Ottavio Missoni ed il maglificio Venjulia di Trieste

Nella via chiamata pendice dello Scoglietto, nel rione di Cologna, resiste la targa dello storico maglificio dove “el mulo Tai” mosse i primi passi. Il 9 maggio di dieci anni fa moriva il grande stilista 

Al numero 5/1 della via chiamata pendice dello Scoglietto rimane nascosta dall’edera fino a quando giorno qualche anima buona pensa di ripulirla e di farla rivivere nuovamente. La storia è quella della targa dello storico maglificio Venjulia, il tempio dove un giovanissimo Ottavio Missoni mosse i primi passi nell’industria del tessile e dove, secondo una narrazione che accosta la leggenda alla verità, assieme a Giorgio Oberweger e Livio Fabiani vennero concepite le tute della nazionale olimpica italiana del Secondo dopoguerra. Oggi 9 maggio ricorrono i dieci anni dalla scomparsa del grande stilista di origini dalmate, esule da Zara e rifugiato in quell’Italia da dove partirà alla conquista delle passerelle di moda di tutto il mondo.

Quel laboratorio di periferia

Quel luogo di altissima creatività e capace di legare in maniera indissolubile le macchine da cucire alle prestazioni degli atleti della nazionale dei giochi di Londra 1948, nacque anche per la passione del mulo “Tai” (questo il soprannome del futuro stilista ndr) verso l’agonismo, la fatica ed il sudore. Quando Missoni giunse a Trieste esule da Zara (aveva passato gli anni della giovinezza in riva all’Adriatico centrale, pur essendo nato a Ragusa) iniziò quasi subito a lavorare all’interno di quei locali che oggi sono completamente abbandonati. Il marchio Venjulia infatti non esiste più, essendo fallito nel 2005. Rosita Missoni, la moglie lombarda del grande stilista, sembrerebbe non volerne sapere più niente di questa targa, che rimane appoggiata alla colonna di cemento di pendice dello Scoglietto. Nel 1953 questo piccolo laboratorio divenuto in poco tempo una vera officina del talento, perse Ottavio che nel frattempo si era trasferito a Gallarate.

Trieste ricorda Missoni?

Missoni è morto ormai dieci anni fa e il suo ricordo a Trieste, nonostante l’edera che infesta ciclicamente la memoria delle sue prime opere, è ancora vivo. Missoni infatti era stato insignito della cittadinanza onoraria della città e per questo, a distanza di molti anni dalla genesi di quel tempio del tessile che vestiva gli olimpionici italiani, sarebbe auspicabile che quella targa trovi una collocazione degna del suo significato. Ai giochi olimpici svoltisi in una Londra capace di rialzarsi dopo le sanguinose ferite dei bombardamenti dell’aviazione nazista, tra le otto medaglie d’oro conquistate dall’Italia ci fu anche quella della nazionale di pallanuoto dove spiccava il triestino Cesare Rubini. Tutto ciò potrebbe rappresentare un ulteriore motivo per ricordare degnamente i fasti passati del maglificio Venjulia, che nel suo nome intendeva celebrare la Venezia Giulia martoriata dal secondo conflitto mondiale.

Il recupero della targa: quando?

Riconoscere il valore di questa targa risponderebbe ad un grido d’aiuto lanciato a guisa di un auspicio che chi di dovere possa, un giorno, ridare dignità ad un pezzo dello sport triestino – disegnato dal “mago” della moda mondiale – che da troppo tempo anela ad una sua definitiva consacrazione. 

Nicolò Giraldi
Fonte: TriestePrima – 09/05/2023

 

 

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