La Voce del Popolo – 181007 – Chi comanda nell’Arena di Pola?

Dietro allo scandalo che ultimamente ha investito il Museo archeologico istriano di Pola non vi è solo una lite in casa come potrebbe essere interpretata in maniera semplicistica dall’opinione pubblica. L’iceberg sotto la punta della crisi cela in particolare una delicata pluridecennale questione: la gestione dell’Arena. Può la città da proprietaria pretendere un resoconto netto, chiaro e trasparente sul reimpiego esatto del denaro guadagnato dal bimillenario monumento, come visite e affitto a manifestazioni, gestite dall’ente museale? Qual’è in questo preciso momento il rapporto tra Ministero alla cultura cui fa capo il Museo archeologico, la città da proprietaria, e la stessa istituzione archeologica incaricata della gestione dell’Arena e delle sue entrate milionarie?
A rispondere in proposito è il vicesindaco Fabrizio Radin, già Assessore cittadino alla agli affari sociali ed ora al vertice cittadino con l’incarico di seguire da vicino per l’appunto il settore della vita culturale cittadina. E’ una questione delicata da trattare ed il discorso sull’Arena – manutenzione, cura e gestione – risale a una cinquantina d’anni fa…

Gestione dell'Arena:"E' dal 1961 che…"

“Quello della gestione dell’Arena – ha esordito il vicesindaco – è un problema cruciale, questione che si trascina ancora dal 1961, anno quando ufficialmente il Museo archeologico istriano di Pola acquisiva il diritto di usufrutto e gestione del monumento. Detto status del Museo archeologico istriano è confermato dalla Decisione dell’Assemblea del Comune di Pola risalente all’11 giugno 1984. Questa decisione veniva inclusa nel pacchetto delle delibere, che il Municipio aveva ereditato dall’ex amministrazione cittadina, nel 1993, quando vennero istituite le nuove unità d’autogoverno locale. Noi riteniamo che detta decisione è tutt’ora in auge. Nel frattempo, nel dicembre del 2006, l’Arena è divenuta proprietà della Città con delibera del competente tribunale comunale, prima di ciò è stata proprietà sociale”.

La Città, proprietaria legale e legittima dell'anfiteatro"

“Per quanto concerne la proprietà – prosegue Radin – esistono due “scuole di pensiero”. Uno è il punto di vista della Città che credo sia quello condiviso da tutti i nostri concittadini ovvero quello che ci pone non solo come proprietari legali dell’arena – anfiteatro polese costruito dall’imperatore Vespasiano, non Arena di Zagabria ma di Pola, monumento antico, bene culturale – ma anche da proprietari legittimi. Abbiamo il diritto morale di essere padroni dell’Arena, simbolo della città di Pola. Al Ministero alla cultura, invece, si coltiva una diversa modalità di vedute. Ritengono che ai sensi della Legge sulla tutela dei beni culturali, è la Repubblica di Croazia ad essere proprietaria di un siffatto patrimonio e non si è soddisfatti del fatto che la città si sia iscritta come tale. Leggendo più volte detta normativa, personalmente, non ho individuato una chiara definizione in proposito, ma rispetto il fatto che il Ministero sia di altra opinione ed appartenga ad una diversa scuola di pensiero, spero, numericamente minoritaria. Noi siamo proprietari dell’Arena “formalmente” perché esiste la decisione legale, “formalmente” anche perché abbiamo le mani legate causa una situazione che perdura dal 1961”.

Rischio d'espropriazione per mancata cura del monumento

Ulteriore spiegazione sul perché sia fondamentale la questione della proprietà: in base alla legge sulla tutela e conservazione dei beni culturali –come spiegato da Fabrizio Radin – è responsabile innanzi alla legge ed a tutti, il proprietario. La città, considerata quale proprietaria, deve, dunque, provvedere alla tutela monumentale. Questo è il problema fondamentale. Tutto quanto capita in merito a manifestazioni e happening all’Arena sono soltanto delle conseguenze. Quanto successo quest’estate e le passate stagioni, ho avuto l’occasione di rendermene conto da assessore, è il riflesso del fatto che il sistema di gestione dell’Arena non è buono né efficace. Qual è il rischio in tutto questo? Che lo Stato, il competente organo d’amministrazione per esso, possa addirittura espropriare il proprietario che non ha abbastanza a cura, che non investe nel monumento culturale. Una procedura di espropriazione potrebbe essere avviata qualora non si rispettino le condizioni del competente ufficio alla tutela patrimoniale, come, esempio, permettendo il superamento del numero dei visitatori che per ogni manifestazione non deve esulare dai limiti massimi di presenza”.

L’investimento del MAI in monumenti risulta minimo

“Per l’ingresso all’Arena – continua il vicesindaco – si paga biglietto da 30 kune, con tariffario ridotto applicato alle comitive o in altre combinazioni. E’ un pagamento che esiste da sempre. Solo ultimamente, nella relazione sulla gestione finanziaria per il 2006, il Museo archedologico ha dichiarato che le entrate derivanti quasi integralmente dall’anzidetta vendita ammontavano a 6.779.292 kune. Cercando di leggere la relazione firmata da Kristina Džin, direttrice dell’ente museale, nella voce uscite per la manutenzione corrente e l’investimento nei monumenti culturali risultano spese 500.109 kune, ovvero solo mezzo milione attinto dal fondo entrate museali in proprio, più 1 milione di kune quale estinzione annuale di spese d’acquisto del palcoscenico, come da contratto con l’ente “Pola Film Festival””. “La decisione cittadina del 1984 ancora in auge – sottolinea invece Radin – aveva posto condizioni molto severe come modalità d’impiego del denaro derivante dalla vendita dei biglietti e dall’affitto dell’Arena di Pola per cui il Museo archeologico risulta in dovere di sobbarcarsi le spese di manutenzione e conservazione dell’anfiteatro attingendo dai fondi raccolti dalle visite turistiche. Qui non si parla d’impiego di denaro a Nesazio, a Visola di Medolino, al Tempio d’Augusto, in attività regolare del Museo archeologico dove stando a valutazione ministeriale l’impiego risulta superare la norma di standard prestabiliti o in magisteri e dottorati, in viaggi di lavoro, o in quant’altro ma esclusivamente nell’Arena.

Salvaguardia dell'arena: finora non è stato investito niente

Noi vediamo che nel 2006 – per il 2005 e giù di lì sorvoliamo – si pone il problema del dove sono finiti i soldi dal momento che all’Arena non si è investito niente. E’ una domanda che intendiamo porre alla direttrice Kristina Džin. E’ una domanda illecita? Perché dobbiamo porla? Perché siamo proprietari del monumento e dobbiamo provvedere alla sua tutela, perché abbiamo un gestore incaricato in merito che in base a relazione non ha fatto niente in proposito. L’Arena non ha ottenuto i servizi sanitari, l’unico intervento visibile sono le impalcature al torrione. L’Ufficio nazionale ai restauri che, fonderà istituto dislocato presso il fortino di San Giorgio, a Monte Ghiro di Pola, che la città ha appena consegnato, è un’istituzione pubblica equipaggiata per questi interventi. Sono loro che hanno per l’appunto provveduto alla sistemazione delle impalcature. Ora, noi pensiamo che, finalmente dopo dieci anni, la direttrice voglia spendere il denaro guadagnato dalla vendita dei biglietti, 4 milioni di kune di cui dispone, a titolo di salvaguardia monumentale. Un tanto in base alla decisione del 1984, ripresa nel 1993 e ancora in auge. Tale obbligo scaturirà pure da una prossima presa di posizione da parte dell’Esecutivo ed anche in rapporto agli stessi cittadini che sicuramente si aspettano che così grosse cifre in denaro, raccolte negli anni, vengano rese al monumento che le ha guadagnate”.
Una considerazione generale su tutto quanto successo e polemizzato attorno alla monumentalità romana. Per Fabrizio Radin è frutto di una comunicazione non abbastanza costruttiva tra i proprietari e i gestori dell’arena che hanno anche idee strane in proposito. Per esempio che il “Pola Film Festival” paghi al Museo archeologico una determinata percentuale dal ricavato dalla vendita dei biglietti per la manifestazione filmica di carattere nazionale. “Se quanto sentito è vero – ha ancora detto – si vorrebbe riscuotere dal proprio fondatore denaro da una manifestazione statale. Sarebbe il primo caso nella storia che un affittuario si faccia pagare l’affitto. E’ questa una logica che va corretta”.

S'impone (logica) una domanda: si pensa a cambiare gestore?

“Non lo si pensa. Noi stimiamo altamente la professionalità dei nostri archeologi. Noi vorremmo che i nostri archeologi si occupassero di archeologia e non di turismo, di vendita di biglietti. Se l’onere è troppo pesante da trascinare, se non sanno cosa fare con il ricavato dei biglietti, cedano ad altri la faccenda. Avremo un istituto dislocato dell’Ufficio nazionale ai restauri nella fortezza di San Giorgio, e potrebbe essere anche questo in grado di vendere biglietti”.
Si rende poi noto che dalle informazioni raccolte dalla città, interpellando gli addetti al restauro, l’Arena di Pola versa davvero in pessimo stato di conservazione. “Il rischio è che un giorno – rivela Radin – si stacchino persino massi di pietra dal cornicione del velario. E non si è esattamente testimoni che negli ultimi quindici anni si sia investito qualcosa di significativo a parte la scoperchiatura e il rifacimento della parte centrale con i sotterranei finanziata dal Ministero alla cultura. L’arena è stata data al museo con diritto di vendita di biglietti ed anche diritto aggiuntivo d’affitto per determinate manifestazioni, e ci aspetta che tutti gli investimenti vengano dirottati dove di dovere, nella salvaguardia monumentale”.

Arletta Fonio Grubiša