Beh, pare che qualcosa da ridire sul fatto che il primo cit­tadino sia nero ce l'abbia. An­che se il povero Peter Bos­sman è di nazionalità slovena e paga supponiamo regolar­mente le tasse.

Che poi in Istria si parli ita­liano, beh, non è una grande novità e nemmeno un abomi­nio storico.

Vedremo se Fabio Fazio, dopo queste parole, inviterà nuovamente il caro Boris nel­le sue trasmissioni a presenta­re i libri in uscita. L'operazio­ne di trasformare un naziona­lista in icona militante di sini­stra non è molto ben riuscita.

(courtesy MLH)

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