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Napolitano: ”Porzûs la macchia più nera”

«La macchia più grande». Giorgio Napolitano prende la parola fuori protocollo all’Università di Udine. Il suo intervento non è previsto. E’ un “regalo” di dodici minuti filati agli studenti che hanno affidato alla loro presidente, Alice Buosi, un appello a tutela della cultura e dell’istruzione. Ma nel giorno in cui a Faedis, un’ora dopo, renderà omaggio ai caduti delle malghe di Porzus e del Bosco Romagno, il capo dello Stato non si sottrae. E ritorna, staccandosi per un attimo dalla cronaca di una giornata segnata dal dramma dell’Emilia, all’eccidio del 1945.

 

È stata una delle pagine più controverse della Resistenza, Porzus. Il presidente della Repubblica sceglie una posizione netta: «La macchia più grande». Lo dice all’Università, lo ripete a Faedis davanti all’associazione nazionale partigiani Osoppo, quell’Anpo che lo ringraziava già alla vigilia per un atto «di grande onestà intellettuale». «La grande storia della Resistenza ha avuto anche ombre, macchie, la più grande è l’eccidio di Porzus», sono le parole di Napolitano. Non le prime, sottolinea il capo dello Stato ricordando il suo discorso di insediamento in cui già parlò di «eccessi e aberrazioni». «Una vicenda terribile – aggiunge a Udine –, che non andava rimossa. Perché la Resistenza è stata un periodo luminoso per la nostra storia, una fase di risarcimento dei torti subiti dagli italiani dalle aberrazioni del nazifascismo, ma i suoi episodi più oscuri non vanno assolutamente nascosti».

 

Omaggio ai caduti Poi, a Faedis, dove scopre una lapide in ricordo dei caduti della Brigata Osoppo uccisi dai gappisti, prosegue: «È stato un omaggio dovuto alle vittime di una terribile aberrazione che ha portato partigiani a commettere crimini nei confronti di altri partigiani. Un evento che ebbe ragioni che oggi appaiono incomprensibili. Una tragedia da cui bisogna però trarre un impulso per andare avanti, per fare avanzare la democrazia». Il film sulla Carnia di quegli anni si era parlato all’avvio della due giorni del presidente della Repubblica in Regione. Poco dopo le 11, nell’aula magna di piazzale Kolbe, davanti anche a organi accademici, studenti e autorità, si proietta una sintesi di “Carnia 1944. Un’estate di libertà”, film prodotto dall’Ateneo friulano e dalla Regione sulla piccola Repubblica autonoma dei partigiani in Alto Friuli. Un’esperienza «originale di enorme interesse, che ha qualcosa della polis greca e come unico contatto la Repubblica di Valdossola», riassume Napolitano dopo che Cristiana Compagno, il rettore dell’Università di Udine, ricostruendo la breve storia del governo sperimentato ad Ampezzo nell’estate del 1944, «straordinario spazio di libertà e democrazia», aveva a sua volta citato: «Per la prima volta nella storia d’Italia, in Carnia, le donne misero una scheda nell’urna». […]

 

Marco Ballico

“Il Piccolo” 30 maggio 2012

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