La solenne cerimonia per il 10 febbraio alla Foiba di Basovizza

Cerimonia in formato ridotto quella che si è tenuta questa mattina alla Foiba di Basovizza a causa della Pandemia. Non per questo, però, meno sentita. Alla presenza di associazioni degli esuli, d’arma, combattentistiche, di politici di respiro nazionale e locale e dell’arcivescovo di Trieste Gianpaolo Crepaldi, sono stati ricordati i martiri delle Foibe e l’Esodo dei 350mila italiani da Istria, Quarnero e Dalmazia.

 

Significativo il discorso del sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, il quale ha ricordato quanti passi in avanti significativi siano stati fatti dall’istituzione del Giorno del Ricordo, avvenuto con legge nazionale solamente 18 anni fa.

«Da sindaco di questa importante città – ha rimarcato Dipiazza – di cui l’Italia è stata a volte madre e a volte matrigna, chiedo al Parlamento tutto, in questo ultimo scorcio di legislatura, di concretamente onorare i nostri martiri e di restituire dignità agli esuli revocando a Tito l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce. Il mio impegno – ha poi concluso il sindaco – è quello di poter accompagnare qui, al sacrario di Basovizza, un rappresentante della Repubblica di Croazia. Un discorso peraltro già avviato e che stiamo portando avanti fruttuosamente».

In precedenza l’arcivescovo Crepaldi aveva ricordato i martiri cristiani della malvagità comunista di Tito. «Il nostro ricordo è sostanziato dalla preghiera per gli uomini, le donne e i bambini uccisi da uomini impregnati di ideologia, e dal martirio di tre sacerdoti, Francesco Bonifacio, Lojze Grozde e Miroslav Bulesic, e dalla loro 

beatificazione giunge a noi un insegnamento prezioso».

 

È stata poi la volta del presidente della Lega Nazionale, Paolo Sardis Albertini, che dopo aver ricordato anch’egli i tre beati, ha sottolineato come «finalmente la definizione di “crimini comunisti” non è più una parola tabù. Siamo qui a ricordare il martirio di tanti giovani e meno giovani, gettati nelle foibe, come Norma Cossetto, assurta a simbolo del sacrificio di molti. Alla pari della tragedia delle foibe è doveroso continuare a ricordare la memoria dell’Esodo, che ha condannato a vita le popolazioni di Istria, Fiume e Dalmazia a perdere la propria fondamentale identità». 

 

Infine il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, che ha sottolineato come la giunta regionale si sia battuta fin dall’inizio della consigliatura per togliere fondi a quelle associazioni o enti che falsificano la storia di quel periodo, contro l’oblio e la mistificazione. «È stata un’operazione doverosa nei confronti degli Esuli – ha sottolineato Fedriga -, ma anche delle generazioni future, perché non vi può essere verità nella menzogna». 

 

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