«Nel quartiere giuliano-dalmata di Roma gli esuli poterono ritrovare e ricreare il proprio mondo»

Il nuovo Sindaco di Roma Roberto Gualtieri conosce la realtà della comunità dell’Esodo nella Città Eterna in quanto la madre è nata a Lussino, dettaglio che ha voluto evidenziare intervenendo alla cerimonia istituzionale del  Giorno del Ricordo che si è svolta presso la sala della Protomoteca del  Campidoglio la mattina del 10 Febbraio.

In precedenza il primo cittadino era intervenuto assieme ad una delegazione di appartenenti all’associazionismo giuliano-dalmata guidata dalla Professoressa Donatella Schürzel, vicepresidente vicario nazionale e presidente del comitato provinciale dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, alla deposizione di una corona all’Altare della Patria.

Introducendo i lavori alla Protomoteca, ove erano convenuti anche studenti, consiglieri comunali e rappresentanti del IX Municipio, Gualtieri ha quindi evidenziato come la comunità giuliano-dalmata si sia perfettamente inserita nel tessuto sociale capitolino mantenendo tuttavia la propria identità e l’attaccamento con la terra d’origine.

È stata brevissima quindi la testimonianza di Abdon Pamich, esule fiumano classe 1933 e marciatore plurimedagliato: «La mia vita a Fiume – ha spiegato la medaglia d’oro delle Olimpiadi di Tokyo 1964 – è stata paradiso, purgatorio ed inferno. Il paradiso l’ho vissuto negli anni dell’infanzia, il purgatorio è stata la guerra con i bombardamenti e le ristrettezze, ma l’inferno l’ho vissuto a guerra finita, quando sono arrivati i titini a Fiume. Quando c’erano i bombardamenti sapevamo da chi scappare e dove scappare, l’arrivo dei partigiani jugoslavi ha portato un terrore da cui nessuno sapeva come e dove salvarsi»

Dopo questa sintetica ma toccante testimonianza la Professoressa Schürzel ha potuto ben affermare che il Villaggio giuliano-dalmata alla periferia meridionale di Roma rappresentò per le centinaia di esuli che vi giunsero «un paradiso ritrovato in cui poterono ritrovare e ricreare il proprio mondo». È stato così possibile conservare una preziosa componente identitaria grazie alla prima generazione di esuli che ha trasmesso a figli e nipoti non una sterile nostalgia per quanto perduto al momento di abbandonare le terre dell’Adriatico orientale in cui l’italianità era radicata da secoli, bensì l’amore per le proprie origini. «Abbiamo così imparato che quelli che venivano definiti i “rimasti” – ha spiegato ancora la rappresentante dell’Anvgd – erano i nostri fratelli di là dal mare, con i quali siamo riusciti a conservare rapporti ed amicizie anche negli anni della dittatura jugoslava. Oggi c’è una profonda sinergia tra le due sponde dell’Adriatico: il progetto Dante Adriaticus realizzato dall’Anvgd per il centenario dantesco ha vissuto una tappa emozionante e di alto profilo culturale proprio a Pola»

«La nostra memoria non è rancorosa e da quando sono crollati i regimi comunisti abbiamo intensificato il dialogo con gli italiani autoctoni» ha poi ulteriormente specificato il Professor Giovanni Stelli, Presidente della Società di Studi Fiumani. Nel suo intervento tuttavia l’esule fiumano ha voluto soprattutto ricordare l’opera di epurazione preventiva compiuta dai partigiani comunisti jugoslavi anche ben oltre il 1945 a danno dei cosiddetti “nemici del popolo”, cioè gli oppositori del nascente regime ed i contrari all’annessione alla Jugoslavia delle terre abitate in prevalenza da italiani, creando così i presupposti dell’esodo. «Gli italiani che fuggirono da questo terrore  – ha precisato Stelli – furono decine di migliaia, mentre i tedeschi in fuga dall’Europa orientale furono milioni. Per noi si trattò della volontà di non rinunciare ad un’identità nazionale che si esplicava soprattutto sul lato culturale e nel nostro associazionismo questo patriottismo è ancora ben radicato»

La Professoressa Ester Capuzzo, in rappresentanza dell’Istituto per la Storia del Risorgimento italiano, ha tenuto una breve relazione su Risorgimento e Adriatico, ricordando l’impegno politico, culturale e combattentistico fornito dagli italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia durante e dopo le guerre d’indipendenza. «Tommaseo fu uno dei ministri della rinata Repubblica di Venezia guidata da Manin – ha precisato la docente dell’Università La Sapienza – e tantissimi volontari vennero a combattere nell’esercito sabaudo o tra i garibaldini. D’alto canto Mazzini stesso, pur consapevole e solidale con le rivendicazioni indipendentiste del mondo slavo balcanico, aveva definito l’Istria la porta d’Italia»

Gli accordi di Belgrado del giugno 1945 avevano temporaneamente affidato al Governo Militare Alleato la città di Pola, come Trieste e Gorizia, in attesa del Trattato di Pace, pertanto gli unici filmati dell’Esodo che abbiamo riguardano proprio la città dell’arena, che il 10 febbraio 1947 fu assegnata alla Jugoslavia con tutto il resto dell’Istria. È stato perciò proiettato un documentario realizzato all’epoca dall’Istituto Luce che ha ben rappresentato l’angoscia e la disperazione dell’abbandono di Pola da parte della quasi totalità dei suoi abitanti.

Il Vice Presidente del comitato di Roma dell’Anvgd, il Professor Giorgio Marsan, ha quindi dato la parola a Marino Micich, Direttore del Museo Archivio Storico di Fiume, una delle istituzioni culturali più importanti del quartiere giuliano-dalmata. Egli ha potuto affermare che l’associazionismo della diaspora adriatica ed i suoi istituiti di ricerche storiche hanno potuto finalmente uscire dalle catacombe in cui hanno vissuto relegati nei decenni intercorsi prima dell’approvazione della Legge 92/2004 istitutiva del Giorno del Ricordo. Conferenze e pubblicazioni sulla storia del confine orientale, partecipazioni a convegni di studi, ricerche congiunte con enti croati e istituti della resistenza italiani sono ormai all’ordine del giorno e contribuiscono a dare maggiore profondità e visibilità alla travagliata storia del confine orientale italiano.

Prima che il Maestro Francesco Squarcia eseguisse con la sua viola il “Va pensiero”, che rappresenta una sorta di inno degli esuli adriatici, la Presidente dell’Assemblea capitolina Svetlana Celli ha chiuso i lavori complimentandosi con l’Anvgd e le altre sigle che con il loro lavoro quotidiano aiutano gli italiani a «perseguire il dovere morale di preservare la verità storica».

Lorenzo Salimbeni

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