Livio Randich, esule da Pola e testimone del terrore titino

14.07.2026 – Perché scappare dall’Istria nel gennaio del 1947? “Il soggetto aveva incontrato numerose persone fuggite dalla Zona B jugoslava a causa delle persecuzioni da parte dei comunisti”. (“Subject had met numerous people who had escaped from Yugoslav’s zone “B” because of persecutions by communists”).

A metà del Novecento furono oltre 70 mila i giuliano-dalmati finiti in Canada, Australia, USA e in Sud America. Non si sa se effettivamente partì pure il protagonista di questa vicenda, avendo ricevuto il permesso dell’IRO di Milano per emigrare in Australia. Si chiamava Livio Randich, o Randi. Era nato a Pola il 20 gennaio 1920, figlio di Antonio e di Ludmilla Francisco. La sua cittadinanza è: “Undetermined VG”, ossia “indeterminata, Venezia Giulia”. Lui aveva chiesto di emigrare in Canada.

Si tenga presente che l’IRO è l’Organizzazione Internazionale per i Rifugiati (“International Refugee Organization” = IRO) che organizzava le partenze delle navi da Bagnoli, presso Napoli, verso le Americhe e l’Oceania. La presente ricerca si basa sui rari documenti inediti nell’Archivio di Bad Arolsen (Germania), da poco disponibili nel web. La sua pratica d’emigrazione all’Ufficio IRO di Milano è del 16 marzo 1951, perché il Randich dimorava in via Volontario 43, a Saronno, in provincia di Varese. Aveva optato per l’Italia a Bergamo il 21 luglio 1948, in attesa dell’approvazione dell’autorità jugoslava.

Continuano così le nette dichiarazioni di Livio Randich verbalizzate dal funzionario dell’IRO: “Gli italiani, in particolare, venivano sorvegliati con estremo rigore: espressioni sconsiderate contro il regime comunista venivano punite con la deportazione e, in alcuni casi, vi furono persone uccise semplicemente perché in disaccordo con i metodi terroristici della dittatura comunista”. (“Especially Italians were observed with greatest severity – thoughtless expressions against the Communist regime were revenged with deportation – in some cases people have been killed only because of their disagreement with the terror methods of the Communist dictatorship”).

L’intervistatore specificò: “Il soggetto, di origine italiana, temendo di rimanere sotto il regime comunista, fuggì in tempo prima del ritiro degli Alleati da Pola. Le informazioni di fatto mi sono state lette e certifico che corrispondono ai fatti da me riferiti”. (“Subject being of Italian origin feared to remain under the Communist regime and fled in time before Allied withdrew from Pola. The factual information has been read to me, and I certify that is corresponds with the facts I have related”).

Poi ci sono le firme dell’intervistato (Livio Randi) e dell’intervistatore per l’idoneità ad emigrare dell’Ufficio IRO di Milano: “R. Dominik”. Il tutto dattiloscritto e datato al 16 marzo 1951, con ulteriori aggiunte a penna e vari timbri.

Com’era la vita di Livio Randich prima della guerra? Dal 1939 al mese di ottobre 1944 Randich, che aveva frequentato le scuole superiori, era addetto alle vendite. Visse a Pola e vi lavorò con il fratello, che era proprietario di una farmacia. (“Lived at Pola and worked there with his brother who was owner of a drug-shop”).

In seguito fu requisito dagli occupatori tedeschi nell’Organizzazione Todt, ente nazista che forniva la forza lavoro per la costruzione delle linee difensive lungo il confine orientale. Per evitare di restare nell’Organizzazione Todt (invisa ai partigiani comunisti), il soggetto si arruolò volontariamente nella Marina italiana, dove prestò servizio come manovale (lavoratore civile) fino alla fine della guerra, nel maggio 1945. (“In order to avoid working with the TODT subject went voluntarily in the Italian Navy where he worked as an unskilled labourer (civil labourer) until war end in May 1945”).

Dalla fine della guerra al 1947 Randich lavorò ancora nella farmacia del fratello a Pola, fino al gennaio del 1947, quando se ne andò via dall’Istria a gambe levate.

Si sa che a Saronno non funzionò un vero e proprio Campo profughi giuliano dalmati, ma nel luglio del 1942 furono inviate in quella città sedici persone provenienti dalla provincia del Carnaro (Fiume) come “internati protettivi”, persone cioè che avevano chiesto la protezione dell’Italia per le minacce di morte ricevute dai partigiani jugoslavi. Tali “internati protettivi” alloggiarono in piccoli alberghi e presso qualche trattoria con camera. Forse fu in memoria di quella accoglienza che il Randich fu assistito, nel 1947 a Saronno, dal Ministero della Postbellica, come emerge dalle carte dell’Archivio di Arolsen.

Vitto e alloggio inizialmente erano interamente forniti dal fratello, che attualmente lo ha alle proprie dipendenze. Oltre a ciò, solo 2.000 lire al mese. (“Fully boarded by brother who is employing him al present. Besides that only 2000 Lit monthly”).

Nell’ottobre del ’47 aveva trovato lavoro come commesso in un Ente farmaceutico dello Stato, dove ha lavorato fino al giugno del ’49, quando nel frattempo suo fratello aveva aperto una farmacia tutta sua. Il soggetto continua a lavorare con il fratello già menzionato”. (“In Oct. 47 he had found a job as a shop assistant with State’s grocery-shops, where he work until June 49 when his brother had opened in the meantime a drug-shop of his own. Subject is still working with his before mentioned brother”).

Il 15 maggio 1951 ricevette il modulo per recarsi, con biglietto ferroviario gratuito, a Bagnoli e partire per l’Australia, ma non si sa se accettò. Era in possesso della Carta d’Identità rilasciata il 12 marzo 1951 dal Comune di Saronno. Finisce così questa storia d’esodo in base ai documenti dell’Archivio di Arolsen e di altri archivi.

Questo articolo è dedicato alla memoria dell’ingegnere Sergio Satti (Pola 1934-Udine 2026).

Fonte: ANVGD Udine

 

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