06.03.2026 – C’è la firma di Verona dietro a una delle mostre più significative di sempre dedicate alla tragedia delle foibe e alle vicende del confine orientale, ospitata a Roma nel complesso del Vittoriano.
Il progetto è stato al centro di un incontro promosso dall’Ordine degli architetti per ripercorrere la genesi di Medif, acronimo per Mostra sugli esuli dalmati, istriani e fiumani. L’esposizione, inaugurata lo scorso 24 ottobre, è stata promossa dalla Federazione delle associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati insieme al Coordinamento adriatico, al Centro di documentazione multimediale e all’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, con il sostegno dei Ministeri degli affari esteri e della cultura.
Particolarmente sottolineato, nel corso dell’incontro, il contributo veronese: la mostra porta infatti la firma di numerosi professionisti scaligeri, che hanno curato concept, allestimento e realizzazione tecnica.

Il curatore è l’architetto Massimiliano Tita, affiancato dai co-progettisti Emanuele Bugli e Andrea Frate dello studio veronese Abcplus. La selezione e l’organizzazione del materiale è stata affidata a un comitato scientifico coordinato da Davide Rossi, pure lui veronese, docente all’Università di Trieste e vicepresidente di Federesuli. Dello stesso comitato scientifico ha fatto parte il direttore de L’Arena, Massimo Mamoli, mentre un’altra realtà scaligera, l’agenzia Pensiero visibile, ha realizzato i contenuti multimediali visivi e sonori.
Un elemento di rilievo per il territorio, come hanno evidenziato nei loro interventi il presidente dell’Ordine Amedeo Margotto e il vicepresidente Alberto Vignolo, che ha coordinato i lavori introdotti dai saluti dei rappresentanti del Ministero della cultura, Emanuele Merlino e Fabrizio Magani (quest’ultimo già sovrintendente a Verona).

«L’Altare della patria ha restituito definitivamente alla storia nazionale le vicende degli italiani della frontiera adriatica, dopo un lungo periodo di oblio e mistificazione», ha ricordato Mamoli nel corso del suo intervento dedicato al tema della testimonianza e della memoria. «È un impegno di civiltà conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli istriani, dei fiumani, dei dalmati e degli altri italiani che avevano radici in quelle terre così ricche di cultura e storia».
«È stato un percorso lungo e faticoso, ma oggi possiamo dire che i risultati sono sotto gli occhi di tutti: la mostra registra mille visitatori al giorno», ha sottolineato Rossi, inquadrando il significato storico dell’iniziativa a 80 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale. «Il patrimonio culturale di una nazione si costruisce attraverso la consapevolezza di ciò che è stata. E per troppo tempo la storia del confine orientale è rimasta esclusa dal racconto pubblico. La sfida ora è portare questa mostra anche oltre il confine».
Spazio, poi, agli aspetti progettuali e tecnici. L’architetto Tita ha illustrato l’impianto dell’allestimento, concepito come un percorso narrativo dinamico e immersivo, che accompagna il visitatore evocando la densità della storia.

A chiudere i lavori è stata Gaia Passamonti di Pensiero Visibile, che ha spiegato le scelte alla base del progetto narrativo digitale, pensato per rendere accessibile un capitolo complesso e drammatico della storia italiana a un pubblico ampio, senza rinunciare al rigore scientifico.
Laura Perina
Fonte: L’Arena – 05.03.2026
